il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Psicocomunista

Psicocomunista

(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Memoria e progetto)

CONTRO IL BLOCCO EGEMONE CAPITALISTICO UNO SPIRAGLIO E' IL MOVIMENTO ROSS@ PER UN SOGGETTO POLITICO

(28 Agosto 2014)

rossacontro

Insomma partire per affrontare non più un “autunno caldo” ma una stagione lunga di riappropriazione del nostro futuro.

Mi è giunto inaspettato un commento a mezza voce: “Credevo fosse più furbo.”

La dichiarazione appartiene a chi ha avuto sempre un occhio magnanimo di riguardo, dunque a maggior ragione mi è giunta del tutto imprevista.

Il soggetto, implicito, è l'ex sindaco di Firenze oggi presidente del Consiglio dei ministri.

Un presidente del consiglio che nasce come segretario di un partito (il PD) dopo la parentesi della reggenza Epifani, “nominato” (come nei giochi televisivi) da un solerte Capo dello Stato, che governa un Paese sprovvisto di una legge elettorale, dato che quella precedente è stata cassata dalla Corte Costituzionale ma che ha distribuito seggi parlamentari con un conteggio assolutamente inaudito.
Non solo: un presidente del consiglio che si muove “forte” di un consenso relativo ad altre elezioni (il famosissimo risultato delle Europee), che oltre appunto ad essere “altre” elezioni non vedevano neppure il suo nome in lizza.
Un presidente del consiglio che si appoggia, sul piano dell'esecutivo, ad una maggioranza larga e si sostiene – nell'assalto alle modifiche costituzionali – ad una quasi totalità del Parlamento, comprensiva di forze che fanno riferimento a personaggi come Silvio Berlusconi, su cui è stata costruita buona parte del messaggio politico di questi anni, appunto l'anti-berlusconismo.
Siamo di fronte ad una anomalia di grandezza spropositata, che fa riproporre il termine di “partito unico”.
Ma siamo davvero di fronte ad un “partito”?
Usando questo termine seppur sconvolto nella sua originale essenza e massacrato da anni di anti-politica, non si rischia di dare la sensazione che abbia una qualche valenza di rappresentanza popolare organizzata politicamente?
Se è pur vero che le primarie e le modalità elettive di stampo maggioritario, rinforzate a livello locale dall'elezione diretta di sindaci o dal nome del “governatore” candidato alla guida delle Regioni, hanno spazzato via i corpi intermedi (quelli che nel '700 Montesquieu definiva come l'unico anticorpo al despotismo), consentendo un rapporto diretto tra “popolo e leader”, non dobbiamo dimenticare che a tutto ci troviamo di fronte meno che ad un “partito”, unico o multiplo è indifferente. Siamo in una vera e propria broda populistica ancora camuffata.
Tanto che il mantenimento del ruolo di presidente del CdM, oggi decisamente offuscato e che rischia di raccogliere ben meno dei due milioni di preferenze raccolti alle primarie di un “partito”, è affidato a ben altre dinamiche, che esulano ancora completamente dalla volontà popolare.

Siamo forse di fronte ad un “blocco”, più che ad un partito unico?

Un blocco egemone che affonda le proprie ragioni e il suo sviluppo ben oltre i confini nazionali, ben incarnato dalla cosidetta Troika.
Anche le ultime vicende d'Oltralpe sembrano confermare questa ipotesi: il socialista Hollande accetta le dimissioni del governo Valls per permettere un rimpasto che collochi all'economia un giovane di sicura impostazione tecnocratica dal curriculum impressionante, definito da Le Monde il più liberale tra i ministri del governo. L'emisfero destro, come è stato anche brillantemente definito, che - come si sa – governa la parte sinistra …
Non da meno su questo solco troviamo le esternazioni di Mario Draghi, sulla “non convenzionalità” dei provvedimenti da adottare nei Paesi dell'UE, anche con contro-riforme adeguate, come quella sul mercato del lavoro.

Intanto, a livello internazionale (intendendo l'extra-Europa) la politica estera dell'UE si va profilando con caratteristiche di stampo colonialista (seppur di risulta) sempre più evidenti.

