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Case popolari: la mobilitazione costringe le istituzioni a confrontarsi con le istanze degli inquilini

(27 Novembre 2014)

casepopo

Pubblichiamo queste note in seguito all’incontro tra i rappresentanti dell’Unione Inquilini e le “Parti Istituzionali”, nella persona dei Delegati del Ministro Lupi, avvenuto nella giornata di ieri, 26 novembre 2014. In proposito, Walter de Cesaris, Segretario nazionale dell’U.I., ha dichiarato: “Si tratta di un risultato importante delle mobilitazioni. Raggiunto il primo obiettivo: di fatto, il Decreto è congelato e si riapre la partita con le Regioni e la Conferenza Unificata (…). I Rappresentanti del Ministro hanno annunciato che le questioni sollevate sono condivisibili e che sono in corso approfondimenti che già stanno portando a modifiche del Testo. Ne consegue che, nei fatti, il Testo su cui si era definita l’intesa nella Conferenza Unificata è superato. Ogni modifica, infatti, deve essere oggetto di intesa con Regioni e Comuni”.

Vogliamo qui ricordare brevemente lo scenario cui si fa riferimento: in seguito alla discussione, in sede di Conferenza Unificata Comuni-Regioni, gli Enti locali (con alcune eccezioni) hanno recepito, su “invito” del Governo, l’Articolo 3 della Legge 80 (nota come Decreto Lupi), che prevede la vendita all’asta delle case popolari degli Enti pubblici dislocati su tutto il territorio nazionale. Tale immissione sul mercato di immobili di proprietà pubblica avverrebbe al prezzo stabilito nelle Aste, senza alcuna facilitazione o “sconto” per gli inquilini residenti, i quali avrebbero soltanto un “Diritto di prelazione” di 45 giorni. L’approvazione da parte della Regione Lazio (avvenuta in data 16 ottobre) , nella sede istituzionale della Conferenza Unificata, del Decreto in questione - vera e propria “resa” ai “diktat” del Governo centrale - ha innescato in molte città d’Italia due settimane di mobilitazioni molto partecipate da parte degli inquilini, consapevoli della minaccia al loro diritto a vivere, come emerge da molte testimonianze dirette, nelle abitazioni finanziate, a suo tempo, dai contributi versati da generazioni di lavoratori. Oggi, infatti, i quartieri contraddistinti dall’edilizia residenziale pubblica, rischiano di vedere il trionfo di speculazioni immobiliari pesantissime, che oltretutto portano con sé fenomeni come la desertificazione sociale e la “deportazione” degli abitanti. A Roma le mobilitazioni in questione, che hanno visto assemblee di caseggiato e di quartiere, presidi e cortei nella strade di molti quartieri (Primavalle, Monteverde, Cinecittà, tanto per citare alcune delle iniziative più partecipate, con centinaia di persone in ciascuno di questi luoghi), hanno costruito il percorso che ha portato al presidio di venerdì 21 novembre, sotto le finestre della Regione. Una Delegazione, in quella giornata, ha ottenuto di essere ascoltata nella Sede Regionale, creando le premesse per quello che sembra un autentico “mutamento di rotta” della Giunta Regionale, nei riguardi del “Decreto Lupi” e sulla questione degli immobili ATER. Di quella giornata riportiamo qui un resoconto, ritenendo che i contenuti in essa espressi siano davvero complessivi, investendo, in ogni suo aspetto, la politica relativa alla questione abitativa. Inoltre, non possiamo non fare “nostre” le parole con cui, in uno degli interventi conclusivi, si invitava a “non abbassare la guardia”. Ricordiamo peraltro che, a questo partecipato passaggio di mobilitazione, erano presenti tanto realtà politiche quanto espressioni della lotta per il diritto all’abitare: parliamo, infatti, dei Circoli di Rifondazione Comunista di Monteverde, Primavalle, Tormarancia, Tiburtino III, Corviale, Pietralata, Spinaceto, dell’Unione Inquilini, e di alcune occupazioni abitative romane, tra le quali “I Blu” di Centocelle.

