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Sulla intervenuta impossibilità di collaborazione con l’editore Zambon

(5 Giugno 2015)

groverfurr

Grover Furr

Recentemente avevo raggiunto con Giuseppe Zambon l’intesa per pubblicare in coedizione il libro di Grover Furr Kruscev mentì. La scelta di Zambon di editare Capire la Russia e, soprattutto, le motivazioni da lui addotte a sostegno convinto di questa scelta sono ostacolo insormontabile alla attuazione di quell’intesa. Ma, piuttosto che liquidare la faccenda con poche righe formali indirizzate alla Zambon Editore, ho ritenuto necessario circostanziare meglio questa decisione intervenendo nel dibattito – ormai pubblico – sulla scelta – politica, non soltanto editoriale – di Zambon, sia per confrontare con i compagni il mio punto di vista su quelli che – è mia convinzione – debbano essere i criteri che debbono orientare il lavoro di un editore comunista, sia nella speranza – per la verità estrema e improbabile – che lo stesso Zambon, almeno questa volta, ammetta di aver sbagliato e receda da posizioni aberranti e pericolose, recuperando una coerenza e un impegno di anni che servirebbero più che mai ai comunisti.
Purtroppo, però, temo che egli sia refrattario alle autocritiche.
Non l’ha fatta dopo aver tentato proditoriamente di “far fuori” le Edizioni La Città del Sole dal rapporto con Grover Furr brandendo la traduzione originariamente approntata per noi e di cui aveva avuto la disponibilità. Ottenne l’effetto opposto guadagnandosi, invece, soltanto una meritata figuraccia con il compagno Furr che – all’opposto delle sue aspettative – rafforzò la sua fiducia in me e nelle Edizioni “La Città del Sole”. Costretto a far macchina indietro, Zambon non accennò minimamente a nessuna autocritica. Pazienza: trattandosi di una grave scorrettezza – pur grave – e di una contraddizione tra due compagni (o tra due case editrici… “militanti”), si poteva anche attendere tempi migliori; tanto più che, se “mettere la politica al primo posto” voleva dire far uscire quell’importante libro al più presto, si poteva perfino glissare su comportamenti indecenti e sulle mancate autocritiche.
Ma l’autocritica Zambon non l’ha fatta neppure in questo caso – la pubblicazione di Capire la Russia –, che ha giustamente suscitato clamore perché è questione molto più importante e di gran lunga più grave.
A tutti, per mille motivi – a volte anche molto seri – può capitare di commettere un errore. Anche ad un editore, che può sbagliare nel pubblicare un titolo, anche se, in questo caso, si è trattato di un errore molto grave e difficilmente giustificabile perché i suoi contenuti sono in palese contraddizione con la linea politica della casa editrice, con il coerente impegno dei collaboratori e con le sacrosante aspettative dei suoi lettori. Per di più l’autore non è sconosciuto e ben si sa delle sue appartenenze e delle sue collaborazioni. Come sperava Zambon che la sua scelta non finisse per suscitare disappunto e contraddizioni, dentro e fuori della casa editrice?!?
Ma – cosa acor più grave – Zambon, invece di riconoscere d’aver preso una sonora cantonata, ha addirittura rivendicato la giustezza della sua scelta con argomentazioni o risibili (quelle tratte dall’esperienza storica, di cui mostra di non aver capito il senso o di averlo inesplicabilmente smarrito: la risposta che, a mo’ di esempio, gli hanno dato i compagni milanesi su Togliatti e la “svolta” di Salerno è rapida ed esemplare), o inammissibili perché tratte direttamente dal ciarpame demagogico proprio dei “rossobruni” (il totalizzante “antiamericanismo”, ad esempio, ecc.), o di un semplicismo aberrante e pericolosissimo (tutto sommato, tolti Gladio, gli squadroni della morte, Pravi Sector e casa Pound, a dire di Zambon si potrebbero e dovrebbero cercare “alleati” anche nelle più fetide fogne…). Né può confortare queste posizioni il rinvio a personaggi – di cui i più anziani ancora ricordano le assurde corrispondenze da Mosca – che, con l’abituale sicumera, sta commettendo gli stessi errori di Zambon e che non costituirà mai un riferimento per nessun comunista.
Incomprensioni, errori e paradossi che hanno la radice in una concezione approssimativa, rozza e, in ultima analisi falsa e aberrante di alcune categorie.
Quella delle “alleanze”, ad esempio che, – assolutizzata, enfatizzata oltre ogni logica e appiattita al di fuori di ogni impostazione classista – azzera le differenze e conduce ad esiti allucinanti. Un percorso non lontano né dissimile da quello imboccato molti anni fa dal revisionismo che, attraverso la deriva dell’interclassismo, finì per smarrire tutti i propri riferimenti critici e propositivi, teorici e politici: uno dei “gap” più pesanti e difficili ancor oggi da superare.
