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Buon compleanno Marx

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LE RAGIONI PER FORMARE UN PARTITO COMUNISTA.
STRALCI DELL’INTERVENTO DI UMBERTO TERRACINI AL CONGRESSO DI LIVORNO DEL 1921

(Premessa e Sintesi di Franco Astengo)

(23 Agosto 2014)

umbertoterracini

E’ per ragioni politiche, non certo per ragioni di retorica nostalgia, che di seguito sono pubblicati alcuni passaggi dell’intervento pronunciato da Umberto Terracini al congresso di Livorno del 1921 (il testo è tratto dal “Resoconto stenografico del XVII Congresso Nazionale del Partito Socialista Italiano, Livorno 15-20 gennaio 1921.) Contenuto in “Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione. Dibattiti congressuali nel PSI 1892-1921 a cura di Luigi Cortesi. Editori Laterza Bari 1969.)
Ci troviamo oggi, infatti, di fronte a ragioni di necessità storica molto diverse da quelle di allora, con un’esperienza del tutto particolare alle spalle ma anche con esigenze sociali e politiche molto precise.
Per questo motivo vale la pena rileggere il passato perché senza il riconoscimento delle proprie radici sarà impossibile progettare il futuro.
Riconoscere il passato anche per dare atto a quegli uomini di allora di essersi lasciate alle spalle remore e tatticismi, aver saputo osare: il fascismo inflisse loro una tremenda sconfitta, ma dentro le loro ragioni di quei giorni del 1921 stavano già gli elementi del riscatto successivo, della lotta per vittoriosa contro il nazismo e il fascismo: si legga l’ultima frase che ho inteso qui riportare del discorso di Terracini come emblematica per il futuro e ancora valida per l’oggi.


Umberto Terracini
…Un Partito si forma quando le condizioni sociali lo richiedono.
C’è una classe che acquista coscienza di se stessa, che acquista un’organizzazione, che si pone una meta da raggiungere, una classe che affiora nella vita politica e comincia a partecipare alla vita politica, e allora si forma il Partito di quella classe, e quando la classe si modifica, il Partito si modifica, e quando la classe scompare il Partito scompare.
Oggi sulla scena politica internazionale vi è una classe che avendo già molto operato negli anni passati, la quale avendo già molto combattuto, ha acquistato in questi ultimi anni una conformazione speciale, e si è posta una meta speciale da raggiungere che è la conquista del potere; e allora il Partito di quella classe, che si era formato venti, trenta, quaranta anni fa per quella determinata lotta, che non era quella della conquista del potere, e si era affermato con quei determinati strumenti che non tendono alla conquista del potere, oggi quel partito si modifica perché ha una meta nuova da raggiungere.
E la creazione del Partito Comunista non è che la risoluzione del problema della creazione del Partito di Classe del proletariato che ha come sua meta la conquista del potere.
Occorre dunque risolvere pregiudizialmente una questione: “ se il proletariato quest’oggi deve conquistare il potere”.
Occorre vedere se la situazione attuale internazionale è tale per cui la classe proletaria deve andare verso la direzione della cosa pubblica e sociale.
Se noi risolviamo questo problema noi avremo risolto anche il secondo, cioè se occorre creare il Partito specifico per la conquista del potere.
Orbene ci sono le premesse materiali rivoluzionarie in Italia?
Io ho detto poco fa che ci sono.
Perché lo Stato borghese è in impossibilità di funzionamento, perché la società borghese si spezza: noi vediamo gli organismi massimi, i puntelli più forti di questa società borghese che mal ne reggono il peso.
Le premesse materiali ci sono per la rivoluzione, e non so se sia marxista dire che ad esempio tutti gli eccidi, tutte le convulsioni delle folle, tutti gli scioperi, le agitazioni, i disordini che danno un’apparenza di caos alla vita interna della società italiana, siano proprio il risultato della mentalità di guerra.
E’ vero: la mentalità è un coefficiente nello svolgimento degli avvenimenti sociali, ed anche da un punto di vista del materialismo storico l’uomo, che ha un’anima, pesa nello svolgimento dei fatti.
Ma voler dare la responsabilità di tutto quanto avviene soltanto a questo che è restato un residuo di mentalità di guerra, a questa passione, a questa violenza bestiale che noi abbiamo respirato sui campi di battaglia e vogliamo trasportare nelle piazze delle nostre città, questo non è troppo giusto e non è troppo marxista.
No, ci sono dei disordini perché c’è il periodo rivoluzionario, e il periodo è rivoluzionario non solo perché c’è disordine.
E quindi non crediamo con un’opera di rieducazione, di gentilezza, con il disamo degli animi, di poter far sì che a un tratto in Italia passino i disordini e ricominci la vita idilliaca e beata del periodo pre-bellico. Oggi la situazione è mutata nell’anima e fuori dell’anima.
Oggi le premesse materiali per la rivoluzione ci sono.
Ci sono le premesse spirituali? Questo è il problema!
Ed è perché le premesse spirituali non ci sono, in Italia, che noi diciamo che occorre creare il Partito Comunista, perché solo la sua esistenza, l’esistenza cioè di un Partito che vuole andare alla conquista del potere in quella determinata forma che accennerò tra poco, può creare in Italia le premesse spirituali per la rivoluzione, che non è la mentalità sfrenata di violenza che non soltanto noi, per non dire non noi, compagni comunisti abbiamo adoperato e ci siamo affaticati per creare tra le masse italiane!
Getti la prima pietra chi di voi non ha fatto un discorso di pazza rabbia e di violenza senza dare a questi discorsi un seguito effettivo!
Il Partito Comunista è il creatore delle premesse spirituali della rivoluzione…
…Perché il partito politico di classe è un’arma assolutamente necessaria per la lotta proletaria della conquista del potere…
…Noi non pensiamo ai piccoli ceti ristretti che fanno la rivoluzione e creano degli eroismi; non siamo per la teoria degli eroi, anzi pensiamo che soltanto le masse, inquadrate e ben dirette, possono compiere gradi cose, e non abbiamo il feticismo per persone ed è per questo che pensiamo che il Partito non può lui solo fare la rivoluzione, ma pensiamo che debba essere organizzato in una determinata maniera, perché non sia di ostacolo alla rivoluzione.
Un Partito politico di classe è quello che non crea la situazione ma sa sfruttare la situazione.
Il Partito politico di classe è quello non che organizza e fa secondo la sua convenienza ma è quello che non si lascia mai sorpassare dai fatti, è quello che li prevede e sa guidarli verso una meta: è il Partito che ha questa meta da raggiungere…

A cura di Franco Astengo

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