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Non guerra fra razze e religioni ma preparazione della guerra imperialista

(14 Gennaio 2015)

L’eccidio di Parigi, per mano, dicono, di “estremisti islamici”, viene descritto da tutti i regimi borghesi e dai media, allineatissimi, come episodio di un inevitabile scontro fra civiltà, religioni e razze, e si ripete che da questa aggressione, da questa guerra, “tutti noi” saremmo costretti a difenderci. Di conseguenza, “contro il terrorismo” sono scesi solennemente in piazza tutti i capi dei borghesi Stati europei, ai quali si sono fatte accodare le masse di un popolo interclassista ad inneggiare ai “nostri valori” occidentali di Libertà e Democrazia.
Insomma, diciamo noi, ancora una volta la lugubre sceneggiata ha funzionato alla perfezione per spingere al patriottismo e alla solitarietà nazionale. Quasi nessuno ha denunciato le evidentissime contraddizioni nel copione e l’accorta regìa dei media, e al vecchio metodo del terrorismo degli Stati il popolo abbocca e si commuove. Come non può non essere in assenza di un partito di opposizione antiborghese, che è solo il comunista rivoluzionario.
Non stiamo qui a ricordare la storia dello “stragismo”, del quale anche in Italia abbiamo avuto una certa esperienza.
Per fare la guerra occorre guadagnarsi la sottomissione, morale e materiale, di quelli che ci andranno a morire. E poiché i veri motivi delle guerre imperialiste non sono confessabili – gli interessi egoistici del grande capitale di tutti i paesi – occorre che si inventi una mitologia adatta ad accecare le menti dei proletari e dei piccolo-borghesi. La Prima Guerra mondiale fu spiegata al popolo, da una parte, come necessaria contro il militarismo tedesco, dall’altra contro un feroce Zar feudale. La Seconda sarebbe stata della democrazia e del socialismo contro il fascismo ed il nazismo. Sotto quelle false bandiere sono stati mandati al macello decine di milioni di proletari, in soprannumero rispetto alle necessità dell'accumulazione del capitale. Solo i comunisti rivoluzionari, in tutti quei tragici precedenti, non si piegarono e denunciarono il mostruoso inganno.
Si iniziò poi la preparazione alla Terza con l’opposizione del liberalismo occidentale allo statalismo russo, spacciato per comunismo. A questo si è oggi aggiunto il fantasma, ancora più inconsistente, del “terrorismo islamico”, che, dall’11 Settembre in poi, “ci” avrebbe dichiarato guerra.
Si, un fantasma. Il “terrorismo”, alla bisogna utilizzato da tutti gli Stati, è uno strumento e non un obbiettivo; e di “islamico” ha poco o nulla, sia in dottrina sia in un programma riferito alla reale situazione sociale e ad un progetto politico-nazionale per i paesi arabi. Perché i “terroristi”, dai cosiddetti cani sciolti ai veri e propri eserciti ben riforniti di tutto, sono solo dei mercenari a ruolo delle grandi potenze capitalistiche.
Le Chiese, tutte, sono docili strumenti degli Stati e forze della controrivoluzione. E in particolare nei paesi arabi e orientali i gli “islamici” reprimono le lotte e le organizzazioni della classe operaia.
Ma è una ben strana guerra questa, nella quale colpite non sono le forze armate e di polizia del “nemico occidentale” ma la popolazione comune, con attentati nei mercati, sui treni, ecc. Sono azioni il cui scopo non è diminuire la forza dell’avversario ma accrescerla, come la dimostrazione di Parigi conferma.
Quindi siamo d’accordo con loro: siamo in guerra! Una guerra contro la classe operaia mondiale, una quotidiana guerra per distogliere i lavoratori dalle loro lotte e dalla necessaria riorganizzazione, una guerra contro tutti i proletari del mondo che ovunque, al Nord come al Sud, in Europa come in Medio oriente, negli Usa come in Russia e in Asia rimangono, per necessità storica, l’unico vero e incontenibile nemico mortale di questa società oramai in putrefazione.
Contro i megafoni di regime, di destra e di sinistra, che pompano la loro apparente contrapposta ideologia, ben oleata a difesa di sua maestà il capitale, rispondiamo che in questo campo di battaglia tra gli imperialismi i proletari rischiano ancora una volta di essere travolti dalle divisioni nazionali, etniche e religiose, per soggiacere alla classe dominante, che è solo apparentemente divisa tra i due campi in lotta ma in realtà è unita nel difendere i suoi interessi e il suo potere.
Dalla parte dell’umanità lavoratrice sta soltanto la forza teorica e la prassi del comunismo. Solo in questa lotta finale sta il futuro, ed è su questo percorso che i proletari del mondo si devono ricollegare: Proletari di tutti i paesi unitevi.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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