Assai significativo è stato l’Intervento di Renato Rizzo, dell’Unione Inquilini di Primavalle che ha chiesto a “Smeriglio, vice-presidente della Provincia di Roma, di prendere posizione contro il Decreto Lupi, non dando attuazione, in articolare all’Articolo 3 della 'Legge 80' che prevede la vendita all’asta degli alloggi popolari” ricordando che “le Regioni Campania e Friuli hanno già rigettato il Decreto” e sottolineando le differenze tra l’Italia e altri grandi paesi europei: “A Berlino”, per dire, “negli ultimi anni, sono state messe in vendita 100.000 case popolari; ma il Municipio berlinese ha, contemporaneamente, stanziato 28 milioni di Euro per l’edilizia popolare”. In Italia, invece, Comuni e Regioni non assegnano più alloggi, per cui se negli altri paesi europei “l’ edilizia popolare si colloca tra il 15 e il 20% del patrimonio immobiliare complessivo, in Italia siamo al 3%”, smentendo categoricamente la retorica del premier che continua a infarcire i suoi discorsi di frasi del tipo “dobbiamo fare come l’Europa”. Rizzo ha inoltre sottolineato che in Italia, le uniche iniziative attraverso le quali la pubblica amministrazione pretende di dare una risposta alla domanda di casa per i soggetti sociali non privilegiati, rimandando “all’”housing sociale” con il quale, a ben vedere “si finanziano i privati, sottraendo risorse pubbliche alle case popolari”. Peraltro, “l’esistenza di queste ultime, in cui vivono 300 mila romani, agisce come 'calmiere' del mercato immobiliare: una volta dismesse le case popolari, non ci sarà più alcun 'argine' all’aumento generalizzato degli affitti”. Di più, le implicazioni delle politiche in anno, sono rilevanti anche sul piano ecologico, in particolare in relazione al consumo del territorio: infatti, “la Legge Polverini, prorogata un mese fa dalla Giunta attuale, prevede la possibilità di aumentare le cubature degli immobili: ciò comporterà, in seguito all’espulsione degli inquilini delle case popolari, che queste potranno essere ricostruite aumentando volumi e cubature, a vantaggio dei privati che ne rileveranno la proprietà. I danni sarebbero incalcolabili: oltre al disagio di tanti inquilini cacciati dopo anni e, spesso, generazioni di permanenza in quelle case e quei quartieri, i danni ambientali sarebbero catastrofici, così come la perdita di rapporti di vicinato e di socialità in luoghi che verrebbero deformati, tanto sul piano del paesaggio urbano deturpato, quanto dal depauperamento sociale di isolati e quartieri svuotati della popolazione che li abita".

Lapidario, ma incisivo l’intervento di N. , inquilina ATER: “Stanno per sbatte in mezzo alla strada i miei suoceri. In quella casa che sono sul punto di perdere sono nati i loro sette figli. Quando quella famiglia ebbe l’assegnazione della casa, mio suocero stava servendo la Patria in guerra (sic) !”

Assai rivelatore, invece, il discorso di Nicola, proveniente dalle Case Ater del Quartiere Morandi: “Ho sempre creduto che le Forze popolari o stanno in trincea o non sono tali….Sono stato Consigliere municipale tra gli anni ’70 e gli ’80, in settimo Municipio, oggi Quinto. Qui, come in tutta la Città, le case popolari sono state costruite per porre fine alla vergogna delle baraccopoli, e furono una grande conquista civile di quell’epoca. Il Quartiere Morandi venne progettato e edificato con tutti i servizi: scuole di ogni ordine e grado, presidi sanitari, Centro anziani, spazi ricreativi e socio-culturali.. Riprendiamoci i nostri diritti Costituzionali. Questa lotta si estende... Sta nascendo il Comitato di lotta Morandi”. Inoltre, con riferimento a recenti, gravi episodi che hanno portato questa parte di Tor Sapienza alla ribalta delle cronache non solo nazionali, egli ha proseguito dichiarando: “basta con le “guerre tra poveri”… Ricordiamo sempre che i rifugiati politici sono “Patrimonio dell’Umanità”. La Storia degli abitanti che hanno vissuto per generazioni nelle Case popolari è la nostra Storia. Raccogliamo le tante storie di vita e facciamone un Patrimonio comune… Noi chiediamo che 50 mila nuove Case popolari vengano messe a disposizione di chi ne ha diritto… Tra due, tre anni le Case Ater saranno vuote; Il Telefono del Pronto intervento ATER non risponde mai, non ci sono fondi per la manutenzione degli alloggi popolari esistenti, nonostante l’ATER abbia centinaia di dipendenti “.

Dalla Rete Popolare Roma Sud (Tormarancia-Montagnola) è venuto questo drammatico annuncio: “dobbiamo dare una brutta notizia: una donna incinta di sette mesi, picchiata dalla polizia duranti gli scontri tra forze dell’ordine e occupanti di pochi giorni fa, ha perso il bambino..” (urla e parole poco riferibili)