Di qui altri errori che, dietro il palese e colpevole semplicismo, nascondono insidie micidiali: non ci sono “purezze” o “idiosincrasie” ideologiche né di “istanze morali” si tratta, ma di irrinunciabili ancoraggi – teorici e politici – di rigore e di coerenza.
Questioni molto serie e complesse che dovremmo – non qui, non ora, ovviamente – deciderci ad affrontare.
Sono intervenuto in questa discussione perché l’editoria, come strumento della lotta di classe sul fronte culturale, è l’ambito in cui da molti anni ho deciso di realizzare il mio impegno militante, e che esige, però, rigore, coerenza e grande senso di responsabilità verso il proprio pubblico, soprattutto quello – come il mondo giovanile – che dobbiamo contribuire a formare. Non sono ammissibili né leggerezze, né esemplificazioni o scivoloni. Soprattutto su terreni attualissimi come quelli dell’antifascismo e dell’antimperialismo di cui non basta celebrare l’epopea ma di cui occorre anche smascherare e combattere le ingannevoli rappresentazioni nelle forme reali in cui agiscono surrettiziamente nel nostro tempo e che non sono soltanto quelle truculente, senza maschera (tipo Gladio, gli squadroni della morte, Pravi Sector e casa Pound). Tutti – Zambon compreso – sappiamo benissimo che fin dalle origini (partito nazional-“socialista”) e, perfino, nel suo epilogo (repubblica “sociale” italiana) il nazifascismo ha mascherato la sua natura reazionaria e provato a captare ingannevolmente consensi facendo leva su bisogni sociali e, ad un tempo, agitando strumentalmente tematiche nazionaliste. Questo camuffamento demagogico e insinuante è una costante pericolosissima che deve non solo far tenere alti i livelli di vigilanza, ma ci deve impegnare per il suo smascheramento. È inammissibile cadere nella trappola sottacendo, sminuendone la pericolosità o avallando queste posizioni ingannevoli o, addirittura, veicolandole e accreditandole noi stessi (magari pubblicando un loro libro…) in nome di una sbrigativa e assurda concezione delle “alleanze”. Zambon si rende conto di quali e quante responsabilità si è caricato in questa delicatissima fase dello scontro di classe, nei confronti dei popoli in lotta contro l’imperialismo, del proletariato, dei compagni, dei giovani?
È evidente che, a questo punto, non esistono più le condizioni politiche per dar seguito all’intesa – del resto già faticosamente e dolorosamente raggiunta – di pubblicare, in coedizione tra le Edizioni “La Città del Sole” e la “Zambon Editore”, il libro del compagno Grover Furr Kruscev mentì. Di questa scelta occorreva informare doverosamente anche i compagni e i potenziali lettori.
I motivi di questa decisione sono assolutamente chiari.
In primo luogo non posso ripagare la lusinghiera stima e la fiducia del compagno Furr estendendo, in questa situazione, il diritto di pubblicazione in italiano del suo libro ad una casa editrice che si avventura consapevolmente su un tal terreno..
In secondo luogo non posso e non debbo ignorare quello che non è più lo “scivolone” o un “infortunio” editoriale, ma una intollerabile scelta politica ostinatamente sostenuta da assurde giustificazioni che non possono essere né condivise né tollerate e che impediscono evidentemente qualsiasi forma di collaborazione. Con questo vado, purtroppo, ad archiviare l’ipotesi, da me per anni vagheggiata, di giungere – attraverso le collaborazioni e il coordinamento dei programmi – alla costituzione di un “polo editoriale” capace di raggiungere la massa critica necessaria perché questo strumento di lotta sia pienamente funzionale ai compiti dei comunisti in questa fase dello scontro di classe.
Resta il rammarico per il ritardo ulteriore che subirà la pubblicazione di Kruscev mentì, perché bisognerà riprendere e terminare una nuova traduzione. A meno che chi detiene la traduzione già pronta da mesi e mesi (e che, oggi, per “merito” di Zambon è diventata del tutto inutilizzabile) non decida diversamente scegliendo di non farsi travolgere dalla critica di massa, prendendo le dovute distanze dalle scelte sciagurate di Zambon e dalle sue giustificazioni circa le “alleanze” con i fascisti “rossobruni”, e renda, quindi, subito nuovamente disponibile quella traduzione.

Sergio Manes
Edizioni “La Città del Sole”

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