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(19 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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APPELLO ALLA DIRIGENZA DELL'UNIONE SINDACALE DI BASE IN MERITO ALLA DECISIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE CONFEDERALE DI ADERIRE AL TESTO UNICO SULLA RAPPRESENTANZA DEL 10 GENNAIO 2014

(7 Giugno 2015)

Quello del 10 gennaio 2014 fra Confindustria e sindacati confederali (Cgil, Cisl, Uil) – denominato “Testo Unico sulla Rappresentanza” – è l'accordo sindacale più corporativo del secondo dopoguerra.
Con esso la minoranza di ogni RSU deve sottomettersi alle decisioni della maggioranza, a pena di sanzioni, anche economiche. Ciò significa che, se la maggioranza della RSU sigla un accordo aziendale peggiorativo per i lavoratori, i delegati della minoranza non possono indire scioperi contro di esso.
Il Testo Unico stabilisce poi che possano far parte delle RSU e godere delle cosiddette prerogative sindacali solo i sindacati che lo sottoscrivono. Infine conferma la derogabilità al contratto collettivo nazionale di lavoro, su quasi tutte le materie, sancendone la demolizione.
Naturalmente, un sindacato che non sottoscrivesse tale accordo, sarebbe libero di organizzare scioperi, senza dover sottomettersi al volere della RSU ma si troverebbe privato delle prerogative sindacali, cioè i cosiddetti “diritti del sindacato in azienda”: partecipazione alla RSU, permessi sindacali, possibilità di indire assemblee sul luogo e in orario di lavoro, disponibilità della bacheca sindacale, riscossione delle quote sindacali col metodo della delega (l'azienda preleva dal salario del lavoratori la quota sindacale e la gira al sindacato). Questo a meno che non abbia la forza di costituire, contro l'azienda e i sindacati firmatari del Testo Unico sulla Rappresentanza, una RSA.
Il sindacalismo di base inizialmente ha rigettato il Testo Unico compattamente. Successivamente, però, vi hanno aderito la Confederazione Cobas e pochi giorni fa l'ORSA.
La motivazione adotta è semplice: si ritiene che non sia possibile svolgere attività sindacale senza le prerogative sindacali sopra menzionate.
La storia del movimento operaio e sindacale fornisce invece l'insegnamento opposto. Il sindacalismo di classe è nato e cresciuto senza questi “diritti del sindacato in azienda”: le assemblee si svolgevano nella sede territoriale del sindacato, le Camere del Lavoro, sacrificando il tempo libero, lontano dagli occhi delle spie padronali, in riunioni che coinvolgevano i lavoratori al di sopra delle divisioni aziendali, rafforzando così i legami di fratellanza di classe; i militanti sindacali svolgevano la loro attività senza permessi ed erano un esempio di dedizione e sacrificio per la causa di fronte agli altri lavoratori; le quote d'iscrizione al sindacato erano raccolte direttamente dai militanti sindacali in fabbrica, con una rete di cosiddetti “collettori”, senza che i soldi del sindacato, e la lista dei suoi iscritti, passassero in mano all'azienda.
Le grandi conquiste del secondo dopoguerra sono state frutto di una forza operaia costruita con questo sindacalismo, negli anni '50 e '60, in virtù della tradizione classista della parte più combattiva della classe operaia, inquadrata allora nella CGIL, che affondava le sue radici nelle grandi battaglie degli anni di fuoco della lotta di classe, in Italia e nel mondo, successivi alla prima guerra mondiale.
I diritti sindacali in fabbrica sono giunti quando la forza della classe operaia era al suo apice, proprio allo scopo di allontanarla dalle sue tradizioni e dai metodi della lotta di classe. Infatti, se da un lato questi “diritti” hanno agevolato l'attività sindacale all'interno delle aziende, dall'altro essi hanno agito come forza corruttrice, sono stati la base materiale del sindacalismo collaborazionista, concertativo, aziendalista e non sono serviti a difendere le passate conquiste ottenute con la forza, che ora il padronato sta sottraendo una ad una alla classe lavoratrice.
L'estromissione del sindacalismo di base da queste prerogative, con l'Accordo del 10 gennaio 2014, se costituirà in un primo momento un nuovo muro eretto a difesa del sindacalismo di regime, successivamente, col ritorno dei lavoratori alla lotta sotto la spinta materiale del peggioramento delle condizioni di vita causato dalla crisi mondiale del capitalismo, agirà in senso positivo perché instraderà il sindacalismo conflittuale in modo più deciso verso i sani metodi del sindacalismo classista: organizzazione territoriale del sindacato contro l'aziendalismo, ritorno alla riscossione diretta delle quote sindacali.
