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Bavaglio

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(3 Luglio 2010) Enzo Apicella
Ieri, in tutta Italia, manifestazioni contro la legge bavaglio

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ATTENZIONE! NELLA MANOVRA DEL GOVERNO RENZI C’E’ IL PERSEGUIMENTO DEL DISEGNO DI RIEDIFICAZIONE DELL’INTERA ARCHITETTURA SOCIALE NEL SEGNO DI UN TOTALITARISMO DEL XXI SECOLO

(17 Ottobre 2014)

Non si sono fatte attendere le reazioni al documento economico-finanziario presentato ieri, 16 Ottobre, dal governo Renzi: reazioni di gioia scomposta (“realizzati i nostri sogni”, dichiara il presidente di Confindustria) oppure interne al gioco politico (come quelle dei Presidenti di Regione che prendono spunto dalla questione della sanità per difendere il loro potere) e ancora ispirate a preoccupazioni sempre più forti per le condizioni di vita delle masse popolari (pensiamo ai sindacati di base con l’USB che aveva giù proclamato lo sciopero generale per il 24 Ottobre).
Nello stesso tempo un esame più approfondito (per quanto sia possibile farlo, considerata l’assoluta vacuità di contenuto al riguardo di alcuni specifici provvedimenti per adesso soltanto annunciati) dimostra tutta la debolezza di certe proposizioni proprio dal punto di vista della loro praticabilità e della copertura finanziaria: pensiamo alla questione del TFR in busta paga o alle contribuzioni “virtuali” nei primi tre anni di assunzione.
Del resto è molto importante continuare a segnalare con forza l’assenza, all’interno del provvedimento, di una qualsiasi ipotesi d’investimenti per riavviare in Italia una possibile politica industriale.
Fino a questo punto, però, siamo all’interno di una logica di opposizione sicuramente netta, senza compromissioni e/o sconti ma che non arriva al cuore della questione che questo documento pone, quale vero e proprio interrogativo di fondo circa il futuro.
A questo proposito deve essere analizzata la filosofia di fondo che ispira gli specifici provvedimenti, “annunciati” o già praticabili che siano, proprio per cogliere appieno il senso della situazione politica nella quale ci troviamo e predisporre adeguate contromisure da porre sul terreno di un’adeguata opposizione.
Questa manovra infatti, nel suo complesso, mira a un obiettivo particolarmente ambizioso: quello di perseguire un progetto (che viene da lontano) di riedificare una architettura del Paese, completamente opposta a quella sviluppatasi nei decenni successivi al dopoguerra.
Un Paese all’interno del quale si intende far scomparire completamente qualsiasi segnale di residua solidarietà collettiva, che verrà sostituito in toto dal dominio dell’individualismo consumistico: intere categorie sociali saranno abbandonate alla deriva di una (eventuale) pelosa carità pubblica e privata, nel segno della mera sussistenza, dell’impoverimento generale, della crescita dello sfruttamento e delle diseguaglianze (di questo si tratta e non della semplice ulteriore “sottrazione” di diritti) per una una gigantesca redistribuzione di reddito verso l’alto.
Un Paese nel quale buona parte dei ceti sociali si troverà in una condizione tale di subalternità al punto da non saper far altro che affidarsi all’autorità dell’Uomo della Provvidenza inteso quale “dominus” senza alternative.
E’ questo la situazione da affrontare e che s’intende quando si parla della necessità urgente di proporre una vera e concreta “opposizione di classe”.
Siamo alla chiusura di un ciclo: quello iperliberista, inaugurato in Italia con l’avvento del sistema elettorale maggioritario e l’adozione di precise, determinate, politiche economiche collocate anche (ma non solo) nel quadro europeo.
Il fatto è che questo ciclo si chiude nella maniera peggiore: aprendone ovviamente un altro di più forte sopraffazione delle masse popolari che non viene contrastato in termini politici ed organizzativi poiché assistiamo ad una riduzione – vissuta passivamente – della possibilità di intervenire sull'unico piano decisivo, quello appunto della politica, attraverso l'efficace marginalizzazione di interi settori sociali privati di reddito, “status” sociale, rappresentanza politica.
Le caratteristiche di questo nuovo ciclo, inteso come fase di transizione verso un assetto sociale ancora più discriminante e rigido, richiamano l'ideologia di fondo della fase più oscura della storia d'Italia.
Siamo di fronte all'avvento di un totalitarismo del XXI secolo

Patrizia Turchi e Franco Astengo

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