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Dubai - I lavoratori migranti si ribellano allo sfruttamento estremo

(26 Marzo 2015)

Scritto da Jack Rising, da www.marxist.com

Martedì 10 marzo, centinaia di lavoratori edili migranti hanno dato vita ad un breve sciopero illegale nel cantiere di Fountain Views a Dubai. Questo sciopero dimostra come le contraddizioni esplosive dovute al peggioramento delle condizioni di vita che devono affrontare i lavoratori migranti nel Golfo stanno raggiungendo un livello in cui la repressione e il ricatto non sono più sufficienti per frenare i lavoratori.

I lavoratori hanno scioperato in risposta ai recenti tagli salariali e ad un peggioramento della qualità dei pasti forniti dal loro datore di lavoro, l’Arabian Construction Company.

Nel giro di un'ora, la polizia locale è calata sui lavoratori in sciopero. Il generale Khamis Mattar Al Mazeina, comandante in capo della polizia di Dubai, parlando dopo lo sciopero ha spiegato che "La polizia di Dubai è intervenuta ed è riuscita a risolvere il problema in meno di un'ora, dopo che ai lavoratori è stato promesso che le loro richieste saranno considerate con attenzione". Potremmo chiedere ad Al Maeina: nell’interesse di chi saranno considerate attentamente le esigenze? I lavoratori o i padroni?

Negli Emirati Arabi Uniti (UAE), lo Stato fornisce una grande copertura alle grandi imprese di costruzione e alle altre imprese che assumono lavoratori migranti. Ad esempio, gli Emirati Arabi Uniti, insieme ad altri paesi del Golfo, utilizzano il sistema "Kafala" per non perdere le tracce dei loro lavoratori migranti. Questo sistema offre alle aziende private l'autorità di emettere visti di lavoro per i propri dipendenti e determinare il loro status giuridico. Gli abusi sono all'ordine del giorno in quanto i datori di lavoro sono in grado di minacciare i propri dipendenti con l’espulsione se non stanno in riga.

Il sistema Kafala è uno dei motivi per cui negli Emirati Arabi Uniti la forte classe operaia di quasi otto milioni di migranti tende a non scioperare spesso nonostante le terribili condizioni di lavoro. Un’altra ragione per la mancanza di proteste è che i sindacati, gli scioperi e le manifestazioni pubbliche sono addirittura illegali. Pertanto, quando l’Arabian Construction Company dice che "La situazione è gestita in conformità con le leggi e i contratti di lavoro degli Emirati Arabi Uniti." occorre tener presente che le leggi sul lavoro stabilite dallo stato favoriscono in modo schiacciante i padroni.

Nonostante tutto questo, i lavoratori a Fountain Views sono scesi in strada. Il capitalismo sta costringendo sempre più i lavoratori migranti e i lavoratori di tutto il mondo, a combattere contro lo sfruttamento brutale del sistema, senza curarsi delle difficoltà.

Mentre il capitalismo a livello internazionale è in profonda crisi, senza alcun recupero reale in vista, i governanti degli Emirati Arabi Uniti stanno tentando di mettere un cerotto sul loro sistema decadente attraverso un massiccio piano di investimenti nelle costruzioni. Ad esempio, il governo sta sviluppando un grande aeroporto a Dubai, che avrà un costo di 32,7 miliardi di dollari. Inoltre, gli Emirati Arabi Uniti ospiteranno l’Expo del 2020 creando così un enorme boom nell’edilizia.

I capitalisti degli Emirati e il loro stato temono qualsiasi interruzione del lavoro in quanto potrebbe essere un esempio per milioni di altri lavoratori migranti. Ci sono molte possibilità per un movimento su ampia scala di questi lavoratori. Nel corso di questo nuovo boom edilizio molti di loro arriveranno a capire che senza il loro duro lavoro non ci sarebbero profitti da accumulare per i padroni. I lavoratori acquisiranno la fiducia nella lotta. Visto attraverso questa lente diventa evidente la ragione per cui le autorità erano così ansiose di fermare lo sciopero.

Una lotta contro gli Emirati della repressione e dello sfruttamento estremo significherebbe una lotta per un sistema in cui la classe operaia tuteli i propri interessi e possieda la ricchezza che fino ad ora è stata prodotta solo per la classe dominante; questo significherebbe una lotta per il socialismo.

marxismo.net

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