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Scuola

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(13 Settembre 2010) Enzo Apicella
La scuola dopo la controriforma Gelmini

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(La controriforma dell'istruzione pubblica)

RIUSCITO LO SCIOPERO GENERALE DEL SINDACALISMO DI BASE. CENTOMILA LAVORATORI IN PIAZZA NELLE 30 MANIFESTAZIONI IN ITALIA DA ROMA A MILANO, DA A VENEZIA A CATANIA

(24 Ottobre 2014)

Comunicato della Confederazione Italiana di Base Unicobas

riuscitolosciopero

Il sindacalismo di base respinge al mittente il JOBS-ACT ed il PIANO SCUOLA di Renzi. Forte presenza in tutte le piazze italiane alle manifestazioni organizzate dall’Unione Sindacale di Base, dall’Unicobas e dall’ORSA: 15.000 manifestanti hanno bloccato la capitale, 10.000 in piazza a Napoli e Milano, 9.000 a Torino e Bologna, 6.000 a Firenze, 4000 a Catania e Venezia (solo per citare i primi dati). Migliaia in piazza anche a Cagliari, Palermo, Vicenza, Alessandria, Campobasso, Terni, Trento, Potenza, Catanzaro.

La lotta continua.

JOBS-ACT. L’eliminazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, vecchio ‘pallino’ di Berlusconi (e che ora i Confederali, con la solita prassi dilatoria, demagogica e attendista, contrastano solo a parole o con innocue ‘passeggiate’ come quella organizzata per domani dalla Camusso), renderà deboli e ricattabili tutti i lavoratori. L’Unicobas non può accettare questa precarizzazione di massa in nessuno dei settori nei quali è impegnato, dai Portuali che oggi hanno bloccato il porto di Livorno, agli LSU-LPU presenti in massa insieme a docenti ed ata nel nostro settore della manifestazione di Catania, dalla Sanità alla Formazione Professionale e, naturalmente, alla Scuola, dove siamo presenti in tutta la penisola e dove abbiamo spuntato un’adesione allo sciopero pari almeno al 10%.

SCUOLA. 1) Renzi promette 150.000 assunzioni, come ‘generosa concessione’. In realtà, il Governo è obbligato ad assumere i precari da una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che minaccia per l’Italia 4 miliardi di multa. Gli unici ‘beneficiari’ sarebbero i precari delle GAE (pure quelli che rifiutano incarichi da anni): tutti gli altri (anche con più anni di servizio), dovrebbero semplicemente cambiare lavoro. Ma gli assunti risulteranno infine molti di meno anche rispetto alle GAE (e verranno ‘regolarizzati’, però saranno sempre licenziabili, senza l’articolo 18), perché il Governo ha deciso di far “sparire” i posti vacanti ed alla fine assumerà solo sul turnover dei pensionati, obbligando il personale di ruolo a sostituire gratis gli assenti (calcolo a debito dei giorni di chiusura delle scuole). Quando le scuole non saranno aperte agli alunni entreranno in quella che Renzi chiama “banca delle ore”: così ogni docente dovrà restituirli integralmente lavorando in più (prevalentemente supplenze gratuite) in periodi decisi dal Dirigente o, se serve, anche durante le vacanze natalizie, pasquali ed estive, con mansioni diverse da quelle didattiche (La buona scuola, pp. 51 ss.). 2) Tutti i docenti perderanno la titolarità sull’istituto: con l’ ‘organico funzionale’ si verrà assegnati ad “una rete di scuole”, e uno dei Dirigenti di queste deciderà in quale si lavorerà e con che mansioni. Se necessario, il dirigente potrà obbligare il docente a sostituire gli assenti, anche in scuole diverse (La buona scuola, pp. 14 ss.). 3) Si potrà essere spostati su di un piano interprovinciale, oppure su cattedre relative a materie diverse dalla propria (purché “affini”!) (La buona scuola, pp. 27 ss.). Un gruppo di “esperti” del Governo definirà (in tre mesi - sic!) le “competenze dei docenti” (La buona scuola, pp. 45 ss.). 4) Gli insegnanti passeranno la vita a raccogliere ‘crediti’ da inserire in un PORTFOLIO “vagliato” discrezionalmente dal ‘Nucleo di Valutazione’ di ogni scuola, che potrà operare in modo diverso dai ‘nuclei’ delle altre (La buona scuola, pp. 51 ss.). 5) Aboliti tutti gli scatti di anzianità, rimarrà solo lo stipendio-base. Ogni 3 anni, se ‘graditi ai superiori’, avremmo (ammesso che ci siano i fondi) una mancia di €. 60 (meno per Medie e Primaria). Altrimenti, nemmeno quella. Infatti, solo 2 Docenti su 3 ne avrebbero diritto. Verrebbe stilata una classifica pubblicata on-line e solo i primi due terzi della classifica avrebbero quella mancia (La buona scuola, pp. 51 ss.). 6) Per premiare i “meritevoli” non viene stanziato un euro: è tutto autofinanziato con lo scippo degli scatti automatici. Il primo scatto di ‘merito’ si avrebbe solo nel 2018 grazie al recupero di quelli non pagati nel frattempo (La buona scuola, pp. 55 ss.). 7). Il Dirigente avrebbe fidati esecutori e controllori, chiamati mentor, scelti solo fra chi risultasse ‘meritevole’ per 3 ‘volte’ consecutive (ottenendo la ‘elargizione’ dei 60 € per 9 anni). I ‘mentor’ sarebbero al massimo il 10% della categoria, e guadagnerebbero una “indennità di posizione”, oltre agli scatti di merito (La buona scuola, pp. 57 ss.). 8) Cosa che non succede in nessun paese del mondo, il dirigente (che non ha i requisiti di terzietà richiesti) avrà mano totalmente libera nello scegliere fra docenti ed ata, premiando o penalizzando come meglio crede. 9) Le scuole private avranno più soldi e con più facilità. 10) Le Scuole Statali riceverebbero soldi da “Enti Locali, famiglie e privati”, che ne determinerebbero la linea educativa. 11) Il dirigente chiamerebbe nella propria scuola i docenti che vuole, scegliendoli dal Registro nazionale senza vincolo di graduatoria o diritti acquisiti, esattamente come nelle scuole private. 12) I Decreti Delegati, che nel 1974 hanno introdotto la democrazia elettiva nella scuola, verrebbero aboliti. Il Collegio dei Docenti diverrebbe un Consiglio meramente consultivo, adibito solo alla programmazione didattica. Tutto il potere andrebbe al Dirigente e al “Consiglio dell’Istituzione scolastica”, al quale parteciperebbero con diritto di voto i finanziatori privati. Insomma, esattamente quanto era già previsto dal disegno di legge Aprea di Forza Italia. Nella scuola, l’eliminazione dell’art. 18 per i neo-assunti s’incastra perfettamente con il piano di gestione privatistica che vuole Renzi, tutto incentrato sullo strapotere dei dirigenti, eliminando di fatto libertà d’insegnamento e d’apprendimento.

Stefano d’Errico (Segretario nazionale)

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