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La banda del buco

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(6 Giugno 2012) Enzo Apicella

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Roma, Assistenti Specialistici in lotta

(22 Febbraio 2015)

romalottassist

Il campo degli Assistenti Specialistici è tanto diversificato quanto sconosciuto ai più. I pochi che ne hanno sentito parlare lo associano a quello, di cui ci siamo già occupati, degli AEC, gli operatori sociali che sostengono i disabili nelle scuole elementari e medie inferiori. In effetti, si può dire che gli Assistenti Specialistici svolgano funzioni analoghe nelle scuole secondarie di secondo grado, ma sulla base di un quadro normativo ancor meno definito di quello concernente i colleghi attivi nell’istruzione dell’obbligo. Certo, c’è una legge di riferimento che è la stessa valida per gli AEC, la n. 104 del 1992 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate): però questo provvedimento delinea la figura dell’Assistente Specialistico in termini generali - seppur chiari e legati all'idea di una condizione dignitosa - rinviando gli aspetti più concreti agli Enti Locali. In verità, solo in qualche Regione (come le Marche) si è provveduto ad una definizione relativamente adeguata del ruolo e della funzione dell’Assistente Specialistico, laddove a Roma e nel Lazio le cose sono andate molto diversamente. Le Linee Guida della Provincia di Roma sugli Assistenti Specialistici sono così stringate che fanno sembrare dettagliato il pur vago Regolamento Capitolino relativo agli AEC. In più, a monte, non vi è un CCNL di riferimento, perciò, in questi anni, la tendenza è stata quella di assumere secondo le forme contrattuali più disparate, tutte legate alla mancanza – totale o parziale – di tutele: contratti a tempo determinato, CoCoCo, CoCoPro, Ritenuta d’acconto, Partita Iva ecc..

Di questa situazione-limite abbiamo parlato con Antonio, Assistente Specialistico dalla solida formazione culturale (Laurea in Psicologia, Master in Terapia Comportamentale per l’Autismo) e promotore, con altri, delle iniziative di lotta che si sono sviluppate negli ultimi mesi, in gran parte volte ad ottenere un pieno riconoscimento della figura dell’Assistente Specialistico, sia a livello locale che nazionale. Del resto, la sua azione quotidiana nelle scuole è completare a quella dell’insegnante di sostegno, risultando indispensabile all’inclusione sociale di persone che presentano disabilità gravi: cecità, sordità, paraplegia, autismo. Come gestire comportamenti autolesionistici o aggressivi verso terzi, legati all’autismo severo? Come far comunicare con gli altri ipovedenti e sordi? Gli insegnanti di sostegno perlopiù non hanno una formazione adeguata in tal senso, sono in maggioranza normali professori di lettere, matematica ecc. che si acconciano a questa funzione sperando, in un secondo momento, di diventare docenti di ruolo. Per questo, le mansioni svolte dall’Assistente Specialistico sono importanti e sconfinano spesso nella didattica, come testimonia il fatto che ad essi spetta in larga misura la creazione di laboratori volti a stimolare le facoltà dei loro utenti.

Consapevoli di ciò, qualche mese fa, approfittando della visita della Ministra dell’Istruzione Giannini all’Istituto Tecnico Agrario Statale G. Garibaldi – nella zona est di Roma – gli operatori le hanno consegnato una lettera in cui rivendicavano il proprio essere dei lavoratori della scuola a tutti gli effetti, sostenendo che, "come il corpo docente, il personale ATA, i dirigenti scolastici" anche loro dovrebbero "essere assunti dal MIUR, attraverso una graduatoria che tenga conto sia della formazione specifica, sia degli anni di esperienza maturata sul campo e non dal caso, dalla simpatia, dalle disponibilità economiche degli enti, dai tagli sul sociale". Una svolta a 360 gradi rispetto al sistema attuale, in base al quale, intanto, fino a pochi giorni prima della riapertura delle scuole non si ha la certezza di lavorare: molto dipende dalla combinazione tra le necessità messe a fuoco dai presidi e i soldi di cui dispongono gli istituti. Inoltre, in assenza di una formazione definita per legge, le vie attraverso le quali si arriva a fare l’Assistente Specialistico sono molteplici. Per dire, in alcuni casi le famiglie stesse propongono alla scuola l’AEC che si è occupato del figlio alle medie inferiori, o anche l’assistente domiciliare di fiducia: il preside, per evitare complicazioni, spesso lo chiama a lavorare. Altre volte, gli Assistenti vengono forniti dalle cooperative, che però qui hanno un ruolo importante ma non esclusivo come nell’istruzione primaria. Ma non mancano vie amicali e parentali: presidi e docenti assicurano un’esperienza lavorativa e un (modesto) reddito a persone loro vicine. Il che non toglie che il personale sia spesso altamente qualificato, come nel caso del nostro interlocutore o dei tanti che provengono dall’Istituto Sant’Alessio, struttura specializzata nel sostegno agli ipovedenti. In linea di massima, però, all’Assistente Specialistico non viene richiesto un titolo specifico: chiamato direttamente dalla scuola o fornito da una cooperativa, sulla sua idoneità decide il preside, in base ai propri parametri ed anche in virtù della necessità di offrire un servizio qualsivoglia. A fronte di questa situazione caotica, che non fa bene né al lavoratore né all’utente, la richiesta di una formazione unica viene formulata in modo dettagliato. Essa dovrebbe omogeneizzare le competenze, cioè permettere ad ogni operatore – a prescindere dalla qualificazione pregressa – di potersi confrontare con tutte le forme di disabilità.

