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Il massacro Chiarlie Hebdo - Un altro segnale del declino del capitalismo nella barbarie

(10 Gennaio 2015)

charliehebdo

A fine blitz delle teste di cuoio francesi non ci sono più dubbi sul fatto che il barbaro e scioccante omicidio di 12 persone nella sede del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, e delle quattro al negozio kasher nei dintorni di Parigi, sia da imputare a militanti jihadisti. I movimenti razzisti e islamofobici che si stanno rafforzando in Europa e nel mondo hanno ricevuto un grande regalo propagandistico. Questo è precisamente quello che gli assassini speravano. Se potessero provocare un risentimento ancora maggiore contro i musulmani, con ulteriori discriminazioni e repressioni, ciò darebbe alla loro minoranza una capacità di reclutamento potenzialmente maggiore. E questo porterebbe a fatti ancora più orripilanti e a un razzismo ancora più violento. Questa è la guerra che vogliono. In un simile contesto di brutalità e inumanità senza fine fiorisce la disperazione senza speranza delle minoranze terroristiche.

Per più di 1,9 miliardi di musulmani nel mondo le azioni di qualche salafita (il salafismo jihaidista ha meno di 10 milioni di sostenitori in tutto) sono anatemi. E malgrado il fatto che i salafiti proclamino che si ispirano al Profeta, la vera causa dei loro attentati ha radici più materiali. Non è una combinazione che l'imperialismo occidentale lo abbia creato. Nel corso della guerra fredda il regime reaganiano fornì armi ai mujaiddin mentre i suoi alleati sauditi costituivano le madrasse (centri di aggregazione religiosa e militare) in Pakistan. Gli studenti di queste madrasse (i talib) divennero i Talebani che poi occuparono Kabul e dai mujiaiddin, finanziati dai governi Usa, venne fuori Al Quaeda. Quando Saddam Hussein invase il Kuwait il regime saudita permise agli Stati Uniti di costruire basi sul “suolo sacro”. L'11 Settembre, con tutte le sue tragiche ombre e complicità, portò all'invasione imperialistica di Iraq e Afganistan. Solo sull'Iraq gli Stati Uniti e i suoi alleati buttarono più bombe che in tutte e due le guerre mondiali; 200.000 iracheni morirono in seguito all'invasione. La tragedia è continuata con la Libia e la Siria. Paragonati ai milioni di innocenti che sono morti in questi paesi da quel momento, il numero degli assassinii al Charlie Hebdo impallidisce. Il vero problema è che l'arroganza dell'imperialismo è stata il terreno che ha alimentato il jihadismo, la lotta contro l'occidente “corrotto e corruttore”, dando vita e forma a un Islam basato sulle sette sunnite che puntano anche all'uccisione di altri musulmani e allo stupro delle loro mogli e figlie in funzione della creazione di un Califfato che, in nome di Allah, salvaguardi il possesso del petrolio e della sua rendita finanziaria. Lo Stato Islamico condotto da Abu Bakr al Baghdadi è soltanto l'ultima emanazione nel tempo di questa “cultura” che, al di là dei proclami religiosi, perpetua la barbarie capitalista in tutte le sue peggiori forme.

Ma non sono soltanto le azioni imperialistiche che hanno innescato gli assassinii al Charlie Hebdo. È anche la crisi capitalistica mondiale. La disoccupazione, la discriminazione e la devastazione che l'imperialismo occidentale ha portato nel Medio Oriente e in Asia sono andate di pari passo con l'umiliazione e la mancanza di speranza dei giovani che non possono trovare un lavoro né un'esistenza degna di significato nei paesi a capitalismo avanzato. Aggiungiamo a tutto ciò le molestie razziste contro gruppi di minoranza in posti come le banlieu di Parigi e avrete un terreno fertile per azioni disperate. Marine Le Pen, come tutta risposta, nella sua banalità populista e razzista ha sollecitato il ripristino della pena di morte. Non realizza che per questa gente la vita è già senza valore e il martirio dà loro almeno un qualche significato.

Tuttavia gli assassinii sono già diventati dappertutto un regalo per la propaganda degli “stati democratici”. Il governo francese ha sapientemente trasformato gli assassinii in una questione di difesa della “libertà di parola e di democrazia”. I dimostranti “je suis Charlie” che cantano la Marsigliese, si sono avviluppati nella difesa dei valori patriottici della Rivoluzione Francese ( con gran fastidio per il Fronte Nazionale). Ma i leader mondiali, da Obama a Putin, sono corsi in fretta sul carro della difesa dei “nostri valori democratici”.

Dimenticate la crisi economica che ha trascinato il nostro livello di vita verso il basso. Dimenticate i contratti a ore zero, i part-time e la natura precaria nel lavoro, la disoccupazione e il progressivo impoverimento dei lavoratori. Dimenticate il declino dello stato sociale e del sistema sanitario nazionale. Aderite al “fronte unito” (Ministero interno francese) in difesa della democrazia. Ma di quali “valori democratici” si sta parlando? Senza uguaglianza economica non ci può essere ciò che si chiama democrazia. In un sistema basato sul profitto, le banche vengono salvate mentre la classe lavoratrice deve affrontare un'austerità sempre più dura. Un'altra maggiore stretta è in previsione dato che i nostri capitalisti democratici non hanno soluzione per la crisi economica. Continuano a parlare di ripresa, ma questa è soltanto per il ricchi.

Perciò non cadiamo in questo ennesimo tranello anche se dal punto di vista emotivo ci si identifica con le vittime. L'unico modo per evitare le due trappole della barbarie jihadista e della crisi del capitalismo imperialista, è lottare per i nostri interessi di classe. Ciò significa il non accettare ulteriori tagli, peggioramenti delle condizioni di lavoro e un ulteriore sfruttamento. Ricordatevi che potete votare per chiunque vogliate, ma non potete votare per eliminare il capitalismo che è la causa di tutto questo. Ad ogni buon conto, fino a che i lavoratori di tutto il mondo non si saranno alzati in piedi per rovesciare l'ordine esistente, i jihadisti, con il loro sogno del Califfato, non hanno alternative da offrire se non il solito dominio del capitale sul lavoro salariato, il sistema che è alla radice della crisi odierna. Per la classe lavoratrice il solo modo pratico e civile di liberarsi dell'ingiustizia sociale del capitalismo è di sollevarsi e sradicare il sistema alla radice, il capitalismo stesso.

Abbiamo bisogno di un movimento genuinamente anticapitalistico con un programma ed una organizzazione internazionale che proponga una soluzione più attraente e più realizzabile dei sogni dei falsi paradisi in terra. Questo fine è una società libera da ineguaglianze e privazioni economiche, un vero sistema di democrazia operaia basato su delegati eletti direttamente e revocabili in un mondo senza il potere dei soldi, senza sfruttamento, senza classi e senza confini nazionali. Solo combattendo per tutto questo metteremo fine alla guerra imperialista e alle sue propaggini, come il mostro jihadista, che hanno creato nella terra dell'Islam.

Sabato, January 10, 2015

leftcom.org

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