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    (20 Dicembre 2014)

    Editoriale del n. 24 di "Alternativa di Classe"

    Con lo sciopero generale di Venerdì 12, peraltro abbastanza partecipato (pare che le adesioni nell'industria abbiano superato il 60%!...), e la successiva risposta di Renzi, dopo la dichiarata neutralità “benedicente” di Napolitano, si rappresenta l'ambizione del PD di interpretare entrambe le classi principali, sintetizzandone presunte aspirazioni alla pace sociale, ad un rinnovato compromesso. La CGIL della Camusso riprende la sua dialettica con la CISL, dissonante, e la UIL, in controcanto, puntando a dimostrare, nell'ambito del rituale concertativo, che “i lavoratori” sono disponibili a qualsiasi sacrificio, purché siano “ascoltati” i “loro” sindacati, mentre Renzi, che “li rispetta” (almeno quando le mobilitazioni riescono dal punto di vista del numero di aderenti), ribadisce che le sue “riforme” vanno nell'interesse “dell'Italia”. Tutto verrebbe racchiuso in questa dialettica, che permette alla cosiddetta “sinistra PD” di ritornare in piazza, in vista delle elezioni, mentre Renzi ed il suo governo “si fanno sentire” dentro la UE. ...Ed anatema verso le “stonature”!
    In questa “indigesta” sinfonia, all'interno della quale la Camusso ottiene la sua piccola “vittoria” con il ritiro delle precettazioni dei ferrovieri in sciopero, voluta dal “rispettoso” Renzi (del PD), contro l'autoritario Lupi (del NCD), non sono mancate le “stonature”. Dal diffuso senso di netto contrasto al “Jobs act” fino alla capillare presenza organizzata in piazza della Opposizione CGIL, sgradita alla UIL, dalla contestazione di D'Alema a Bari alla occupazione di uno stabile a Roma, la continuità con lo “sciopero sociale” del 14 Novembre, in realtà, non si è persa.
    Il “buon” Renzi, che i sindacati vogliono sempre “sereno”, ha chiarito, con buone maniere, che i sindacati servono per gestire le “crisi aziendali”, ma che non intende trattare alcunché, dato che “...le leggi si fanno in Parlamento”. Da un punto di vista sociale, il premier nega, così, un ruolo negoziale nazionale ai sindacati, ma, dal momento che proprio tale ruolo è il loro unico obiettivo, all'eventuale crescere ed unificarsi delle lotte (processo non scontato, ma da perseguire da parte dei compagni) si può stare certi che il riconoscimento arriverà, sortendo l'effetto di scompaginare livelli e coscienza che saranno stati raggiunti!
    Obiettivo di Renzi è quello di dimostrare ai lavoratori che gli scioperi
    , ed in particolare quello generale, sarebbero un'arma spuntata, che non serve più a niente, dato che non si ottiene niente, a fronte di un esborso, che, relativamente, è sempre più alto. Anche in questo senso la Camusso si rivela essere il suo necessario complemento: grazie alla sua gestione, che ha spostato lo sciopero generale a “Jobs act” già approvato (è stato approvato Giovedì 4 Dicembre - ndr), richiedendo solo modifiche ai provvedimenti governativi (peraltro in distonia col senso comune dello sciopero...), e rinviando ogni ulteriore mobilitazione ai decreti attuativi, che, di per sé, non potranno stravolgerne i contenuti, la tesi di Renzi avrà la sua dimostrazione “sotto traccia”!
    Nello stesso tempo le mobilitazioni, che i sindacati confederali probabilmente faranno in relazione ai decreti attuativi, saranno già “preventivamente scusate” se non raggiungeranno l'obiettivo di respingere il “Jobs act”, tacciando di “estremismo” chi si continuerà a mobilitare per questo obiettivo. E' una tattica ormai collaudata da parte della CGIL, e, con le elezioni vicine, potrebbe “pagare” elettoralmente per il PD anche questa volta! Oltre tutto, nessuno potrà dire che la CGIL non ha promosso uno sciopero generale!! Cercheranno di far passare il senso comune di essere stati sconfitti, insieme ai lavoratori, da un Governo forte, e nonostante la “grande mobilitazione”! Altro che CGIL inutile! ...Utilissima, ma per altri, che non sono i lavoratori!
    Seguendo i passaggi del ragionamento, senza un'ottica critica, si potrebbe frettolosamente concludere per la “invincibilità” del duo PD + CGIL, e quindi per l'inevitabilità della sconfitta degli interessi, immediati e di classe, dei lavoratori. Per fortuna, non è così, anche se certamente non è facile scontrarsi con apparati collaudati come quelli CGIL... In questo senso, va registrato, purtroppo, un grosso ritardo da parte del sindacalismo di base, che, anche quando ha chiaro il ruolo della CGIL, non riesce a contrastarlo, oltre che per oggettivi limiti di consistenza, inevitabili oggi, per un'ottica di analisi troppo autocentrata. Ad esempio, un sindacato che avesse indetto (magari coordinando la propria azione con altri sindacati di base...) lo sciopero generale per il 5 Dicembre (data prevista per l'approvazione del “Jobs act”) insieme alla CGIL, oltre a condizionarne lo spostamento, ne avrebbe potuto capitalizzare il risultato di riuscita dello sciopero del 5, oltre tutto boicottando, di fatto, l'inutile spostamento al 12 e smascherando l'inefficacia per gli interessi dei lavoratori delle scelte del vertice CGIL di unità col vertice UIL.
    Va considerato certamente con favore il ruolo positivo e “di servizio” verso i proletari, che hanno impersonato i sindacati di base che avevano indetto il riuscito sciopero sociale (di 24 ore) del 14 Novembre: non è detto che debba essere l'unica cosa da fare, ma un sindacato di base deve tenere conto delle proprie dimensioni nello scegliersi un ruolo, senza certamente rinunciare a crescere, ovviamente. Le dimensioni non elefantiache ed i rapporti reciproci potrebbero diventare “un'arma in più” per i sindacati di base, invece che rappresentare solo un handicap!
    Anche l'indicare un ruolo complementare al PD da parte della CGIL non può significare, per i compagni che vi sono iscritti, disertarne le iniziative, ed, in particolare, uno sciopero generale come quello del 12. Nella massima chiarezza dello smascheramento di ruolo, si tratta di puntare a rompere quanto più si può il legame col PD, ed, ancora di più, di perseguire i propri obiettivi (ed in particolare quello di cambiare il clima sociale), senza sottacere ai lavoratori presenti la centralità di una continuità di mobilitazione, sostenuta da idonei strumenti: la presenza in piazza insieme a loro, ma nella totale distinzione dall'apparato, vanifica il frequente gratuito discredito con il quale i burocrati “dipingono” i compagni classisti conseguenti. Il precipitare della crisi, poi, non lavora certo a favore dell'apparato, se si è presenti ed attivi!
    L'attacco del Governo Renzi ai proletari, che spazia anche su scuola, casa, e tutti i servizi, va obiettivamente a rendere loro più difficile la vita, dalla mattina alla notte, dalla infanzia alla vecchiaia; non è certo facile, ma dobbiamo essere presenti ed attivi al più possibile di mobilitazioni, generali e particolari, contro di esso, indicendone anche altre noi, magari anche sul piano politico, coscienti che l'opposizione di oggi ci permetterà poi di mobilitarci, in più e più forti, sul terreno dei bisogni proletari, che continueranno comunque ad esserci.

    Alternativa di Classe

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