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L'ITALIA ACQUISTA TUTTI I 90 F35

(L’aereo più inaffidabile dell’intera storia dell’aeronautica militare)

(18 Febbraio 2015)

Nel bel mezzo del delirio bellicista di queste ore l’Italia ha confermato l’acquisto “in toto” degli F35 che, nel corso della campagna elettorale del 2013, il PD aveva promesso di ridurre di numero. All’epoca, Gennaio 2013, ci eravamo permessi di dubitare di quello pseudo-impegno pacifista e avevamo pubblicato sul sito “ http://sinistrainparlamento.it questo intervento che oggi vi riproponiamo come testimonianza (facilmente) premonitrice.
17 febbraio 2015

F35: E’ EVIDENTE CHE QUELLA DI BERSANI E’ STATA UNA “BOUTADE”, MA NELLA CAMPAGNA ELETTORALE NESSUNO PARLA DI POLITICA ESTERA (Gennaio 2013)

E’ fin troppo facile, con un gioco di parole, assegnare la sparata del segretario del PD, Bersani, circa il “taglio delle ali” all’acquisto degli aerei da guerra F35, alla categoria degli “affidavit” non affidabili.

E’ evidente che, anche nell’eventualità di un governo PD-SeL, ci sarà su quest’argomento, se mai capitasse di poterlo riprendere, una clamorosa marcia indietro per due motivi: il primo è quello della politica industriale (gli F35 sono assemblati in Italia, a Cameri, e quindi – nell’eventualità – verrebbe a mancare, sempre per stare nel solco del candidato premier del centrosinistra “un po’ di lavoro”), il secondo – assolutamente decisivo – la necessità dell’Italia di sostenere un livello di armamento in grado di rendere le sue forze armate all’altezza dei tanti impegni di guerra che sono chiamate ad affrontare, impegni di guerra è bene ricordarlo sempre confermati e sostenuti in Parlamento dal voto di ampie maggioranze bipartisan.

L’occasione però, almeno dal nostro punto di vista, è buona per far rimarcare che, nel quadro delle liti da cortile che caratterizzano la campagna elettorale, non trova quasi mai spazio la politica estera.

Eppure, nel breve periodo, il nuovo governo si troverà di fronte almeno quattro nodi, scorsoi, da sciogliere.

Proviamo a ricordarli:

1) Il ruolo dell’Europa. L’evidente “deficit democratico” che l’UE ha presentato nella gestione della crisi, l’eventualità di un referendum in Gran Bretagna, l’accentuarsi del meccanismo delle “due” (o addirittura “tre”) velocità nell’ambito dell’Unione sul piano economico e sociale costituiscono tutti temi sui quali si gioca la possibilità di un possibile futuro sviluppo democratico dell’Europa. Come affrontare questa prospettiva? Attraverso il rilancio dell’idea di Costituzione Europea e di un ampliamento di ruolo del Parlamento? Si tratta soltanto di ipotesi ma, considerato anche che nel 2014 ci saranno le elezioni europee, forse varrebbe la pena cominciare a discuterne;

2) Quale politica mediterranea? Siamo di fronte, sotto quest’aspetto all’evidenziarsi di due elementi di grande importanza, all’indomani della stagione delle cosiddette “primavere” e della tragica – non conclusa – avventura libica. Come si muoverà il governo israeliano condizionato dall’alleanza necessitata tra la destra e il centro e una ripresa di ruolo coloniale molto forte da parte della Francia che continua a considerarsi, non certo per un semplice moto di anacronistica nostalgia, la potenza “tutrice” della zona del Maghreb e delle sue immediate propaggini verso il centro del continente africano (ricordiamo come il Ciad e il Mali siano state colonie francesi). Negli anni’80 del XIX Secolo il ruolo della Francia rispetto alla Tunisia costrinse il governo Crispi (che comunque ammirava molto Bismarck) a stipulare la Triplice Alleanza. Non pensiamo si verificheranno, oggi, eventi del genere ma è evidente come un qualche riflesso sui pesi e contrappesi europei questo tipo di situazione dovrà pur ben rappresentarli;

3) La presenza italiana sui diversi punti di guerra in cui le nostre forze militari sono impegnate e sulla cui continuità il Parlamento – come ricordavamo all’inizio – continua a votare contrabbandandole da “missioni di pace”, come del resto fa il Presidente della Repubblica baciando il tricolore ogni qual volta, commosso, presenzia ai funerali di vittime di attentati e scontri a fuoco avvenuti proprio in occasione di quelle “missioni di pace”. Un esempio di assoluta ipocrisia nel comportamento istituzionale del Parlamento e delle massime cariche dello Stato che non ci si può limitare a stigmatizzare da lontano ma che richiederebbe una intensa e appropriata iniziativa politica;

4) Quale atteggiamento dovrà tenere il Governo Italiano nei confronti di quei paesi del BRIC emergente (Brasile, India, Cina, Russia) che stanno arretrando paurosamente sul terreno di una pur limitato processo democratico. Dell’atteggiamento della leadership di partito e governo in Cina, al riguardo dei diritti civili e politici, sappiamo bene mentre è in corso uno stretto giro di vite nella Russia di Putin, paese guida dei grandi evasori fiscali in Occidente: è notizia di ieri che la Duma ha abolito (sì: abolito) le elezioni regionali, affidando al Presidente Putin la facoltà di nominare i nuovi Governatori (proprio come si faceva in Italia con i podestà durante il fascismo o in Germania con i gauleiter durante il nazismo). Un tema questo, considerati i rapporti economici e commerciali intercorrenti tra l’Italia e la Russia davvero scottante.

Mentre i riflettori dei media sembrano tutti rivolti all’andamento dei sondaggi e alle questioni interne alle correnti di partito in una campagna elettorale lunghissima che, condotta in questa maniera, promette di risultare anche molto noiosa e di allontanare ulteriormente una quota di elettrici ed elettori dal voto, i temi che abbiamo cercato di ricordare in quest’occasione appaiono del tutto obliati , mistificati oppure usati per fare della propaganda, davvero un po’ troppo spicciola.

Un altro segnale della debolezza culturale del dibattito politico italiano, nel suo complesso.

FRANCO ASTENGO

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