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DOPO LE DICHIARAZIONI DI RENZI: LO SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE SNODO FONDAMENTALE PER LA DEMOCRAZIA IN ITALIA

(22 Novembre 2014)

Le dichiarazioni rilasciate da Renzi al riguardo del ruolo del sindacato e dello sciopero del 12 Dicembre rappresentano un punto importante, quasi decisivo, nel suffragare l’analisi che insiste sul fatto che in Italia si sia già formato un regime autoritario imperniato sul ruolo del PD come “Partito della Nazione” all’interno di una sorta di “monopartitismo imperfetto”.
Non può essere, infatti, in un frangente di questo genere essere messo in discussione il ruolo negativo assunto dalla CGIL nel corso degli ultimi anni sotto l’aspetto della capacità di mobilitazione, della trasformazione del sindacato in agenzia di servizi, della ricerca sbagliata di un’impossibile concertazione.
In discussione, infatti, nelle dichiarazioni di Renzi non c’era la CGIL ma l’intero impianto democratico del Paese fondato sulla Costituzione, la rappresentanza politica e sociale da parte dei partiti e dei corpi intermedi, la stessa possibilità di espressione pubblica della rivendicazione sindacale , della protesta e della proposta politica.
E’ evidente come l’impostazione fondata sul cosiddetto “uomo solo al comando” stia prevalendo soprattutto in quei settori della società sempre sensibili alle idee di “legge e ordine” e sempre pronte a schierarsi con un demiurgo, di volta in volta proposto attraverso l’assordante battage televisivo e della costruzione dell’immagine.
Questa volta l’occasione è ghiotta per i fautori della rottura e della semplificazione autoritaria della democrazia costituzionale dal documento della P2 in giù perché una parte rilevante del Paese, ormai sfibrata dal peso di contraddizioni enormi vissute sulla propria pelle, potrebbe anelare a una sorta di “pax romana” basata sulla distruzione della dialettica democratica e della rappresentanza politica.
E’ su questo punto che ha valore lo sciopero del 12 Dicembre come espressione del grande disagio sociale ed economico che attraversa la società italiana nei suoi gangli vitali: perfino analisti e studiosi “liberal” hanno individuato nella crescita delle diseguaglianze e nell’impoverimento generale i fattori trainanti di una situazione pericolosa nella quale il PD renziano sta infilandosi per limitare il confronto e ridurre lo spazio di contatto tra la società e la politica.
Un’idea di “politica” all’interno delle cui strutture una generazione di “professionisti rampanti” animati dal più puro individualismo e disprezzo per gli altri sta provando a costruire un sistema diverso fondato sul dominio, la prevaricazione, la sopraffazione.
Siamo ben oltre al semplice prodotto che potrebbe derivare da riforme costituzionali in senso presidenzialista o di una legge elettorale intensa semplicemente come strumento per garantire un eccesso di governabilità.
Per questi motivi lo sciopero del 12 Dicembre diventa uno snodo fondamentale, ma il suo esito non sarà certo sufficiente per respingere l’attacco in atto.
La questione è davvero totalmente politica e chiama in causa il tema dell’opposizione, fin qui condotta a sinistra in modo possibilista, blando, incerto.
Opposizione sociale e Opposizione politica: richiamarne la necessità in questo momento potrebbe apparire semplicemente eufemistico.
C’è necessità e urgenza di un’opposizione che sappia muoversi ben radicata anche sul piano politico e organizzativo: un’opposizione che avrebbe bisogno di essere rappresentata ben oltre le semplici forme del movimento.
E’ questo il richiamo dell’oggi da sviluppare con somma urgenza, tenendo ben conto che non esistono più prospettive di incidenza attraverso i classici meccanismi del confronto interno e delle prospettive di formule politiche come quella del centro-sinistra nella sua varie versioni.
Serve, infatti, qualcosa di molto diverso di un indistinto raggruppamento di protesta.

Franco Astengo

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