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Per la liberazione di Giuliana, per la libertà degli iracheni dagli invasori!

(18 Febbraio 2005)

Del rapimento di Giuliana Sgrena come dell’incolumità di qualsiasi occidentale – per l’oggi e per il futuro prossimo – sono totalmente responsabili i governi -in primis quello italiano- che hanno aggredito il popolo iracheno e continuano ad occuparne il territorio seminando morte, rapina, saccheggio e distruzioni.

Per il movimento è necessario (per le sue ragioni e per la stessa sorte di Giuliana) rafforzare la condanna dell’azione interventista e guerrafondaia del governo Berlusconi ribadendo la richiesta del ritiro immediato delle truppe occidentali senza se e senza ma.

Ci pare che l’appello di Giuliana vada nella stessa direzione: nella sua drammatica richiesta di aiuto si rivolge al movimento contro la guerra perché faccia una battaglia forte per mettere fine alle sofferenze del popolo iracheno e lo liberi da un’occupazione che non vuole e contro cui continua a resistere.

Non ci sembra che di questa necessità si siano fatte carico le forze dell’Ulivo né in passato né in risposta all’appello di Giuliana. Solo la propaganda di Berlusconi può far passare come vero rifiuto dell’occupazione il voto contrario al rifinanziamento della missione militare italiana in Iraq da parte di una balbettante e spaccata FED che continua a dichiararsi “disponibile a cambiare posizione” di fronte a “passaggi concreti del governo” che tenendo conto “delle novità elettorali” vadano nella direzione di una “rivalutazione del ruolo dell’ONU”. Da Rutelli a Prodi, da Fassino a Bertinotti si sprecano le dichiarazioni di non belligeranza contro questo governo.

La verità è che il sequestro di Giuliana Sgrena sta rappresentando una nuova occasione, dopo la vergognosa esaltazione trionfalistica del “democratico voto iracheno” (tanto democratico da riguardare meno del 30% della popolazione), per quanti intendono legittimare lo stato di cose presenti magari dipingendo di blu gli elmetti delle truppe di occupazione e marchiandoli ONU.

Seppure in forme meno nette per l’approssimarsi delle elezioni nella nostrana Italietta, si sta materializzando il clima di Union Sacré Nazionale e di ipocrita esecrazione antiterroristica che avevamo già visto nel caso del sequestro delle due Simona e che non a caso rappresentò un freno alle mobilitazioni del movimento no war ed un affondo per depotenziarne le ragioni politiche, l’autonomia e la sua stessa sopravvivenza.

Persino per questa manifestazione, sentita profondamente da tutti noi, si è lavorato perché si trasformasse in “una manifestazione di voci soffuse” come dice Prodi, con un carattere umanitario che mettesse d’accordo tutti, persino chi questa aggressione ha voluto e difeso. Certo saranno tante le immagini di Giuliana in questo corteo ma questa non deve essere la manifestazione per la liberazione di un’italiana ma per la liberazione di milioni di iracheni ostaggi delle truppe occupanti.

Ritiro delle truppe, quindi, senza i se ed i ma che anche a sinistra si cominciano a pronunciare ed anche senza quell’ONU che ha legittimato la prima aggressione dell’Iraq ed un embargo di 10 anni; per l’autodeterminazione dell’Iraq devono caratterizzare questa manifestazione e la ripresa, sempre più indispensabile, delle mobilitazioni di tutto il movimento mondiale contro la “guerra infinita”.

In piazza il 19 Febbraio verso un 19 Marzo mondiale contro la guerra:

Gli avvenimenti di questi ultimi mesi stanno, tragicamente confermando che l’Enduring Fredoom di Bush e delle altre potenze occidentali non conoscerà soste nel suo, obbligato, percorso di aggressione, rapina e di assoggettamento di interi popoli e paesi.

L’Iran, la Corea del Nord, la Siria…l’Asia Centrale…la regione del Darfur in Sudan, il Congo, la Costa d’Avorio…l’intera America Latina sono diventate Target dell’imperialismo, sia di quello stellastrisce che di quello (felpato) dell’Unione Europea.

E dove non arrivano - ancora per il momento - i bombardieri sono attivi, a pieno regime, gli strumenti del “libero commercio e del mercato” per manomettere gli stati, deregolamentare le economie ed imporre enormi privilegi per le imprese e le filiere multinazionali.

Una forte denuncia di questa situazione è venuta dal recente Forum Sociale di Porto Alegre il quale – nel raccogliere ed amplificare la protesta sociale che si esprime a scala globale – ha rilanciato, la necessità di una mobilitazione internazionale, per il prossimo 19 Marzo, contro la guerra, contro la diffusione delle basi militari nel mondo e per il drastico taglio delle spese belliche.

Una indicazione di lotta da raccogliere e generalizzare, proveniente, principalmente, come recitava uno striscione a Mumbay, in India, da coloro che ogni mattina si alzano dal lato sbagliato del capitalismo,

Nessuna artificiosa contrapposizione – quindi – tra l’importante azione di attiva condivisione e di mobilitazione per la libertà di Giuliana Sgrena ed il percorso di costruzione della giornata di lotta internazionale del 19 Marzo per far risuonare in tutto il mondo il rifiuto delle aggressioni imperialiste!!

Rifiutiamo la paralizzante logica dell’Unità nazionale, comunque mascherata, preservando l’autonomia, la ricchezza politica e la radicalità del movimento no war!!

I/Le compagni/e di Red Link

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