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Coalizione sociale. Giusto, ma poi?

(13 Giugno 2015)

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Il dibattito pubblico organizzato da Ross@ giovedi a Bologna sul tema della Coalizione Sociale, ha avuto il pregio di mettere sul tavolo della discussione i nodi principali e finora irrisolti della proposta di Landini.

Tiziano Loreti introducendo la serata ha ricordato come la stessa Ross@, nella sua idea costitutiva, abbia messo al centro la necessità di dare rappresentanza e organizzazione ad una coalizione sociale antagonista, ipotesi che tra l’altro si è manifestata nelle sue potenzialità con lo sciopero nazionale e la manifestazione del 18 e 19 ottobre di due anni fa a Roma promossa dal sindacalismo conflittuale e dai movimenti sociali, una occasione poi persa ma che rimane come la massima espressione di un possibile progetto di ricomposizione nelle lotte.

La questione non è la paternità di una espressione o di un progetto ma la definizione di cosa vuole essere e degli obiettivi di una necessaria coalizione sociale, e su questo la confusione a sinistra è massima, in parte voluta e in parte causata dalla sconfitta storica degli ultimi decenni.

Se sinistra significa partire da Civati, mettendo insieme tutti i vari responsabili della stessa sconfitta, da Cofferati a per arrivare allo stesso attuale sindaco di Bologna, Merola che si definisce come sindaco “più a sinistra”, un problema c’è ed è enorme. Non è solo il problema riferito a chi esce ora dal PD, condividendone finora il percorso, ma anche della sinistra ex radicale che ha dato il suo negativo contributo allo smantellamento delle capacità di resistenza dei lavoratori e dei settori popolari.

Non ha caso il titolo della serata era “coalizione sociale, con chi, contro chi e per fare cosa”? Domande a cui bisogna rispondere chiaramente per poter procedere nella realtà e non solo nelle convention della sinistra. Insomma che sapore, che colori, che passioni ha questa proposta?

Discussione necessaria, senza tifoserie, ma senza neppure ipocrisie, ed è stato un peccato che pur avendo organizzato questo appuntamento concordandolo con un mese di anticipo, che sia mancata all’ultimo momento la presenza di un esponente della Fiom, come Bruno Papignani, un po’ a rappresentare le difficoltà di entrare in un confronto nel merito.

È toccato a Giorgio Cremaschi affrontare esplicitamente il nodo della rappresentanza politica ed elettorale, come si fa a continuare a dire che la coalizione sociale non vuole essere un partito e che non si vogliono fare delle liste elettorali, quando è evidente a tutti che questa questione è sul tavolo politico della sinistra in Italia. Se si parla di andare oltre il sindacato e di fare intervento politico, se si esclude la lotta armata o il fare un centro studi è chiaro che la questione dello schieramento elettorale c’è. La gravità della situazione non permette timidezze o ipocrisie.

Una discussione, con vari interventi, dove non si sono aggirati i nodi politici fondamentali. Ed infatti sono tre le questioni dirimenti da chiarire per chiunque faccia una proposta di ricostruzione di una opposizione sociale.

La prima riguarda l’Unione Europea. Non si può tacere su questo punto: che giudizio viene dato di questa Unione Europea? È riformabile oppure no? Per Ross@ ormai dovrebbe essere chiaro che non lo è, e le vicende della Grecia dovrebbero essere illuminanti sul suo carattere antidemocratico, antipopolare e ultraliberista.

Il cosiddetto “pilota automatico” di Draghi, i vincoli, le regole di controllo sulle politiche economiche e sociali dei paesi membri sono la liquidazione del concetto di democrazia. Come si fa a parlare di difesa della Costituzione quando la questa è stata già minata alla fondamenta dall’introduzione dell’articolo 81 sul pareggio di bilancio, la vicenda della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni o sul blocco dei contratti pubblici con la reazione del Governo che è significativa del fatto che i diritti non esistono, che tutti gli altri articoli della costituzione non sono esigibili se fuori dai vincoli imposti dalla Unione Europea.

