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L'origine della vita

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(16 Agosto 2010) Enzo Apicella

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(21 Marzo 2015)

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Ipazia è stata la prima donna scienziata, che la Storia ricordi, la cui vita ed opere ci sono state tramandate da numerose testimonianze. Degna di impersonare una ricorrenza, come l'8 Marzo, nata per ricordare donne proletarie uccise dal lavoro salariato, e non il consumismo al femminile!
Era nata ad Alessandria d'Egitto intorno al 370 d. c. Ed assassinata l'8 Marzo del 415 da un gruppo di cristiani (i “Parabolani”), guidati da un predicatore di nome Pietro. Essi, dopo averla tirata giù da un carro, la trascinarono fino ad una chiesa dal nome Cesario; qui, strappandole le vesti, la uccisero, usando dei cocci, e portarono i brandelli del suo corpo nel cosiddetto “Cinerone”, bruciandoli per eliminare qualsiasi traccia.
Ipazia era stata una ricercatrice curiosa, mai sazia, sia astronoma, che matematica, che filosofa, che arrivò a progettare macchine relativamente complesse, per l'epoca; pagana, si interrogava, stilava ipotesi, consapevole della fallibilità del pensiero e della necessità del pensiero scientifico di subire eventuali trasformazioni. Intanto qualcosa stava cambiando: intorno a lei, che, fra l'altro, insegnava ciò che sapeva a chiunque le chiedeva, si sviluppava un movimento, che, anche se già presente da secoli nella città, registrava una forte ascesa fra i cristiani. Qualcuno di loro era anche suo allievo, visto che la convivenza tra cristiani, ebrei e “pagani”, era pacifica, nonostante le problematiche differenze di credo.
In particolare erano cambiate alcune cose proprio in quegli anni. A livello imperiale, la religione cristiana, dapprima perseguitata, era stata tollerata, con l'editto di Costantino del 313, e poi, addirittura, ”dichiarata religione ufficiale dell'impero”, con l'editto di Teodosio del 380, trovando l'accomodamento col potere, e divenendo, in tal modo, elemento chiave per il controllo sociale e per la repressione del dissenso.
Ha influito sulla vicenda di Ipazia il fatto che non si trattasse di un filosofo ma di una filosofa? Senza addentrarci, consideriamo che la nascente religione cristiana non rendeva pensabile ed accettabile una donna con le prerogative di Ipazia, ed il suo mito è anche dovuto al fatto che la sua morte, ispirata dal vescovo di Alessandria (significativamente fatto poi Santo...), è venuta prima dello tsunami cristiano, che ha spinto la donna nell'angolo, angosciata dal modello di Maria, madre di Dio, e zittita dai padri della chiesa; tutte quelle, che sono venute dopo, hanno dovuto prendere le distanze dai modelli femminili di riferimento, hanno dovuto elaborare identità diverse dall'uomo, hanno dovuto costruirsi come “donne di scienza”, in un mondo che ha costruito la scienza senza donne.
Da questo si possono formulare alcune considerazioni, e cioè, in primis, che il fondamentalismo non è mai morto. Ancora oggi si uccide e si fa uccidere in nome della religione ed anche nei nostri”civili” e materialistici paesi industrializzati avvengono assurde manifestazioni di oscurantismo, che, passando dalle eclatanti imprese dell'ISIS, vanno alla “civilissima America”, dove addirittura si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell'evoluzione di Darwin e si impone l'insegnamento del creazionismo.
La religione si è sempre intrecciata col potere economico e politico della classe al potere, ieri la nobiltà oggi i capitalisti, ed è sempre stata il paravento per le conquiste e lo sfruttamento di popoli e dei proletari. La religione è l'espressione della profonda miseria in cui l'uomo si trova: essa è da sempre ”l'oppio dei popoli”, e soprattutto oggi per quelle civiltà fortemente industrializzate, dove la maggior parte degli individui vive in condizioni economiche e sociali precarie e soli pochi, e ricchi, detengono il potere; proprio in queste società i poveri giustificano la loro miseria e trovano consolazione nella religione. Ma l'emancipazione da essa può scaturire solo da un'emancipazione politica, che soltanto una classe sociale universale può rivendicare, e questa classe è il proletariato, che è la classe che detiene in sé la forza di trasformare la società, perché è da essa che questa società dipende.
Il sapere e la conoscenza sono sempre stati una prerogativa della classe che detiene il potere, ed il conseguente sviluppo di scienza e tecnica è sempre avvenuto in funzione di esso e secondo i suoi indirizzi.
Il potere ha sempre cercato di tenere, ed il più possibile, i suoi sudditi nell'ignoranza; solo con l'avvento del movimento operaio nella Storia si sono ottenute alcune vittorie, che hanno permesso parzialmente l'obbligo allo studio. In questo senso, va ricordato che in Italia, fino al '65, dopo le scuole elementari c'era l'avviamento professionale, parcheggio per i figli dei lavoratori, e le scuole medie, per i figli della borghesia, oltre al fatto che non tutti i diplomi davano la possibilità di accedere all'università; solo le lotte del '68 sono riuscite a rompere del tutto questa gabbia, ma, nel momento in cui il movimento operaio è arretrato, la borghesia ha cercato di recuperare anche su questo piano il “terreno perduto”: vedi le logiche dei progetti delle presunte riforme di Berlinguer, Moratti, Gelmini, ed ora la”Buona Scuola” del Governo Renzi...

Alternativa di Classe

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