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(30 Ottobre 2010) Enzo Apicella
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    L'Ucraina, prima ancora che la Grecia

    (21 Giugno 2015)

    Gli oligarchi e il loro governo entrano in tensione nel subire le pressioni degli imperialismi occidentali, che proseguono le loro manovre di guerra. In ucraina intanto, scendono in piazza gli oppositori.

    ucrainaoligarkia

    Gli oligarchi e il loro governo entrano in tensione nel subire le pressioni degli imperialismi occidentali, che proseguono le loro manovre di guerra. In ucraine intanto, scendono in piazza gli oppositori.

    Oligarchi
    Il parlamento ucraino ha votato una moratoria sul suo debito estero di 70 mila milioni di dollari, in seguito al fallimento delle negoziazioni per ottenerne la cancellazione. L'FMI aveva imposto questa condizione al fine di liberare tranches di un prestito di 17.500 milioni di dollari. È singolare che fra i creditori riluttanti figurino banche russe con crediti di 25 mila milioni di dollari e il governo russo per 10 mila milioni di dollari (Wall Street Journal, 22/5). Una parte delle somme reclamate dalla Russia sono state raccolte nel mercato di Londra mediante l'emissione di debito estero. L'Ucraina, quindi, si appresta ad essere la miccia di altre crisi finanziarie, oltre quella che ha già provocato la scissione del Paese e una guerra civile.

    Il cuore industriale dell'Ucraina è una delle regioni autonome entrate in conflitto con il governo centrale. Questa regione è priva di forniture e vie di comunicazione transitabili. Sebbene occupi il 4% del territorio, rappresenta il 20% dell'economia. Un ministro di Poroshenko ha detto che "controlliamo solo 35 su un totale di 95 miniere di carbone, il resto è nelle mani dei ribelli" (Financial Times, 31/5).
    La produzione industriale si è ridotta di oltre il 20 per cento in un anno, l'inflazione ha raggiunto il 61% (ad aprile); la fuga di capitali ha prodotto una svalutazione della grivnia (la moneta nazionale) del 70% in un anno. Le tariffe dei servizi pubblici sono aumentate di cinque volte "in quanto parte delle condizioni per il salvataggio da parte dell'FMI" (ibidem).

    La recentemente privatizzata Naftogaz, distributrice del gas, ha imposto un aumento delle tariffe del 400%, mentre i debiti con il suo fornitore, l'impresa russa Gazprom, ammontano a 23.837 milioni di dollari.


    DISSANGUAMENTO ECONOMICO E UMANO

    Poroshenko ha dichiarato: "Un anno fa l'Ucraina era debole; le sue truppe, che difendevano il Paese, ammontavano a solo 5000 unità; eravamo un facile obiettivo di aggressione. Oggi ci sono più di 50.000 uomini che lottano contro le forze del Donbass, appoggiate dalla Russia, e il numero dei nostri militari in servizio è salito a 250.000." (WSJ, 10/6).

    L'aumento (di cinquanta volte) delle forze militari dà un indizio della crescita dei costi che spingono all'aumento delle tariffe. Gli oligarchi hanno formato eserciti privati per difendere le loro imprese e i loro privilegi.

    Poroshenko è salito al potere con l'appoggio degli oligarchi beneficiati dalle "privatizzazioni", ma che non hanno la capacità di svilupparle e farle fruttare. Ciò ha destato una forte offerta da parte del capitale internazionale, che spinge per "riprivatizzare", come parte della ricolonizzazione dell'ex spazio sovietico.

    Uno degli oligarchi, Igor Kolomoisky, amministra "la gestione e il flusso di cassa di Ukrnafta, produttore di petrolio controllato a maggioranza dallo Stato", ma in realtà la sfrutta, con il suo impero di compagnie di acciaio, miniere e un esercito privato organizzato per difendere l'insieme delle sue proprietà nelle vicinanze della zona del conflitto, la provincia di Dnipropetrovsk, della quale era governatore. Quando il governo tentò di mettere le mani su Ukrnafta, con il pretesto di una tassazione, fu fermato dall'esercito privato di Kolomoisky, esercito che avrebbe raggiunto i ventimila membri. Poroshenko ha infine rimosso Kolomoisky dietro pressione dell'FMI, che vuole privatizzare in nuove mani ciò che già è stato privatizzato. Questo conflitto sta allontanando gli oligarchi dal governo. "(...) il rischio di scontrarsi con un potente multimiliardario e alleato nella lotta contro i separatisti destabilizzerà una situazione politica già piena di tensione", dice il Wall Street Journal (23/3).

    Intanto Kiev si è imbarcata nella politica internazionale dell'Unione Europea e della Casa Bianca. Un ministro del governo ucraino ha dichiarato che sono "aperti a considerare la proposta di installare un sistema di missili balistici di difesa nel suo territorio [ucraino] per proteggersi dagli attacchi della Russia" (Ukraine Journal, 20/5). Cosa che ben si inserisce nella escalation militare della NATO promossa dagli Stati Uniti nell'Europa dell'Est, e che costituisce la sua manovra più grande dalla fine della guerra fredda.


    "VIA LA GANG!"

    A Kiev, "folle di manifestanti si mobilitano contro la crisi economica e il costo crescente dei prestiti privati".

    La svalutazione sta spingendo migliaia di famiglie, con debiti ipotecari legati all'euro, al limite dello sfratto. Un progetto di legge di conversione dei prestiti in valuta nazionale, "con una tassa di circa 5 grivnie per dollaro (il cambio attuale è di quasi venti grivnie per dollaro)", è stato respinto attraverso corruzioni di ogni tipo (Colwar, 21/5).

    Tra gli slogan dei manifestanti c'è il famoso "Abbasso la gang!", sentito numerose volte nel 2014 contro Yanukovich. Come dice un editorialista del Financial Times, "la vera minaccia per l'Europa è in Ucraina, prima ancora che in Grecia".


    20 Giugno 2015


    Nicolás Roveri (da Prensa Obrera, n.1368)

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