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(3 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Contratti nel pubblico impiego

la vera posta in gioco sono la contrattazione e il potere di acquisto dei salari.

(11 Aprile 2005)

Appena passate le elezioni regionali è calato di nuovo il silenzio sul rinnovo dei contratti nella pubblica amministrazione che riguardano milioni di lavoratori e lavoratrici.

I dati diffusi sulla retribuzione lorda del personale sono ingannevoli perché fanno media anche gli stipendi, di migliaia di euro del personale diplomatico e dei prefetti. Un/a dipendente del comparto Autonomie Locali delle fasce medio basse non supera 1100 euro al mese. Se il Governo propone un aumento mensile di 95 euro (lordi!), Cgil Cisl Uil rispondono con 100 euro, una differenza troppo esigua per giustificare il mancato accordo.
Non la raccontano giusta !

Nessuno dice che questi aumenti sono lordi, non per tutti uguali e molto probabilmente legati alla contrattazione decentrata (col meccanismo di sistema di valutazione individuale…) e quindi nelle nostre tasche arriveranno al netto solo una quarantina di euro.

Se pensiamo al rincaro della benzina e delle bollette (ma escludiamo gran parte delle voci su cui si misura il costo della vita), gli aumenti non saranno nemmeno sufficienti a compensare gli ultimi rincari.

La proposta dei Confederali è quindi del tutto insufficiente a recuperare potere di acquisto degli stipendi e soprattutto non si rimettono in discussione istituti contrattuali che gravano sulla produttività collettiva e sui contratti decentrati determinando crescenti sperequazioni e un sistema valutativo, nelle mani dei Dirigenti, spesso causa di iniquità e divisioni e che non permette l’auspicato miglioramento dei servizi.

Confindustria ed Aran vogliono non solo contratti nazionali con aumenti irrisori, tutti al di sotto della inflazione reale ma il depotenziamento della stessa contrattazione nazionale e decentrata.

Lor signori pensano infatti di cancellare nella contrattazione decentrata ogni possibilità di progressione di carriera se non sulla base di criteri determinati dai Dirigenti (merito e produttività, quest’ultima scollegata dal potenziamento dei servizi) e nei limiti delle esigenze di bilancio che come sappiamo vedono ogni anno milioni di euro di tagli.

Se poi nella contrattazione nazionale si riducono le materie oggetto di trattativa sindacale, nella decentrata si rispettano i vincoli imposti dalla contrattazione nazionale limitando sempre più il potere delle RSU. L’aumento poi del 13% delle retribuzioni nell’ultimo quinquennio diventa ben poca cosa rispetto alla perdita di potere di acquisto del 20% solo negli ultimi due anni e mezzo (insomma si riducono i salari e le contrattazioni sulle materie che contano).

La vera posta in gioco quindi è abbassare il costo del lavoro e ridurre drasticamente il numero dei dipendenti pubblici per svuotare gli organici e favorire nuovi processi di esternalizzazione e di privatizzazione dei servizi, quei processi che alla fine hanno precarizzato il lavoro, ridotto i diritti e determinato l’aumento di molte tasse locali (mentre i vari manager delle nuove spa percepiscono stipendi di migliaia di euro mensili).

Governo e settori dell’opposizione di centrosinistra sono contrari al rafforzamento del servizio pubblico e alle nostre richieste di recupero del potere di acquisto rispondono con la proposta di aumenti irrisori e ad personam, e per ottenere ciò calpestano la dignità e i diritti di milioni tra lavoratori e lavoratrici.

Ancora una volta la politica dei redditi determinata dagli accordi del luglio 1993 (sottoscrivere contratti in base alla inflazione programmata) hanno indebolito il nostro potere di acquisto, mentre il potere di contrattare salario, diritti e dotazioni organiche è stato ridimensionato con gli ultimi contratti dove sempre più spazio trovano i codici disciplinari.

Con le briciole non si mangia!

Per il rilancio del servizio pubblico.
Per rinnovi contrattuali di 250 euro per recuperare il potere di acquisto perso negli ultimi anni.
Per nuovi istituti contrattuali che permettano la contrattazione su tutte le questioni legate alla gestione del lavoro.
Per abbattere il precariato nella pubblica Amministrazione.
Per arrestare la svendita dei servizi pubblici e i dilaganti processi di privatizzazione in atto.

COBAS Pubblico Impiego
aderente alla Confederazione COBAS

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