il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

La fatalità dominante

La fatalità dominante

(26 Novembre 2011) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

  • E' uscito il n. 77 di "Alternativa di Classe"
    (23 Maggio 2019)
  • costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

    SITI WEB
    (Di lavoro si muore)

    Venerdì 11 Aprile 1975. La Strage e la Poesia

    La sciagura di Sant’Anastasia 40 anni dopo nel testo di E’zezi

    (11 Aprile 2015)

    lastrageelapoesia

    (Comunicato radiofonico)
    “…Qui Napoli. Vi parla Luigi Necco. 11 morti e un disperso, un operaio che manca tuttora all’appello. Questo è il tragico bilancio dello scoppio avvenuto ieri alla Flobert’s, una fabbrica per munizioni per armi giocattolo si S. Anastasia, un comune alle spalle del Vesuvio. I feriti sono 10, due hanno riportato gravi ustioni, cinque sono donne. Il Ministro dell’Interno ha disposto un’inchiesta. Ma sembra accertato che nella fabbrica di S.Anastasia si procedeva a lavorazioni non autorizzate per micidiali armi giocattolo. Al momento del primo scoppio , nella fabbrica si trovavano 60 persone, in maggioranza donne. Nella baracca vicino alle 200.000 cartucce già preparate si trovavano 13 operai, scaraventati fino a 100 metri dal luogo dove lavoravano: 11 sono morti, uno è ferito, uno è disperso. Stamattina si stanno cercando sue notizie o sue tracce sotto le macerie polverizzate. Finora è stato possibile identificare solo cinque delle 11 vittime. Dieci dei morti erano stati assunti appena due settimane fa. Non erano più contadini, non erano ancora operai: per sfuggire alla disoccupazione e alla miseria avevano accettato un compromesso con la morte, lavorando in uno stabilimento che nonostante leggi e regolamenti si è dimostrato insicuro al pari delle micidiali baracchette dove si fabbricano fuochi di artificio. A voi Roma. (…) Il Presidente della Repubblica Leone, non appena appresa la notizia della sciagura ha espresso il suo cordoglio ai familiari delle vittime”

    Con queste note asettiche e fredde nella loro prosa “istituzionale”, il Gruppo operaio E’zezi sceglie di introdurre la lunga ballata dedicata alla strage di Masseria Romani, datata all’11 aprile 1975.

    Giuseppe Mosca, 20 anni; Antonio Tramontano, 21 anni; Giuseppe Sorrentino, 22 anni; Antonio Savarese, 23 anni; Mariano Barra, 24 anni; Giovanni Esposito, 25 anni; Antonio Frasca, 25 anni; Michele Allocca, 32 anni; Michele Esposito, 34 anni; Giovanni Caruso, 35 anni; Giovanni Cerciello, 39 anni; Vincenza Floro, 42 anni.

    Questi i nomi delle vittime. Così come si leggono nel monumento eretto in memoria della tragedia, nella località di Masseria Romani, nella strada che ancora mostra i ruderi della fabbrica esplosa 40anni fa,e il nome significativo di “Via dei caduti sul Lavoro”. “Mezz’ora dopo gli scoppi molti compagni del Gruppo operaio sono già là(…) Grande è l’emozione e la rabbia di tutti i lavoratori, particolarmente della nostra zona. Pensiamo di fare un canto cronaca, per testimoniare e non dimenticare una giornata di tremendo lutto per i proletari. Al canto, scritto in dialetto, affianchiamo una serie di diapositive, dalle quali risulta evidente che la Flobert’s (“quattro baracche”) non offriva nessuna garanzia e sicurezza per quel tipo di lavoro” (dall’opuscolo allegato al primo LP degli E’zezi “Tammurriata dell’Alfasud”, 1976).

    Pasquale Bernile, Luigi Cantone, Marcello Colasurdo, Ciro de Cicco, Pasquale de Cicco, Angelo de Falco, Antonio de Falco, Nino di Marzo, Matteo d’Onofrio, Vincenzo Panico, Antonio Sodano; sono i nomi dei componenti del Gruppo, composto in massima parte di operai dell’Alfasud e di altre fabbriche del comprensorio vesuviano, cui si aggiungono un musicista già “formato”, Pasquale Terracciano, e un Giovanissimo Daniele Sepe, destinato a futura, luminosa carriera artistica. Gruppo formatosi nel ’74, sull’onda di un fenomeno che vedeva la momentanea crisi di creatività dei “cantautori militanti” del post ’68 (il veneziano Bertelli, il romano Pietrangeli, il milanese della Mea) e la l’affermazione di autori di estrazione popolare e operaia, come il toscano Bandelli e, appunto, il Gruppo operaio di Pomigliano, E’zezirappresentarono per diversi anni l’esperienza più avanzata di un fenomeno culturale e politico del tutto peculiare, teso a conciliare tradizione folclorica, uso del dialetto e impegno politico. Il Gruppo, in seguito a un dibattito serrato, prese la decisione di pubblicare il Disco di cui “A’Flobert” fa parte, nelle Edizioni de “I dischi del Sole”, storica Etichetta dei Circoli Gianni Bosio e dell’Istituto Ernesto de Martino, già da anni punto di riferimento per militanti politici e studiosi.