Ovviamente, non è solo per questa via che gli Assistenti potranno superare una condizione segnata dall’incertezza, garantendo inoltre un servizio di migliore qualità. Va superato il sistema che aggancia la possibilità di lavoro ai mutevoli giudizi di Scuole e Provincia, secondo una formula per cui ogni Istituto elabora un progetto che l’Ente locale esamina e poi finanzia. Per questa via, si creano talvolta situazioni disdicevoli, riguardanti, per esempio, istituti che ricevono fondi spropositati, perché magari hanno messo nero su bianco che su un utente si concentreranno quattro Assistenti (per farne lavorare, magari, soltanto uno). Per non dire del fatto che, quando gli operatori li fornisce la Cooperativa, è quest’ultima a scrivere il progetto, che però verrà presentato a nome della scuola. Articolando le richieste già fatte pervenire al Ministero dell’Istruzione, viene proposto che ogni scuola abbia un quantitativo di operatori fissi, a prescindere da quei cosiddetti progetti dai finanziamenti variabili, che fanno percepire un senso di fragilità ai singoli lavoratori. Peraltro, il grosso dei progetti non va oltre la definizione dell’attività quotidiana, laddove l’invenzione degli strumenti volti a facilitare i processi di apprendimento degli utenti – come i già citati laboratori (di dècoupage, di cucina o di altro) – è il più delle volte legata alle intuizioni del solo operatore. E’ vero, ci sono anche casi in cui nei progetti risultano inserite iniziative valide, ma non è detto che ad esse venga riservata una lunga vita. Ad esempio, al Garibaldi – scuola che dispone d’un vasto terreno – nel progetto è previsto da tempo un orto: i ragazzi autistici lo coltivano, con il sostegno degli Assistenti, e portano a casa i frutti (pomodori ecc.) del proprio lavoro, il che ha un valore terapeutico non indifferente. Bene, gradualmente si sta procedendo allo smantellamento di questo serio piano di attività, in conseguenza dell’affacciarsi di una Cooperativa che ha ottenuto l’assegnazione di diversi ettari di terra e d’un casale, proprietà dell’Istituto. La cooperativa è partecipata dalla scuola stessa e dai genitori di alcuni ragazzi autistici: oggi, forse, è sua intenzione mettere le mani sui finanziamenti relativi all’Assistenza Specialistica, in questo caso tra i più alti di Roma (circa 600000 euro annui).

Tanta grazia di Dio, tale da scatenare spinte concorrenziali, non deve far dimenticare una cosa: i fondi concessi alle scuole possono anche essere notevoli, ma ciò non toglie che si verifichino ritardi nel pagamento degli operatori. Quest’anno, a gennaio inoltrato, questi non avevano ancora ricevuto nemmeno lo stipendio di settembre: una situazione grave che ha innescato una dinamica di lotta che – partita dagli Istituti di Roma est – si è poi espansa nel resto della capitale. Gli operatori si sono spinti ad agitare la possibilità di una sospensione del servizio e, con piglio determinato, sono andati a chiedere spiegazioni alla Ragioneria di una Provincia che, in prossimità del proprio smantellamento, risulta ancor più inefficiente del solito. L’idea di uno sciopero in un settore delicato, ed il connesso danno d’immagine per l’Ente locale, hanno spinto a corrispondere, a breve giro, una prima tranche dei pagamenti (comprendente i mesi di settembre, ottobre e novembre). Ma a quel punto la lotta aveva già assunto connotati più generali: il 22 gennaio, in un presidio svoltosi al Campidoglio, gli operatori di Roma e provincia hanno rivendicato un mutamento complessivo della propria condizione. In quell’occasione hanno avuto occasione d’incontrarsi con due consiglieri di SEL (Azuni e Peciola) e, in modo imprevisto con il primo cittadino, Ignazio Marino. Quest’ultimo ha avuto un atteggiamento meno indisponente di quello che, normalmente, riserva ai lavoratori, dicendosi disponibile a confrontarsi con richieste precise. Ora, poco più d’una settimana fa gli è stata inviata via mail una lettera che – muovendo dal ruolo di Presidente dell’Area Metropolitana (sostitutiva della vecchia Provincia) del primo cittadino della Capitale – lo sprona ad affrontare complessivamente la questione, a partire dalla richiesta di dare un impulso affinché le parti della l. 104 riguardanti gli Assistenti vengano discusse in Parlamento e alla Conferenza Stato-Regioni. Nel caso il Sindaco non dia risposte nell’arco di una quindicina di giorni, ci si riserva di mettere in piedi nuove iniziative di lotta.