Dunque:
siamo in una fase storica dove il (ex?) ceto medio vede scomparirsi (al punto da sollecitare fior di discussioni in merito: http://www.lastampa.it/2014/08/19/italia/politica/un-processo-che-erode-le-democrazie-da-dentro-62C1uAEdcHSqUFnxTO4mFL/pagina.html - http://www.lastampa.it/2014/08/20/economia/lansia-per-il-futuro-dei-figli-a-paralizzare-il-ceto-medio-5r9Umoejy0NosuthJ7hNdP/pagina.html – e le relative risposte “tranquillizzanti”: http://romanofulvio.blogspot.it/2014/08/bill-emmot-la-crisi-non-uccidera-il.html ) e fa gridare al rischio “democrazia” (sic!).
Gli strati sociali subalterni vedono precipitare in modo impressionante le proprie ridotte capacità di reddito stretti tra disoccupazione, precarietà, diminuzione dei diritti minimi, estromissione dal mondo del lavoro e quindi vedeno sfuggire la possibilità di un futuro che non solo viene negato alle nuove generazioni ma che è sostanzialmente aleatorio anche per quanti ritenevano – sino magari a ieri – d'essere esclusi dalla mannaia della gestione capitalistica della crisi finanziaria.
E mentre il PIL scende (- 0,3 è l'ultima rilevazione) si annunciano nuove manovre che nulla – ovviamente – hanno a che vedere con un riassetto sociale minimamente vivibile.

A volte, ma sempre più raramente, si viene a conoscenza di lotte sindacali per il ripristino dei diritti minimi che vanno a buon fine, ma la loro sporadicità si perde nel magma assoluto nel quale siamo precipitati. La scuola è l'ultima area assaltata, per altro già ferocemente dissanguata, in ordine di tempo dalla peggiore contro-riforma di puro stampo capitalistico.

Se è vero che non deve mancare un'azione di tipo internazionalista che veda l'assetto capitalistico e la sua voracità anche antropofaga nel suo insieme per opporvisi, non possiamo però aspettare che – a livello nazionale - le cose si compiano da se', attendendo passivamente il viciano corso e ricorso storico.

È tempo di opposizione: è tempo di costruirla.
Ex novo, poiché non vi è nulla; di nuovo, perché non può e non deve mancare.

Non è più tempo di battaglie, utili solo a confermare il Sistema, ma di strutturare una risposta politica all'altezza del compito.

Costruire ex novo una nuova organizzazione politica?
La classica battuta che viene fatta quando si ipotizza una strutturazione organizzata di tipo politico è: “Ci sono innumerevoli micro-presenze a sinistra del PD, ne vogliamo aggiungere un'altra?”

Ahimè è banale la risposta ad una simile (miope) domanda: Sì, perché non v'è nulla, e ce n'è un gran bisogno: siamo di fronte all'istaurazione di un vero e proprio regime, guidato da un pensiero dominante e invasivo, dove gli spazi democratici sono di fatto annullati!

Al di là di organizzazioni molto specifiche e circoscritte sul piano teorico, il resto è – come si dice in gergo – fuffa.
Da tempo, da troppo tempo, nessuna organizzazione o simil tale ha o possiede le caratteristiche e la volontà per una opposizione al Sistema impostoci.

La verifica è presto fatta e non bisogna guardar lontano.

La proposta della Lista Tsipras italiana, alle europee, sta mostrando come la miccia fosse corta, fine a se stessa e di nessuna utilità per un ruolo di opposizione.

In Liguria, per fare un solo esempio, esce datato il 21 agosto 2014 un mirabile comunicato di pura algebricità politica che chiama il popolo affranto a raccolta su un ipotetico processo e su un ipotetico programma che “parta dal basso” (Dove erano sino ad adesso? Quali palazzi della politica abitavano? Chi hanno rappresentato?), dando un giudizio “complessivamente negativo” sulle giunte precedenti (tutte di “centrosinistra” e di cui hanno fatto parte – con ruoli assessorili - gli stessi partiti che oggi compongono la “lista Tsipras”), “avendo queste (giunte) condotto a cementificazione, realizzazione di grandi opere, smantellamento dei servizi sociali, privatizzazioni di servizi pubblici”.

