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Lo Stato italiano diventa sempre più reazionario

(19 Dicembre 2014)

statoitaliano

Un passo dopo l'altro, lo Stato italiano diventa sempre più reazionario

Giorgio Napolitano, nel suo discorso del 16 dicembre dinanzi alle alte cariche istituzionali dello Stato italiano (l'ultima sua «esternazione» prima delle dimissioni presidenziali previste dopo il 13 gennaio 2015, data di scadenza del semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea) ha detto cose gravissime.
Non solo ha avallato completamente l'operato del governo reazionario, antioperaio e antipopolare di Renzi e ha chiesto perentoriamente ai sindacati di «rispettare le prerogative del governo» senza aggiungere una sola parola sul dovere del governo di rispettare il ruolo dei sindacati, ma ha affermato testualmente:
1) «Chi dissente dalle riforme costituzionali non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative».
2) «Non possiamo essere ancora il Paese attraversato da discussioni ipotetiche
sulle elezioni anticipate o su venti di scissione in questa o quella formazione politica, anche di maggioranza».
E' UN FATTO INAUDITO, CHE CREDIAMO NON ABBIA PRECEDENTI NELLA STORIA DELLE COSIDDETTE "DEMOCRAZIE OCCIDENTALI" FONDATE SUL PARLAMENTARISMO BORGHESE.
E' noto che la attuale Costituzione borghese riconosce al Presidente della
Repubblica italiana ampie facoltà e poteri di intervento. Ed è altrettanto noto che un buon numero di Presidenti (basti pensare a Cossiga) hanno cercato arbitrariamente, nel corso degli anni e dei decenni, di allargare ancor di più - nella pratica - questi poteri.
Ma finora non era mai accaduto che un Capo dello Stato si arrogasse ufficialmente il diritto di interferire nella vita interna dei partiti politici, giungendo fino a cercare di sventare possibili scissioni in questo o quel partito, di opposizione o di maggioranza.
Così come è intollerabile che la più alta autorità dello Stato contesti il diritto dei membri del parlamento di presentare tutti gli emendamenti che vogliono ai progetti di controriforma istituzionale presentati dal governo.
Il discorso di Napolitano è uno dei tanti e gravi sintomi della crescente
trasformazione reazionaria dello Stato della borghesia imperialista e capitalista italiana. Un processo che avanza a tappe forzate con il patto Renzi-Berlusconi e che senza dubbio continuerà con il prossimo “presidente di garanzia” dell’oligarchia finanziaria.
E' dovere dei comunisti denunciare nel modo più duro questa trasformazione: ma
la critica e la denuncia non bastano.
E' ormai necessario che TUTTE LE AUTENTICHE ORGANIZZAZIONI COMUNISTE DEL NOSTRO PAESE ORGANIZZINO UNITARIAMENTE UNA GRANDE CAMPAGNA DI MOBILITAZIONE POLITICA per far crescere nella parte più avanzata della classe operaia la consapevolezza della necessità di liberarsi da queste marce e corrotte istituzioni borghesi e di battersi con decisione per una rivoluzione proletaria che apra la strada alla costruzione delle nuove strutture e istituzioni della società socialista, basata sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione.
Noi compagni di Piattaforma Comunista siamo pronti a dare il nostro contributo
a questa campagna.
18.12.2014

Piattaforma Comunista

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