Come si fa a non affrontare il tema della politica estera promossa dalla UE, quando oltre alla questione direttamente militare e dei profughi, stiamo pagando pesantemente la scelta delle sanzioni alla Russia con enormi perdite. La sinistra scompare e si rimane nei buoni propositi senza avere risultati e non si possono avere risultati se si rimane nel recinto politico ed economico della Unione Europea.

La seconda questione è quella sindacale e sociale, che è stata mistificata. Non è vero che il sindacato perde perché non ha difeso i non garantiti, questa è una ricostruzione televisiva che non corrisponde alla realtà: il sindacato ha perso perché non ha difeso da decenni i lavoratori garantiti e non difendendoli non ha esteso i diritti acquisiti neppure ai precari e non garantiti in generale. Come altrimenti leggere la sconfitta sulle pensioni, sul rinnovo dei contratti, la questione ultima del demansionamento previsto nel Jobs Act per tutti i lavoratori.

Si tratta certamente di coalizzare ma anche e soprattutto chiarire chi si combatte, non di come ci si allea con le cooperative o con il terzo settore, ma ad esempio come si contrasta il regime padronale, una oppressione dei lavoratori di tipo fascista ed anche il devastante inganno del no profit sistematizzato dal Civil Act preparato dal governo.

Terzo punto i rapporti con la politica. In attesa che maturi la questione elettorale e finora elusa, senza mitizzare l’astensionismo, ci sono però buone ragioni per non votare una sinistra che esprime un vuoto.

Abbiamo la scomparsa di una cultura di parte, di classe anche riformista, una liquidazione prodotta da decenni di antisocialismo e anticomunismo, si è creato un vuoto che ora viene sfondato a destra da una nuova vandea che attraversa i settori popolari. A questo vuoto non si risponde con la costituzione di un ennesimo partito comunista ma neppure riproponendo assurdamente una nuova edizione del centrosinistra con una subalternità simile se non peggiore di quella che ci ha condotti ai risultati di oggi.

Oggi bisogna essere nettamente contrari al Partito Democratico, non solo contro il renzismo, bisogna essere contro la destra ma concretamente e veramente, come fanno chi contesta i comizi della Lega. E’ facile essere contro Renzi, con il suo estremismo di centro, ma c'è maggiore riluttanza a rompere con il PD dappertutto, nelle cooperative, nelle società pubbliche, nelle amministrazioni locali, a praticare una rottura netta con un regime.

Abbiamo bisogno di questo, di una sinistra di classe che non si vergogni di essere tale e non si vergogni dei propri valori storici e non si ponga il problema oggi del “governo”, perché su questa strada si arriva a candidare Landini alle primarie del PD, e sarebbe la più scelta coerente se si persegue questa logica.

Bisogna costruire, quindi, l’opposizione sociale con la consapevolezza che questo paese è andato a destra a livello di massa, bisogna scontrarsi non nei palazzi ma in mezzo alla gente, sui contenuti, sui valori, sugli interessi dei settori popolari. Non occhieggiando un po’ tutti e a tutti i diversi interessi, ma partendo dalle lotte, in mezzo a questa gran confusione. Ricostruire una forza in grado di incidere, anche poi arrivare alle elezioni ma bisogna ricostruire quello che non c’è.

Cerchiamo una chiarezza su queste tre questioni: l’Unione europea, le politiche sindacali che abbiamo conosciuto in questi anni, il come si combatte il sistema politico che ruota intorno al PD. L’ecumenismo non funziona, altrimenti non si è in grado di dire nulla di utile, abbiamo bisogno di scelte divisive che sono le uniche che producono scelte politiche necessarie oggi. Sta in questo il discorso della rottura e dell'unità che Ross@ propone e persegue.

La situazione è troppo grave per procedere per inerzia ripercorrendo strade già percorse, se Landini dichiara di non voler fare le stesse cose possiamo crederci, ma finora non capiamo che cosa effettivamente si vuole costruire di diverso da quello che ha portato la sinistra a questo stato di crisi.

Luigi Marinelli - Ross@ Bologna

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