Poi vi è stato l’Intervento di Fabrizio, della Segreteria Provinciale dell’Unione Inquilini: “Da oltre un anno il Comune è obbligato per legge a pubblicare la graduatoria degli assegnatari delle case ATER. L’amministrazione comunale è totalmente inadempiente: non è stata data pubblicità neanche alla recente Delibera sulla morosità incolpevole, secondo la quale tutti gli inquilini a rischio sfratto hanno la possibilità di dichiarare il proprio reddito ed inoltrare apposita istanza, visto che, a norma di legge, si stabilisce una gradualità nelle procedure di sfratto medesime. Fino al 29 novembre è ancora possibile richiedere il contributo per l’affitto, relativo all’anno 2013. Anche su questo manca ogni tipo di informazione. D’altra parte, i contributi per gli affitti relativi all’anno 2011 ancora non sono stati erogati. Si tratta di poche centinaia di Euro, che in realtà servono a poco. Rivediamoci in Campidoglio per chiedere l’applicazione del Contributo di affitto e la pubblicazione delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi. Impegniamoci a far partire un percorso di lotta dalle assemblee di caseggiato e di quartiere”. Certo, ha proseguito, per tradizione “gli inquilini Ater, rispetto ad altri soggetti esposti all’emergenza abitativa, sono difficili da mobilitare, perché, teoricamente, si collocano tra i soggetti 'più garantiti' da questo punto di vista”, ma “il successo della manifestazione degli inquilini di Primavalle, la settimana scorsa, ha rappresentato” un segnale in controtendenza e “una ‘spia’ positiva delle potenzialità conflittuali sul tema della casa a Roma”. Registrata questa disponibilità alla lotta, si ritiene di dover “portare la mobilitazione sotto una sede istituzionale. Sono anni che vediamo alternarsi al Comune, alla Provincia, alla Regione le forze politiche può disparate; e mai, neanche da parte di gente a cui abbiamo dato il voto, le nostre istanze sono state accolte. Secondo le nostre informazioni, in seguito a una intesa tra il Prefetto e il Comune di Roma, gli sfratti sono stati prorogati fino al 31 gennaio. Consiglio a tutti i presenti di farsi trovare in casa, anche prima di quella data. Se no, gli Ufficiali giudiziari potrebbero mettervi i sigilli. Questo perché il Comune dichiara che impiegherà 2/3 mesi per completare la graduatoria degli sfratti per morosità incolpevole. Noi non crediamo che il Comune possa rispettare i tempi, per cui chiediamo la sospensione delle procedure di sfratto fino ad avvenuta pubblicazione della graduatoria. Il Signor S. qui presente, ad esempio, vive una situazione per cui, in attesa della pensione, vive con poche centinaia di Euro al mese e non può pagare un affitto. Rappresenta il classico esempio che dovrà rientrare nella graduatoria: una persona troppo vecchia per lavorare, e in attesa di pensione. Grazie al Presidio che ha visto la partecipazione di oltre trenta persone sotto casa sua, abbiamo ottenuto la sospensione del suo sfratto fino al 23 gennaio prossimo. A Roma si è .raggiunto il traguardo di nove sfratti al giorno: il Comune ha l’obbligo politico, giuridico e morale di prendersi cura di situazioni come questa”. Concludendo il suo intervento, Fabrizio è tornato sui caratteri della mobilitazione che si è avuta a Roma Nord: “il corteo del lunedì scorso a Primavalle, il primo di una certa consistenza in quel quartiere dopo le lotte degli anni ’70, è terminato” nell’insediamento di case popolari di Torrevecchia, riuscendo a mobilitare anche “la popolazione di quest’ultimo quartiere”. Visto che la nostra non è una battaglia minoritaria “chiediamo al Consiglio comunale di rigettare il Decreto Lupi”.

Ma a parte gli interventi, va segnalato che una delegazione è stata accolta in Regione attorno a mezzogiorno e che, al termine di questo confronto ‘istituzionale’, ha raggiunto il presidio per riferire gli esiti del colloquio: “C’è da registrare un passo in avanti: abbiamo incontrato il Capo di Gabinetto dell’Assessorato alla casa, Fabio Refrigeri (l’Assessore, ci hanno detto, non era informato di questa manifestazione..), il quale ha dichiarato che il Decreto Lupi è , per loro, “indigesto”… La Regione chiederà al Governo di tornare a discuterlo in sede di Conferenza Stato-Regioni. Ciò che abbiamo trovato singolare è che in Regione nessuno sapesse chi c’era, a rappresentare la Regione Lazio, nella precedente riunione della Conferenza Stato-Regioni, che ha visto l’approvazione del Decreto. Stiamo stringendo alleanze per fare pressione su altre Regioni, perché queste rigettino la logica della vendita delle case popolari. Perché, a Roma come nel resto d’Italia, abbiamo decine di migliaia di case popolari chiuse e inutilizzate, carenza di manutenzione delle stesse, c’è bisogno di altre case popolari, e non della vendita di quelle esistenti. Per questo lanciamo un appello per una manifestazione sotto il Ministero delle infrastrutture. Portiamo la mobilitazione da Lupi ! Viareggio, Bergamo, Milano si stanno già mobilitando. Le case vanno assegnate, non vendute. Il problema del racket sulle case popolari si risolve a monte, non con la repressione. Continuiamo a fare assemblee, non molliamo adesso..”.

Quel che è avvenuto nei giorni successivi, con il sostanziale 'congelamento' di un provvedimento potenzialmente devastante, è indicativo di quanto si possa incidere anche in un contesto come l’attuale, in cui l’Esecutivo tende a mostrare una certa sordità rispetto alle più elementari istanze popolari. Quando si sviluppa una mobilitazione diffusa, su tutto il territorio nazionale, è possibile forzare non poco questa spinta, tipica di tutti i governi, che quello capitanato da Matteo Renzi ha a dir poco estremizzato. Nei prossimi giorni vedremo come si evolverà la situazione, nel frattempo raccomandiamo, soprattutto per i lettori di Roma, la consultazione di questo aggiornatissimo sito: www.unioneinquiliniroma.it.

Leonardo Donghi

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