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(28 Maggio 2011) Enzo Apicella
Fincantieri chiude gli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabbia e annuncia 2.500 licenziamenti.

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    (Lotte operaie nella crisi)

    UNITA' DI CLASSE ED AZIONE DIRETTA
    CONTRO IL PADRONATO

    (23 Novembre 2014)

    Dal n. 23 di "Alternativa di Classe"

    Nella crisi del sistema economico capitalistico del nostro Paese il tasso di disoccupazione tra i giovani è al 42,9%. Il numero complessivo di disoccupati è oltre i tre milioni.
    In Italia, secondo l'OCSE, da metà degli anni'80 fino al 2008, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33% (dato più alto fra i Paesi OCSE). Oggi l'1% delle persone più ricche detiene più di quanto posseduto dal 60% di popolazione. Mentre dal 2008 ad oggi gli italiani che versano in povertà assoluta sono raddoppiati, fino ad arrivare ad oltre 6 milioni.
    L'attacco di tutte le fazioni della borghesia è concentrato sul come eliminare le difficoltà a produrre profitto. Il Governo Renzi prevede una generale riorganizzazione degli ammortizzatori sociali, con la scomparsa degli istituti della cassa integrazione speciale e della mobilità, mantenendo soltanto la cassa integrazione ordinaria con limiti precisi e rivedendo l'assegno di disoccupazione. Gli obiettivi sono visibili: permettere alle aziende di liberarsi dei lavoratori nelle riorganizzazioni produttive. Spingere il disoccupato ad accettare qualsiasi lavoro e condizione di sfruttamento gli venga proposto.
    Di fronte ad una nuova aggressione alle condizioni di vita dei proletari, la "sinistra" PD finge opposizione e non fa mancare la fiducia al governo. La CGIL proclama scioperi, ma è disposta a trattare su tutto, vuole essere coinvolta e riaprire il discorso sulla concertazione, ma riceve il no secco del Premier.
    La ricerca di una strategia nuova della lotta di classe è all'ordine del giorno. L'urgenza di arrivare a ricomporre la prospettiva generale preme sul proletariato con la forza delle grandi necessità storiche. Questo immane lavoro o sarà collettivo o non sarà; o riuscirà ad incontrarsi subito con il muoversi quotidiano di una massa sociale operaia , o rimarrà bloccato, ristagnerà, tornerà indietro.
    Non esistono parole d'ordine che siano veramente tali, senza armi per imporle. Non esiste lavoro teorico autonomo diviso dall'organizzazione pratica. Queste sono le leggi che governano la storia delle esperienze di classe.
    E se ci sono stati altri momenti storici, in cui il rapporto tra classe e sua organizzazione rivoluzionaria ha assunto l'aspetto duro di un problema che doveva essere risolto prima di tutti gli altri, mai come oggi questo arduo aspetto si impone con la pressione, l'imminenza, la complessità e al tempo stesso la chiarezza di un nodo che va sciolto entro il tempo breve dato dalle cose, e cioè dallo stadio attuale dei rapporti sociali, comprese le forze soggettive in essi presenti.
    Il discorso sull'organizzazione rivoluzionaria va gettato dentro questa fornace di problemi aperti, fuso nella forma che il punto di vista comunista internazionalista può dare ai nuovi fatti di classe, plasmato sulla secca realtà di questi con l'occhio critico verso tutti i modelli e le proposte nazionaliste passate e presenti.
    Come nel Manifesto di Karl Marx e Friedrich Engels del 1848, non disdegniamo di nascondere il nostro scopo, che è quello di far cadere gli ordini sociali finora esistiti.
    L'organizzazione di classe in Italia, come in tutto il mondo, risorgerà solo in quanto si distinguerà dal falso comunismo di ieri e di oggi. Vogliamo affrontare sul terreno politico il tema dell'organizzazione di classe.
    E' nota la distinzione leninista tra lotta economica e lotta politica. Il marxismo di Lenin ha unito in un tutto indissolubile questi due momenti della lotta proletaria. Senza il marxismo, i due momenti sono tornati a dividersi: divisi, sono entrati in una doppia crisi, che è la crisi di oggi della lotta di classe, intesa come organizzazione e direzione di questa lotta. Ogni lotta operaia che venga consapevolmente limitata al terreno economico finisce per conciliarsi con la politica riformista.
    Quando a livello di capitale sono in atto i più ampi processi di integrazione tra Stato e società, tra ceto politico borghese e classe sociale dei capitalisti, tra meccanica delle istituzioni di potere e meccanismo della produzione per il profitto; quando il nesso democrazia borghese-capitalisti si stabilizza nell'unico modo possibile, e cioè nella forma di una pianificazione autoritaria, che chiede il consenso delle forze sociali produttive, attraverso l'esercizio della sovranità popolare, a questo punto ogni lotta limitata al livello "politico" per la programmazione "democratica" finisce con il coincidere con l'opportunismo.
    Per evitare di rimanere intrappolati e divisi sul terreno proposto dal capitale al movimento operaio, come gabbia della lotta di classe, occorre portare avanti l'unità dello scontro. Sulla base del capitalismo moderno, dal punto di vista di classe, lotta politica è quella che tende coscientemente a mettere in crisi il meccanismo economico capitalistico. I riformisti di ogni specie tentano di adeguare lo strumento organizzativo alle necessità della società capitalistica invece che ai bisogni proletari.
    Il mezzo più efficace per far crescere le tendenze rivoluzionarie tra le masse organizzate non è quello di uscire estemporaneamente dal maggior Sindacato italiano, ma impostare una dura lotta contro l'opportunismo dei capi dell'apparato. Le burocrazie sindacali sono responsabili di una serie di tradimenti a danno del proletariato e di compromessi con la borghesia. Non possiamo dimenticare, ad esempio, che anche il "rivoluzionario" Maurizio Landini ha firmato con la Confindustria l'accordo sulla rappresentanza sindacale.
    Noi siamo decisi a lottare contro tutti i nemici della nostra causa. Vi sono migliaia di compagni sindacalmente organizzati contrari alle direttive dei riformisti confederali. Sappiamo anche che ci sono divergenze di vedute politiche tra i comunisti più conseguenti. Sappiamo che queste differenze si riflettono sull'atteggiamento che ciascuna di tali tendenze prende in merito alle questioni sindacali. Ma queste tendenze hanno una posizione comune: togliere il dominio sulle masse lavoratrici dei riformisti, dei sabotatori di ogni azione rivoluzionaria.
    Noi vediamo nell'unità organizzativa delle masse sindacalizzate la condizione indispensabile per portare a termine la lotta contro l'opportunismo nel movimento operaio.

    Alternativa di Classe

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