    “…Il tono narrativo è quello della Sceneggiata, con il racconto passo per passo, lo spazio ai sentimenti ed alla loro espressione anche patetica, l’invettiva e le lacrime. Ma è una Sceneggiata nuova, perché oggi sono sempre più i proletari napoletani che sanno risalire dai dolori individuali alle cause generali. Perciò la conclusione ‘o’communismo è ‘a libertà’ non è uno slogan sovrapposto, ma una conseguenza che viene dall’interno dei fatti. In questo ‘A’Flobert’ si ricollega, oltre che alla Sceneggiata, a tutta una tradizione di canto politico operaio. Basti pensare all’inizio, con uno stilema tipico della canzone operaia narrativa: la data e il luogo” . Con queste parole Sandro Portelli, storico, ricercatore, uno dei massimi esperti di “canto sociale” nel panorama internazionale, recensiva il testo della Canzone, sulla Rivista del Nuovo Canzoniere italiano, nel marzo del 1977.

    I componenti del Gruppo tornarono ad interessarsi della Tragedia di Masseria Romani per molti anni.

    “Alla tragedia, al dolore, ai danni di tante famiglie proletarie, si è aggiunta anche la beffa. Dopo molte proposte di solidarietà, effimeri aiuti, promesse della Regione e della Prefettura, alterne vicende per la ricostruzione, la fabbrica non è stata più riaperta. Gli operai scampati sono stati licenziati nel febbraio di quest’anno. Lo abbiamo saputo da uno di loro quando, nell’aprile, a un anno di distanza dalla sciagura, abbiamo voluto ricordare le vittime con alcune manifestazioni ‘per il diritto al lavoro e alla salute in fabbrica’, che abbiamo organizzato con il Centro Democratico Antifascistadi S.Anastasia e altri compagni della zona di S.Anastasia, Saviano, Frattaminore e Parete”. Con questi ricordi il Gruppo sceglie di terminare il proprio omaggio alle vittime di quella strage nello scritto allegato al loro già citato disco, in quel lontano 1976. Gli autori ebbero anche l’onore di vedersi la canzone richiesta dal grande Pino Daniele, che iniziava all’epoca la sua fulgida carriera; richiesta che venne cortesemente rifiutata. Ancora a metà anni ’90, “A’Flobert” veniva eseguita al termine dei concerti di “E’zezi” in tutta Italia, dopo che la voce possente di Colasurdo aveva ricordato gli eventi che ne avevano ispirato il drammatico testo.

    Viernarìunnice aprile
    'a Sant'Anastasia
    nu tratto nu rummore
    sentiett' 'e ch' paura.

    Je ascevo 'a faticà
    manc'a forza 'e cammenà
    p'à via addumandà
    sta botta che sarrà.

    'A Massaria 'e Rumano
    na fabbrica è scuppiata
    e 'a ggentecafujeva
    e ll'atecachiagneva.

    Chi jeva e chi turnava
    p'à paura e ll'ati botte
    ma arrivato nnanz' 'o canciello
    maronn' e ch' maciello!

    Din'tvuliettetrasì
    me sentiette ' e svenì
    'nterr' na capa steva
    e 'o cuorpo n' 'o teneva.

    Cammino e ch' tristezza
    m'avoto e ncopp' 'a rezza
    dduje pover' operaje
    cu 'e carne tutt'abbruciat'.

    Quann' arrivano 'e pariente
    'e chilli puverielle
    chiagnevano disperati
    pè 'lloro figlie perdute.

    «'O figlio mio addòstà
    aiutateme a cercà
    facitelopè pietà
    pèfforzaccàaddastà».

    «Signònunalluccate
    ca forse s'è salvato»
    e 'a mamma se vàavvutà
    sott' 'a terra ' o vede piglià.

    Sò state duricie ' e muorte
    p'è famiglie e ch' scunfuorto
    ma uno nun s'è trovato
    povera mamma scunzulata.

    Sòarrivat' 'e tavule
    e 'a chiesa simmo jute
    p'ò l'urdemo saluto
    p'ecumpagnesfurtunate.

    P'emmanenuje pigliammo
    tutti sti telegrammi
    sò lettere 'e condoglianze
    mannatepècrianza.

    Atterrà l'ajmm' accumpagnat'
    cu arraggiar'a 'ncuorpo
    e 'ncopp' 'a chistimuort'
    giurammo ll'atapavà...

    E chi và 'a faticà
    pur' 'a morte addàaffruntà
    murimm' 'a uno 'a uno
    p'e colpa 'e 'sti padrune.

    A chi ajmmaaspettà
    sti padrunea'cundannà
    ca ce fanno faticà
    cu 'o pericolo 'e schiattà.

    Sta ggente senza core
    cu 'a bandiera tricolore
    cerca d'arriparà
    tutt' 'e sbagli cafà.

    Ma vujenun'òsapite
    qual'è 'o dolore nuosto
    cummigliate cu 'o tricolore
    sti durici lavoratori.

    Ma nuje l'ajmm' capito
    cagnamm' sti culuri
    pigliammo a sti padrune
    e mannammel' 'affanculo.

    E cu 'a disperazion'
    sti fascisti e sti padrune
    facimmo un ' muntone
    nu grand' fucarone.

    Cert' chisto è 'o mumento
    e 'o mumento 'e cagnà
    e 'a guida nostra è grossa
    è 'a bandiera rossa.

    Compagni pèluttà
    nun s'addaavè pietà
    me chesta è 'a verità
    'o comunismo è 'a libertà.

    Leonardo Donghi

    5998