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Come diceva Archimede...

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(30 Dicembre 2009) Enzo Apicella
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(Il nuovo ordine mondiale è guerra)

Contro la preparazione ideologica e pratica alla guerra fra gli Stati

(13 Gennaio 2015)

Editoriale de "Il programma comunista" n.1/2015

Se il buongiorno si vede dal mattino... Il nuovo anno si apre con ulteriori, gravi sussulti del modo di produzione capitalistico: discesa inarrestabile dei prezzi del petrolio e delle materie prime, altalena vertiginosa delle monete internazionali, perenne instabilità della Grecia, difficoltà dell'economia russa, rallentamento di quella cinese e tedesca, crollo a picco dei mercati azionari mondiali, deflazione in marcia ovunque, disoccupazione dilagante fra alti e bassi. La guerra commerciale diviene sempre più forsennata, i contrasti inter-imperialistici si fanno più decisi e, dagli Stati Uniti alla Francia, dall'Italia alla Germania, dilaga la disgregazione sociale. Le guerre guerreggiate, combattute direttamente o per interposta persona dai capitalismi più forti in disperata ricerca
d’ossigeno, infuriano in una mezzaluna che abbraccia ormai una buona fetta di mondo, dal Centro Africa all'Asia meridionale, mentre le tensioni geo-strategiche cominciano o continuano a ridisegnare aree-chiave del pianeta, dalle coste del Mediterraneo a quelle del Pacifico asiatico. A fronte di tutto ciò, la degradazione della politica e ideologia borghese e piccolo-borghese, di qualunque colore e origine essa sia, a sfondo laico o religioso, di destra o di “sinistra”, liberista o
statalista, riformista o fondamentalista, è abissale. Si va da un rinnovato clamore invocante una “guerra di civiltà” ai belanti appelli a un “buon governo internazionale”: nel frattempo, le contraddizioni si accumulano e acuiscono, esplodono qua e là in eruzioni che sono semplici e momentanee valvole di sfogo all'energia distruttiva che si sta gonfiando nel profondo.
Poi è venuto l'attentato di Parigi alla redazione di un noto giornale satirico. La parola che più è risuonata in questo frangente è stata, non a caso, “unità”. “Unità di tutti i cittadini contro il nemico comune”: questo il concetto centrale dei discorsi pubblici, di uomini politici e di commentatori, di intellettuali e altri cantori dell'ideologia dominante in tutte le sue varianti. E su questo “appello all'unità” vale la pena di soffermarsi. Non ci è mai interessato fare esercizi intellettuali di “dietrologia” e tanto meno c'interessa la pratica masturbatoria del “complottismo”. Speculare se
dietro l'attentato di Parigi ci sia il Califfo Tal dei Tali o questa o quella fazione borghese in lotta con le altre, piuttosto che qualche altra oscura trama stragista, magari con zampacce statali, proprio non c'interessa. E' un dato di fatto che le guerre più o meno locali o d’area per il controllo delle fonti energetiche, preludi e parti integranti dello scontro inter-imperialistico attuale e futuro, non possono
non avere ripercussioni ovunque, nei paesi coinvolti direttamente come in quelli che vi partecipano più marginalmente: e non c'è dubbio che il capitale francese (come tutti gli altri capitali nazionali) abbia le mani in pasta in numerose aree cruciali, e che siano mani abbondantemente insanguinate.
C'interessa invece quella reazione ideologica e politica all'insegna dell'“unità”, perché in essa ritroviamo l'eco chiara e forte di quell'“union sacrée” invocata e praticata all'alba dei due macelli mondiali del secolo scorso, e necessaria per mandare a massacrarsi milioni di proletari in tutto il
mondo allo scopo di risollevare l'economia capitalistica dalla sua crisi endemica. Esattamente come le condizioni oggettive per un nuovo conflitto bellico mondiale si preparano nel fondo del modo di produzione capitalistico, nel cuore della sua economia basata sulla competizione di tutti contro tutti, sulla produzione per la produzione, sull'estrazione forsennata di plusvalore, sul tentativo disperato
di arginare la caduta tendenziale del saggio medio di profitto, allo stesso modo si delinea sempre più precisa, nelle reazioni politiche e mediatiche, l'urgenza della preparazione ideologica a quel conflitto: l'unità interclassista, l'individuazione del nemico, l’appello alla cittadinanza nazionale, l'imposizione della pace sociale a favore del futuro sforzo bellico collettivo.
Contro questa preparazione ideologica al conflitto, che è una pratica lenta, intossicante e devastante, ammantata com’è di equivoco pacifismo, di retorica patriottica e di indignazione morale, capace di sfruttare ogni atto eclatante (se non di prepararlo!), noi comunisti dobbiamo lottare fin da ora, indicando ai proletari che stanno subendo e sempre più subiranno le conseguenze
materiali della crisi economica l’urgenza contraria di preparare, nel disfattismo di oggi, in tempo di pace, il disfattismo di domani, in tempo di guerra. Il che vuol dire NO all'“union sacrée” in tutte le sue varianti, laiche o religiose; NO alla frattura tra proletari lungo linee religiose, culturali, nazionali; NO al rispetto delle esigenze superiori dello Stato, della Nazione, della Patria; NO alla subordinazione della difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro al bisogno primario della “lotta comune contro il Nemico”, qualunque esso sia: il fondamentalismo islamico oggi, le Nazionicanaglia
domani.
La nostra unità è unità di classe. E’ l’unità dei proletari in lotta, contro le divisioni e le barriere etniche, religiose, nazionali, che marchiano, imprigionano e mutilano la nostra classe. E’ unità contro l’economia capitalistica e lo Stato che la gestisce e la difende politicamente e militarmente.
Siamo ben consapevoli che quest’unità oggi fatica a emergere, schiacciata dal peso di una società in putrefazione, e che il Capitale ha ancora buon gioco nel dividere e comandare, nel separare e opprimere. Ma a quest’unità di classe bisogna lavorare, e solo noi comunisti, organizzati nel partito rivoluzionario con il suo plurisecolare bagaglio di difesa della teoria e di esperienze pratiche nel
vivo delle lotte proletarie, lo possiamo e dobbiamo fare. E’ un lavoro duro, del tutto controcorrente, ancora minoritario e poco visibile, avaro di successi immediati. Ma è un lavoro necessario, irrinunciabile. Senza di esso, senza questo lavoro preparatorio dell’unità di classe, la disgregazione del mondo borghese procederà a ritmi incalzanti e la brutalità si sprigionerà inarrestabile da ogni suo poro – fino alla violenza suprema della guerra fra Stati, con il suo corredo di patimenti senza fine, di oscene stragi sanguinarie.
8 gennaio 2015

Partito comunista internazionale (il programma comunista)

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