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(21 Settembre 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

A Bagnoli Renzi semina vento e raccoglie tempesta!

(9 Novembre 2014)

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Come era ampiamente prevedibile, all’ indomani del corteo che a Bagnoli ha portato in piazza quasi 7000 persone contro lo SbloccaItalia e contro il governo Renzi, mass-media e giornalacci di regime sono già incessantemente all’opera per oscurare le ragioni della lotta e nascondere l’unico dato politico certo che ci consegna la giornata del 7 novembre: a Bagnoli si è svolta la più grande, partecipata e combattiva manifestazione vista finora contro il famigerato decreto Sblocca-Italia e le migliaia di persone del quartiere scese in piazza dimostrano in maniera inequivocabile che la parte sana del quartiere è con noi.

Il copione degli apparati dello Stato dei padroni è sempre il solito: sbattere il mostro in prima pagina e scaricare sul movimento la responsabilità delle tensioni, degli scontri e delle barricate pur di nascondere la rabbia sociale che va crescendo in tutta Europa contro le politiche di austerity e di precarietà, come dimostra non solo la ripresa delle lotte operaie, ma anche la dura protesta e gli scontri di qualche giorno fa a Bruxelles contro le politiche di macelleria sociale ordinate dall’UE e dalla BCE.

Come Iskra e Coc-Napoli intendiamo sgomberare una volte e per tutte il campo dalla valanga di calunnie piovuteci addosso dagli sciacalli e dai fabbricanti di veline della questura: il corteo è partito e si è svolto in maniera determinata e combattiva ma pacifica, e questo non era affatto scontato vista la rabbia di un intero quartiere che solo poche ore prima ha dovuto subire lo schiaffo di un provvedimento adottato nelle chiuse stanze di un parlamento oramai delegittimato dalle piazze, e in cui viene sancita la definitiva svendita dei suoli e del litorale di Bagnoli-Coroglio nelle mani delle lobby di quegli speculatori, cementificatori e affaristi a cui Renzi fa da zerbino.

Fin dall’inizio del corteo, le realtà promotrici hanno tentato di incanalare questa rabbia nella direzione di una riappropriazione di quei pezzi di territorio da cui la popolazione di Bagnoli è stata espropriata per vent’anni, rivendicando il sacrosanto diritto dei manifestanti a chiudere la manifestazione con un assemblea nei locali di Città della Scienza.

Il motivo di questa scelta era legato non solo all’aspetto simbolico della mancata venuta di Renzi proprio in quel luogo, ma anche al fatto che per i proletari bagnolesi Città della Scienza è sempre stata vista non certo come una risorsa per il quartiere, bensì come la storica roccaforte delle clientele e delle pratiche di voto di scambio attraverso cui il PdS, poi DS ora PD con annessi alleati (in primo luogo l’attuale SEL) si sono assicurati per decenni lo strapotere nell’area flegrea.

Nei pressi di Città della Scienza la questura di Napoli, che per gran parte del corteo aveva assicurato che non ci sarebbero stati problemi a far svolgere l’assemblea conclusiva, ha trasformato l’intera area antistante in una vera e propria zona rossa, con agenti in tenuta antisommossa e numerosi blindati posti di traverso all’ingresso: una vera e propria dichiarazione di guerra, per giunta senza il minimo preavviso, che sapevano bene non sarebbe mai stata accettata passivamente dal corteo.

Il fatto che gli uomini in divisa hanno ricoperto come sempre il ruolo di esecutori di ordini venuti dall’alto è oramai arcinoto a tutti: quel che non si sa, quel che non vogliono che si sappia, è il fatto, ammesso a voce dagli stessi dirigenti della questura di Napoli nei minuti successivi agli scontri, che l’ordine di blindare e caricare il corteo è partito da Città della Scienza!

Alla luce di ciò, per quanto ci riguarda rivendichiamo a pieno la reazione dei manifestanti e tutto quel che ne è seguito nei minuti successivi, senza vittimismi o ipocrisie di sorta.