L'USB, con delibera del Consiglio Nazionale Confederale di sabato 23 maggio, ha deciso di sottoscrivere anch'essa il Testo Unico sulla Rappresentanza. Riteniamo questa decisione gravissima.
Nel comunicato si afferma che “praticamente quasi tutti i sindacati italiani hanno aderito all'accordo del 10 Gennaio subito dopo la sua definizione ed altre li hanno seguiti dopo poco tempo”. Il Consiglio Nazionale Confederale di USB parla adesso genericamente di “sindacati italiani”! Non distingue più fra sindacati di regime, sindacati concertativi e sindacati di base. Al Testo Unico hanno aderito subito tutti i sindacati di regime. Tra i sindacati di base CUB, SI Cobas, Slai Cobas e USI sono fermi nella decisione di respingerlo.
I dirigenti di USB temono, non aderendo all'accordo, venendo perciò estromessi dalle RSU e privati delle prerogative sindacali, di perdere iscritti. Ciò, forse, in parte è vero. Ma lo è nella misura in cui l'USB ha attirato questi lavoratori non in quanto sindacato di lotta ma in quanto sindacato che sta ai tavoli, un po' più radicale della CGIL.
Se molti lavoratori abbandoneranno l'USB in quanto privata dei “diritti sindacali in azienda” è perché l'USB ha insegnato loro a riporre troppa fiducia in questi strumenti e poca in ciò che realmente conta: la forza, ossia la capacità di dispiegare veri scioperi.
Fare un passo indietro allora, se forse comporterà la riduzione della propria base di iscritti, sarebbe però salutare perché significherebbe tornare ad impostare il lavoro sindacale in modo classista.
Al contrario, aderire all'Accordo del 10 gennaio 2014 significherà legare USB mani e piedi al carro del sindacalismo di regime, di CGIL, CISL e UIL. E significherà d'altronde perdere un'altra fetta di iscritti, forse minoritaria quantitativamente ma superiore qualitativamente: quella interessata non a un sindacato che sta ai tavoli ma non può lottare, a cui delegare la propria difesa, bensì che vuole partecipare alla vita del sindacato per organizzare vere lotte.
Infine, va sottolineato come il Consiglio Nazionale Confederale della USB ha deciso di sottoscrivere il Testo unico all'insaputa della grandissima maggioranza degli iscritti e dei militanti del sindacato, e solo a posteriori propone una discussione all'interno dell'organizzazione!
I firmatari di questo appello richiedono alla dirigenza USB di fare marcia indietro e non firmare il Testo Unico sulla rappresentanza perché considerano questo atto l'ennesimo passo verso il rinnegamento del sindacalismo di classe ed una capitolazione di fronte al sindacalismo concertativo e di regime.
Lunedì 1° giugno 2015
PRIMI FIRMATARI
Fabio Bertelli – MiBACT – Opificio Pietre Dure – Firenze
Mariopaolo Sami – Vigili del Fuoco – Genova
Roberto Rinaldi – Vigili del Fuoco – Genova
Piero Favetta – Comune di Genova
Annamaria Rosaspini – Comune di Genova
Brunella Bensi – Comune di Genova
Federico Menegazzi – USB Trentino
Maria Rosaria Romano – Autoferrotranviere ANM - Napoli
Maria D'Alessandro – Autoferrotranviere ANM - Napoli
Antonio Trimarco – Autoferrotranviere ANM - Napoli
Antonio Barbato – Autoferrotranviere ANM – Napoli
Achille Mastrojanni – Autoferrotranviere ANM – Napoli
Umberto Cesarano – Autoferrotranviere ANM – Napoli
Lama Giuseppe – Autoferrotranviere ANM – Napoli
Antonio Morra – Autoferrotranviere ANM – Napoli
Sergio Romano – EAV – Benevento
Augusto Mancini – Autoferrotranviere ATAC – Roma
Roberto Mazzarello – KME Serravalle Scrivia (Alessandria)
* * *
Domenico Travaglini – Fondazione S. Maugeri Tradate
Enzo Saraco – USB Lavoro Privato – Torino
Bruno Springolo – Arka Service – Buttigliera Alta (Torino)
Yenny Gonzalez – Cooperativa Royal – Livorno
Sacha Lenzi – COTRAL spa – Lazio
Stefania Vassura - Corte dei conti Roma
Fabio Cocco – Esecutivo USB Regione Abruzzo
Pia Potenza – MiBACT – Segretariato Regionale Emilia Romagna (Bologna)
Luigi Fucchi – Ospedale di Assisi Asl Umbria 1 (Perugia)
Carmine De Lucia – autoferrotranviere – Anm Napoli
Antonio Mammone - Reggia di Venaria - Torino
Veniero Santin – MiBACT – Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro – Roma
Fabio Bencivenni – MiBACT – Galleria Estense – Ferrara
Diego Busdon – Vigile del Fuoco – Udine
Serafini Brunella – coop – Civita Castellana (Viterbo)
Carlo Lorenzi – Luxottica – Trento
Sacha Contu – Reggia di Venaria – Torino
Sergio Mattiello – coordinamento provinciale USB Lavoro Privato Trentino
Monica Bresciani – RSA Gruppo Orvea – Trento
Romeo Pasquarelli – Sevel spa – Atessa (Chieti)
Giancarlo d'Adda – pensionato - Milano

Per aderire scrivere a notestounico@gmail.com

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