Un intento che, oggi, gli operatori si sentono pienamente in grado di sostenere. Infatti, nei giorni di più alta mobilitazione, gli Assistenti Specialistici hanno avuto modo di presentare le proprie istanze anche ai microfoni di Radio Onda Rossa, la storica emittente antagonista della Capitale. Una conseguenza diretta di ciò è stata che molti colleghi li hanno contattati, inviando un messaggio al recapito email fornito via etere: assistentispecialisticiromaest@gmail.com. Questa dinamica ha portato rapidamente alla creazione di un coordinamento, partecipato da diverse decine di persone. Un piccolo traguardo: sin qui, varie ragioni (la diversificazione contrattuale, il fatto di essere sparpagliati in una miriade di scuole) hanno impedito la creazione di collegamenti stabili, tanto che, un paio d’anni fa, un tentativo simile - scaturito da un altro (relativamente meno grave) ritardo nei pagamenti – si era spento in poche settimane. Oggi lo slancio appare diverso, anche se c’è ancora parecchia strada da fare. Risultano poco presenti, infatti, quelli trattati peggio, gli Assistenti forniti dalla cooperative che, alla comune mancanza di garanzie, uniscono un dato salariale sconcertante: dei 19 euro e venti centesimi l’ora corrisposti dall’Ente locale alla loro parte datoriale per il servizio, gliene arrivano, in media, circa 6 e 50. Il potere di ricatto delle Cooperative nei confronti dei propri dipendenti è purtroppo tale da inibire spesso la partecipazione alle lotte, ma i promotori del neonato Coordinamento non si scoraggiano e vanno avanti. Hanno molto da conquistare: prima del raggiungimento dell’obiettivo massimo (l’agognato riconoscimento da parte del Ministero della Pubblica Istruzione), vogliono che la loro figura sia intanto diversamente considerata a livello regionale; obiettivo legittimo, visto che in un ulteriore colloquio con la Ragioneria della Provincia, svoltosi ieri l’altro e segnato da positive rassicurazioni circa l’arrivo degli stipendi ancora in arretrato, gli è stato chiarito che, dall’anno prossimo, proprio alla Regione spetterà di definire il nuovo quadro di regole che li riguarda. La speranza è che il nuovo quadro normativo locale porti con sé una spinta al superamento di forme contrattuali che, oltre a eludere ogni garanzia, di fatto dissimulano la loro condizione di lavoratori subordinati. Si pensi, per esempio, a chi è a Partita Iva, rappresentato come libero professionista e “imprenditore di sé stesso” e in realtà obbligato ad entrare, in ogni giorno di lavoro, alle 9.00 per uscire alle 13.00: a lui non vengono riconosciute né la malattia né tutele sanitarie di qualsiasi tipo: le eventuali percosse ricevute, nella gestione dei comportamenti aggressivi degli utenti, non comportano nessun referto medico. Inoltre, come tutti gli altri suoi colleghi, da giugno a settembre, quando le scuole sono chiuse, non gli è garantita neppure l’indennità di disoccupazione.

Ma dal nuovo ruolo assunto dalla Regione, gli Assistenti Specialistici si aspettano anche altro, a partire da una prima regolamentazione di carichi di lavoro che per tradizione non gli competono, ma che nell’attività quotidiana non possono eludere. Portare in bagno i ragazzi, pulirli o dargli da mangiare: compiti esclusi dalle Linee Guida della Provincia e da cui sono invece sempre investiti. Poiché tali mansioni non spetterebbero neppure al personale ATA, una soluzione, per evitare una pratica sostanzialmente fuori legge, potrebbe essere quella di assegnarle ufficialmente agli Assistenti, inserendo la voce “bisogni primari” nella suddetta formazione riconosciuta ed aumentando di conseguenza gli stipendi.

E sin qui abbiamo parlato di oneri che comportano danni o fatica sul piano fisico, ma i risvolti della professione sono anche d’altra natura, più attinente alla sfera psicologica. Anche gli Assistenti sono soggetti a quella sindrome da stress, tipica delle attività “lavorative di aiuto”, che si chiama burn out, è che in Italia non è ancora ufficialmente riconosciuta. Il quotidiano farsi carico dei problemi di utenti con disabilità gravi, di cui si è spesso punto di riferimento esclusivo, può far “partire di testa” e produrre sintomi (depressione, inappetenza, scarsa voglia di agire) che andrebbero affrontati con il sostegno di psicologi, magari presenti nelle scuole stesse. Una problematica, questa, che assieme all’istanza di uscire da una condizione di precarietà estrema, accomuna gli Assistenti a tutti gli altri membri della vasta e composita famiglia degli Operatori Sociali.

Ma forse, per comprendere pienamente la compresenza di rivendicazioni specifiche e di tratti comuni con le lotte di altre figure professionali e sociali, è necessario attendere un passaggio cui il neonato Coordinamento intende dare vita non appena sarà possibile: l’indizione di un’assemblea cittadina in cui spiegare alla popolazione tanto il proprio vissuto quotidiano quanto i percorsi di autorganizzazione e la piattaforma rivendicativa di cui si è portatori.

Il Pane e le rose – Collettivo redazionale di Roma

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