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Psicocomunista

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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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A proposito della discussione sull’Unità dei Comunisti

(24 Dicembre 2014)

aproposrete

Puntualmente ritorna nella discussione a sinistra il tema dell’unità dei comunisti e della ricostruzione di un’unica organizzazione partitica per tutti i comunisti e le comuniste.

Una sollecitazione che - di volta in volta - viene riproposta da compagni, intellettuali ed organizzazioni che mettono al centro questo obiettivo che, almeno dal periodo della Bolognina di Achille Occhetto, sotto forma di Appelli, Costituenti, Coordinamenti ed altri escamotage organizzativi fa capolino nel dibattito politico.
In questo solco si colloca anche l’iniziativa realizzata lo scorso sabato 20 dicembre a Roma e scaturita da una dichiarazione/appello (http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/24449-ricostruire-un-partito-comunista-un-appello-e-uno-spazio-di-costruzione.html) che da alcuni mesi circola in alcuni ambienti militanti e nei flussi informativi dei social network.
E’ noto che come Rete dei Comunisti - fin dal 2008 (all’indomani della catastrofe politica ed elettorale della Sinistra Arcobaleno dopo la fallimentare esperienza di governo), quando si palesò il primo Appello per l’Unità dei Comunisti – non abbiamo mai aderito a percorsi politici di questo tipo non perché negassimo la necessità della costruzione di una soggettività comunista organizzata ma perché ritenemmo, ed ancora di più oggi riteniamo, che la battaglia teorica, politica ed organizzativa che deve sottendere alla costruzione di un Partito Comunista non può ridursi all’assemblaggio delle soggettività già esistenti sul proscenio politico senza la soluzione di numerosi nodi teorici e politici rimasti in questi anni insoluti, a partire ad esempio dalla questione delle alleanze con il Partito Democratico o con i suoi satelliti a sinistra.
Purtroppo ad ogni svolta della situazione politica ritorna, quasi come un mantra salvifico, l’invocazione all’unità dei comunisti da parte di tanti compagni ed attivisti sociali i quali, nel quadro delle oggettive difficoltà dello scontro di classe, intravedono nella possibilità e nella fattibilità di un virtuoso processo di unità dei comunisti la chiave risolutrice ai tanti malanni teorici, politici ed organizzativi della soggettività.
Da questo punto di vista oltre venti anni di Rifondazione Comunista - con le relative scissioni verso “destra” e verso “sinistra” – non hanno portato un grande contributo a questa discussione. Anzi, spessissimo, il combinato tra errori teorici, vizi di politicismo, di elettoralismo e il grande afflato ideale che ha accompagnato centinaia di migliaia di compagni in questa appassionata vicenda ha contribuito ad amplificare ulteriormente uno scenario di forte disgregazione politica, di scoramento e di dispersione di energie vive e militanti.
Non è un caso che praticamente tutti gli eredi organizzati del grande contenitore che fu il Partito della Rifondazione Comunista sono ridotti al lumicino, senza significativi rapporti con il Blocco Sociale ed, eternamente, consumati dal dilemma della possibile relazione con il Partito Democratico ed impossibili sogni di riedizioni del centro-sinistra dove i comunisti dovrebbero esercitare una non meglio precisata egemonia.

Comunisti, Blocco Sociale, Organizzazione
Da questi dati oggettivi occorre ripartire sapendo che agiamo, controcorrente, in un quadro strutturale e sociale del capitale completamente modificato rispetto anche al recente passato.
Un mutamento che è il frutto, prioritariamente, del palesarsi del corso della crisi sistemica ma anche dei “rivoluzionari” processi di ristrutturazione che il capitale, nella sua dimensione matura e globale, è in grado di mettere in opera nell’ambito della costante dinamica di contrasto alla perdita dei suoi margini di accumulazione e valorizzazione a scala totale.
Attardarsi, quindi, anche inconsapevolmente, nella riproposizione scolastica e dogmatica dei vecchi schemi interpretativi, continuare a fare affidamento alla vecchia modellistica del movimento operaio, alla mera riperpetuazione filologica dei sacri testi sarebbe esiziale per l’eventuale capacità espansiva e coinvolgente a cui, legittimamente, auspichiamo attraverso il nostro agire collettivo organizzato.
Da qui la riflessione – il vero e proprio filone di ricerca – che la Rete dei Comunisti intende innestare nel dibattito tra i compagni. Un ragionamento complessivo che non è ascrivibile al solo tema del Partito/Organizzazione ma che è parte costitutiva del processo stesso di costruzione e di definizione politica organizzativa che la RdC sta compiendo dalla sua nascita ad oggi.
Una modalità inedita rispetto al panorama politico esistente, che vuole configurarsi con una attitudine da intellettuale collettivo con cui crediamo di connaturare la nostra soggettività organizzata agente e l’azione verso ed oltre i movimenti di lotta.
Infatti tutta la discussione sul Partito/Organizzazione muove da un convincimento: l’organizzazione, da quella afferente i settori di classe fino a quella che attiene alla soggettività organizzata (il Partito), non è la definizione di un modello valido nei secoli ma è un corpo vivo che cresce, si rafforza o s’indebolisce rispetto al suo contesto di riferimento e alle possibilità concrete che la realtà mette a disposizione.
Insomma, nelle dinamiche sociali agisce un continuo rimodellarsi della forma organizzazione e dei suoi metodi di azione in riferimento alla realtà che muta ed all’evolversi delle contraddizioni in ogni campo.
Questo assunto nel mentre tiene fermo l’orizzonte delle ”finalità strategiche” squaderna un portato di ricerca e di indagine che attiene: all’analisi del capitalismo oggi nella fase della competizione globale, alla nuova composizione di classe prodotta dai continui cicli di ristrutturazione, alla storia travagliata del movimento comunista scandagliata con uno sguardo di critica verso le categorie eurocentriche ed occidentaliste fino allo studio dei movimenti sociali per come si determinano nelle società complesse e, soprattutto, nei centri del capitalismo internazionale.
Insomma uno scavo teorico che investe struttura e sovrastruttura e che vuole implementare – con una metodologia collettiva work in progress ed in concorso con quanti vorranno cimentarsi in una intrapresa simile – la costruzione di un “Partito/Organizzazione di quadri con funzioni di massa” il quale costituisce, di fatto, una esplicita rottura teorico/politica con la tradizione comunista ufficiale che è stata imperniata, in Italia come altrove, sulla mitologia e la ridondanza del partito di massa con annesse funzioni elettorali e governiste che diventavano sempre più centrali e predominanti.
A tale proposito segnaliamo il numero monografico di Contropiano/rivista dedicato a questa discussione: http://www.retedeicomunisti.org/images/pdf/Contropiano_9_13_interno_bassa.pdf.
E’ con tale attitudine, quindi, che osserviamo la discussione proposta dai militanti dell’ultimo Appello per la ricostruzione del Partito Comunista - compagni che conosciamo e stimiamo - ai quali evidenziamo queste nostre riflessioni predisponendoci ad un serio e rigoroso confronto a tutto campo.

Michele Franco - Rete dei Comunisti

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