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Mal d’Africa: non ce n’eravamo accorti

(7 Ottobre 2014)

maldafri

Pochi giorni fa l’Italia ha pianto, nell’anniversario dei 368 morti di Lampedusa, il dramma dell’emigrazione. In tutto l’Occidente le cancellerie tremano, ora, per le minacce di Ebola. Non ce n’eravamo accorti prima.

Una lacrima o una preghiera hanno accompagnato nell’ultimo viaggio quei disgraziati figli d’Africa, loro che sono stati, e stanno, soli nel deserto del Sahara lungo l’unica rotta possibile per chi il visto non ce l’ha, attraverso Mali, Niger, Sudan per raggiungere l’Algeria, l’Egitto, la Libia e proseguire da lì l’odissea saltando il mare.

Dagli anni novanta ad oggi oltre 15.000 sono arrivati cadaveri alle porte d’Europa. Muoiono anche di Ebola: più di 3.000 solo da marzo a settembre di quest’anno, ogni giorno sul giornale, è scoppiata l’epidemia,“Ebola anno zero”, 2014, ma al villaggio di Yambuku, nel Congo, vicino al fiume Ebola, se ne sono accorti dal 1976, poi è toccato a Liberia, Sierra Leone, Guinea…e quanti ne saranno morti da allora?

Adesso l’ectoplasma del fantasma Ebola si allarga all’Occidente, colpiti in America, sospetti in Olanda e dicono alcuni scienziati che attraverso il trasporto aereo esiste il 75% di possibilità che il virus arrivi in Francia, il 50% le rischia il Regno Unito.

Cominciamo a contarli i morti. Invece le vittime africane di colera, aids, malaria non le contiamo, eppure, per fermarci a quest’anno i morti di colera sono stati 1.200 limitatamente ai paesi che si affacciano sul lago Ciad. Di aids nella regione sub sahariana solo nel 2009 sono morte un milione e mezzo di persone.

Il “mal d’Africa” viene quindi da lontano e sarebbe opportuno che, per non piangere solamente sugli ultimi morti ad assolvimento delle proprie coscienze, qui da noi si ripassasse allora la memoria, a quando per esempio l’America di Bill Clinton impedì al Sudafrica di Mandela lo sviluppo di una autonoma ricerca e produzione di prodotti curativi contro l’Hiv, per non rischiare concorrenza e vendite alla farmaceutica statunitense, oppure si faccia un’analisi di coscienza sugli invero parsimoniosi aiuti in prestiti, vaccini e ricerche di laboratorio.

Si dica infine basta a quel ricatto del “debito” e del conseguente “prestito”che il F.M.I. concede a certe condizioni, ad esempio che la Guinea, per dimostrarsi paese virtuoso, deve assegnare alla sanità meno del 3% della spesa, quando l’OMS consiglia un minimo del 15%.

Insomma, per non limitarci a piangere a Lampedusa, interroghiamoci un po’ più seriamente su queste cose.

06 Ottobre 2014

Claudio Valentini - DirittiDistorti

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