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Sotterranei della giustizia

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IL PRIVILEGIO DEL 3%: UN GOVERNO ARROGANTEMENTE PERICOLOSO

(6 Gennaio 2015)

L’odioso “privilegio del 3%” comparso nel decreto fiscale della vigilia di Natale, ha rappresentato un vero e proprio strappo del quadro democratico, prima ancora che il suffragio di un’inaccettabile condizione di favore a vantaggio dei ricchi per danneggiare i poveri: un classico rovescio del mito di Robin Hood “rubare ai poveri per donare ai ricchi”.

La triste vicenda può essere catalogata ben oltre la semplice questione del favore personale (o dell’esercizio di una logica di scambio) nei confronti di Berlusconi: la scaturigine del provvedimento, così come la spiega la stessa direttrice dell’Agenzia delle Entrate (un’altra componente del “giglio magico” renziano) è chiara ed è proprio rivolta nella direzione che si è appena cercato di indicare; così come di sollevazione dalla responsabilità è la dichiarazione d’ignoranza del testo da parte dell’ex-presidente della Consulta, Gallo, che era stato incaricato di redigerlo da parte del Ministero dell’Economia.

Emerge così anche un’altra questione di non secondaria importanza: si possono, certo, combinare pasticci (“a volte succede” ha dichiarato Padoan) ma è più facile quando l’incompetenza regna sovrana per via di rottamazioni improvvide, o meglio di sistemazioni non adeguate previste per i propri sodali: leggasi in questo modo l’assegnazione dell’incarico di responsabile giuridico di Palazzo Chigi, assegnato a un’ex-vigilessa fiorentina.

Questo quadro, già di per sé sufficientemente esplicativo, scompare alla vista quando ci s’inoltra nel merito della parte di questa triste storia che potrebbe essere definita come la parte della “questione democratica”.

In questo senso, magari ingenuamente, ci consideriamo ancora seguaci del normativismo di Kelsen: appunto ci si può considerare come degli inguaribili ingenui.

Che cosa pensare e come definire allora un Presidente del Consiglio e un Ministro dell’Economia che si occupano di un testo licenziato dal consesso collettivo del Consiglio e lo modificano, apparentemente nell’ignoranza di tutti?

Una domanda che va al di là del merito, del privilegio per alcuni che questa norma modificata avrebbe contenuto.

Emerge il segnale concreto ed evidente di un’arroganza pericolosa (le risposte fornite dagli interessati e dai loro portaborse della segreteria del PD hanno poi confermato in pieno questo giudizio) inquadrata perfettamente nella logica e nella concretezza da regime autoritario così come questo si sta configurando nella realtà del nostro sistema politico (probabilmente come elemento di una più generale sperimentazione nella limitazione della democrazia che si sta verificando a livello europeo).

Ci troviamo all’interno di una situazione molto pericolosa nella quale, in un contesto di sfrangiamento sociale determinato dall’innalzarsi di barriere dovute alla crescita esponenziale del livello di diseguaglianza, non possiamo permetterci di considerare semplicemente il governo come “comitato d’affari della borghesia” e la politica come meccanico interfaccia dei poteri dominante il processo di finanziarizzazione dell’economia.

Metodo e merito della storiaccia del “privilegio del 3%” ci indica il procedere di un processo più profondo di vera e propria rottura storica di un quadro politico e sociale: rispondere subito con una forte mobilitazione oppositiva, su tutti i piani, a questo drammatico e pericolosissimo stato di cose è insieme un dovere e un obbligo.

Franco Astengo

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