Siamo alla schizofrenia pura (e pure strumentale!), che cerca con ogni evidenza di espandere e condividere la propria patologia con una popolazione ormai allo stremo politico e sociale.
La Liguria è una delle regioni che ha più subito gli effetti della crisi: la disoccupazione è a livelli mostruosi, l'accesso ai servizi sanitari e sociali ridotto a mera rappresentazione, gli ultimi cuori produttivi sono azzerati o con la speculazione, o con il ricatto ambiente/lavoro o con riforme discutibili). Una popolazione, quella ligure, che – quando chiamata al voto – si è rintanata nell'astensionismo - nel migliore dei casi – o nel M5S (organizzazione assolutamente interna al Sistema, che infatti ha prodotto zero sul piano della mobilitazione politica e sociale).

Non solo: si dà un giudizio “complessivamente negativo” sulle giunte di cui si è fatto parte, senza che questo muova la benchè minima autocritica. Significa alzarsi da uno scranno di maggioranza e di governo (della Liguria ma questo potrebbe essere esteso a molte altre regioni), rivendicando una coerenza di sapore politico-movimentista nel momento in cui occorre tornare a ricoprire gli stessi scranni. Non solo: l'effetto voluto potrebbe essere quello di coprire il “fianco sinistro” di un blocco di potere oggi nelle mani putative del PD.

Mai che la Lista Tsipras (o i suoi rappresentanti) nel comunicato parlino di una chiara collocazione politica, riassumibile in una sola parola: opposizione.
D'altra parte è dura rivendicare un'alternativa di proposta quando nelle giunte locali si condivide il governo delle Città, proprio con il PD e le “larghe intese”...

Perché?

La risposta è tanto banale come quella all'inizio di questo scritto: nessuna forza strutturata o che ambisca a diventare di massa, rappresentativa della classe sociale di riferimento, fa l'opposizione.

Ho descritto questo esempio, molto miserabile ma concreto, per aiutarmi a confermare la sempre più netta percezione dell''assoluta assenza in Italia di qualcosa che si ponga all'opposto di quanto ci viene imposto, in termini “storici” ma camuffati da “naturali”.

Che fare?

L'idea che Ross@ si evolva in due tronconi, l'uno associazionistico e l'altro Movimento per Ross@ soggetto politico, può consentire la nascita di un percorso organizzativo e strutturato che si collochi sul piano alternativo, d'opposizione, anti-capitalistico, che si sviluppi ulteriormente nelle realtà locali di lotta dov'è già presente e che si innesti in quelle dove ancora sia assente.

Che elabori una analisi condivisa, e ne faccia discendere una proposta complessiva e compiuta. Che ricrei i luoghi reali di partecipazione anche per condividere le mille realtà di sfruttamento dando ad esse una luce di decodifica che oggi viene negata
Che rappresenti – poiché è “rappresentanza organizzata” – una tensione irrinunciabile azzerando non le conoscenze e le esperienze politiche (insopprimibili in ognuno di noi) ma quel minoritarismo involutivo che ha prodotto tante sconfitte (scontate), tensione che può avvenire proprio attraverso quel processo di elaborazione prodotto dalla condivisione dell'analisi politica e dall'obiettivo che ci possiamo/dobbiamo porre.

Non sarà semplicemente un lavoro politico in controtendenza, poiché – come già accennato – la pervasività del pensiero dominante di tipo capitalistico ha determinato la disabitudine all'analisi autonoma, al pensiero critico, alla proposta alternativa.

Partire quindi con la costituzione del Movimento per Ross@ soggetto politico da una prima discussione su tematiche (da quelle internazionali alla frattura capitale/lavoro): quelle elaborate da Ross@ Savona sono una base di partenza.
Raccogliere adesioni e proposte, impostando un percorso aperto e capillare sui territori, fare iniziative (sulla scuola, sulle riforme costituzionali in atto, sulle iniziative sindacali, sulla depredazione del territorio, solo per fare alcuni esempi).
Insomma partire per affrontare non più un “autunno caldo” ma una stagione lunga di riappropriazione del nostro futuro.

Patrizia Turchi

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Dopo il fallimento della sinistra governista. Quali prospettive per i comunisti?»

Ultime notizie dell'autore «Patrizia Turchi»

4833