La responsabilità tecnica degli scontri, delle barricate e delle sassaiole seguite al diniego della questura ricade interamente su quest’ultima; la responsabilità morale e politica degli incidenti e dei bambini rimasti intrappolati a respirare il gas tossico dei lacrimogeni sparati ad altezza uomo dalle forze dell’ordine, ricade interamente sui vertici di Città della Scienza e su Vittorio Silvestrini, che ieri hanno confermato per l’ennesima volta di concepire quell’area come “cosa loro”: una condotta arrogante che ricorda tanto quei metodi camorristici che CdS nel suo comunicato affibbia ai manifestanti e che evidentemente Silvestrini e compagnia conoscono fin troppo bene.

Il PD, i suoi reggicoda di Città della Scienza e i suoi mazzieri in divisa devono mettersi bene in testa che da tempo a Bagnoli l’aria è cambiata: i disoccupati, i precari, gli studenti, i figli degli operai morti di tumore e tutti quei settori del disagio metropolitano che loro stessi hanno creato in questi anni non intendono più subire in silenzio l’esproprio delle loro terre e delle loro vite.

Quel che i poteri forti fino a qualche anno fa bollavano come un gruppetto residuale di contestatori, oggi è diventato un movimento di massa capace di portare in piazza migliaia di bagnolesi, uomini e donne comuni e lontani anni luce dal prototipo dei “professionisti dello scontro” con cui la stampa prezzolata sul libro paga di Caltagirone e di FinTecna si ostina a dipingere questo movimento nel disperato tentativo di nascondere ed esorcizzare la crescente simpatia e solidarietà manifestata dalla maggioranza del quartiere.

La vera violenza non è nei sassi usati dai manifestanti per evitare di subire lo stesso trattamento riservato pochi gioni fà dalla polizia agli operai AST di Terni, ma nell’arroganza di un potere che dopo aver bruciato fiumi di denaro pubblico prelevato dalle tasche dei lavoratori e dei proletari nel carrozzone clientelare di BagnoliFutura, ora pretende di passare a carrarmato non solo sulla testa di chi per anni ha denunciato il loro fallimento, ma anche e soprattutto sulla testa di chi vive e lavora sul territorio e non ci stà a subire il saccheggio di Bagnoli e la consegna delle sue risorse nelle mani degli speculatori e delle lobby legate al PD nazionale e locale.

Corteo 7NovIn ultimo, invitiamo i dirigenti nazionali e locali del PD ad evitare di aggrapparsi a squallide e penose “strategie del complotto” nel tentativo di giustificare il loro fallimento: il movimento contro lo Sblocca-Italia, a Bagnoli come in tutto il resto d’Italia, è totalmente autonomo ed indipendente dalle istituzioni a qualsiasi livello, di qualsiasi partito e colore esse siano. Gli scontri di potere interistituzionali sono affari delle istituzioni, non nostri: se un pezzo dell’amministrazione comunale e delle opposizioni parlamentari chiedono il confronto nell’obiettivo comune di far saltare lo Sblocca-Italia e impedire il sacco di Bagnoli le nostre porte sono aperte e lo saranno con chiunque, qualora gli interessi fossero altri ed estranei ai nostri obiettivi, non esiteremo un minuto ad agire di conseguenza come d’altronde abbiamo già fatto in passato.

Il movimento flegreo è radicalmente autonomo ed alternativo a ogni parrocchia istituzionale, perché sui destini dei nostri territori decidiamo noi e nessun altro: ma sappiamo che questo concetto, che è entrato a far parte del DNA di migliaia di bagnolesi, per chi, come i dirigenti del PD, è cresciuto e pasciuti tra grigie stanze d’apparato e cene di gala col gotha della borghesia, è davvero impossibile da comprendere.

Si mettano l’anima in pace questi signori, la verità è molto più semplice di quello che immaginano: la verità è che Bagnoli non li vuole e da Bagnoli se ne devono andare.

La lotta contro lo Sblocca-Italia, per una bonifica vera e dal basso delle aree contaminate, per la consegna dell’area ex-Nato alla comunità bagnolese, per una valorizzazione del territorio che crei lavoro stabile e a salario pieno e dica basta a disoccupazione, precarietà e lavoro nero, per la riconquista della spiaggia pubblica e per il diritto all’abitare garantito a tutti i proletari flegrei, è solo all’inizio.

E di fronte alla rabbia di chi non ha nulla da perdere, non ci sono teoremi, montature e strategie del complotto che tengano.

8 novembre 2014

Comunisti per l’organizzazione di Classe – Napoli
Laboratorio Politico Iskra

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