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L’economia ucraina tocca il fondo

(28 Giugno 2015)

econucratoccafondo

di Hedelberto Lòpez Blanch (*)

L’economia ucraina si sta indebolendo di giorno in giorno davanti all’ostinata posizione del governo di Piotr Poroshenko di allearsi più fortemente all’Occidente, allontanarsi dalla Russia – il suo tradizionale socio commerciale – e continuare le ostilità contro la Repubblica del Donestk e Lugansk.

Il Servizio Statale di Statistica ha comunicato che l’economia si è contratta del 17,6% nel primo trimestre del 2015, paragonata allo stesso periodo del 2014, mentre l’inflazione durante il presente anno arriverà almeno al 30%.

Nonostante una diminuzione del conflitto nel Donbass, le autorità di Kiev hanno optato per la militarizzazione della società e hanno violato continuamente la tregua patteggiata con gli indipendentisti dell’est ucraino, dove si trova la maggior parte dell’industrie e delle miniere di carbone.
Il rafforzamento militare è costato a Kiev milionarie erogazioni di bilancio, per aver aumentato gli effettivi delle Forze Armate da 130.000 a 232.000 soldati, mentre le spese militari aumenteranno dai 1.300 milioni di dollari del 2014 ai 2.100 milioni nel 2015.

Questa guerra ha già provocato più di 7.000 morti, circa 18.000 feriti, grandi distruzioni delle infrastrutture e delle abitazioni e la fuga dal paese di 1,7 milioni di cittadini.
Inoltre, con i violenti ed indiscriminati attacchi militari promossi da Poroshenko contro la regione del Donbass, si sono approfondite le differenze politiche tra i cittadini dell’est e dell’ovest del paese.

La rivista Forbes giudica che l’Ucraina sia sul punto della bancarotta nazionale e che l ‘unica uscita sia l’aiuto finanziario estero i cui effetti, tuttavia, vengono neutralizzati dalla corruzione di massa esistente nel paese.
La pubblicazione - specializzata in affari e fortune dei milionari - aggiunge che il debito è diventato una vera e propria bomba esplosiva e che l’unico modo di salvarsi dal default è l’aiuto finanziario dell’Occidente, il cui progetto non prevede la ristrutturazione con l’applicazione di una riduzione del debito stesso, il che rende impossibile in pagamento degli interessi.

Le misure estreme di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) per concedere prestiti hanno aiutato la caduta del PIL di circa il 50% e provocato la fuga della mano d’opera specializzata verso altri paesi europei, il che peggiora la situazione.

Molti sognano di tornare a vedere l’ex Repubblica ucraina, che quando era parte dell’antica Unione Sovietica mostrava un moderato sviluppo scientifico-industriale, una stabilità lavorativa, educazione, cure mediche e abitazioni alla portata di tutti i suoi abitanti. E’ chiaro che il cambio non è stato favorevole.
Poroshenko, che poco meno di un anno fa nel suo discorso di investitura prometteva un avvicinamento completo all’Unione Europea, la prosperità e la tranquillità ai cittadini, non ha raggiunto alcuno dei suoi obiettivi.

La UE ha favorito la possibile entrata del paese nel gruppo, cosa che ha portato più problemi economici e politici all’Unione, mentre sul piano nazionale gli ucraini hanno visto la brutale riduzione dei loro livelli di vita, l’aumento della disoccupazione, la scarsezza dei prodotti e la svalutazione di più del 120% della loro moneta (grivna).

Un altro gravissimo problema, per cui gli organismi finanziari occidentali sono restii a concedere prestiti, è che secondo il FMI qualsiasi credito venga concesso verrà in parte rubato dal governo.
Per Forbes, l’Ucraina degli ultimi 25 anni si è caratterizzata per essere uno Stato corrotto, governato da un gruppo di ricchi oligarchi. Vari centri studio e Organizzazioni Non Governative hanno denunciato che gran parte di quel denaro concesso è andato a finire nelle tasche degli oligarchi, che poi lo hanno inviato ai loro conti privati all’estero.

Mentre la débacle economica vola sui campi e sulle città ucraine, il presidente Poroshenko – conosciuto come il magnate del cioccolato, padrone della Corporation Roshen Confectionery – accumula una fortuna attuale di 720 milioni di dollari, alla quale si aggiungono 3.000 milioni di dollari per il valore della sua compagnia.
Ma non è solo il presidente ucraino ad accumulare grandi fortune, ma anche altri come Rinat Akhmetov, il padrone del conglomerato del carbone e dell’acciaio, che ha un patrimonio di 9.000 milioni di dollari secondo la Lista dei Bimilionari Bloomberg.

Il fatto è che a partire dal decennio del 1990, dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, le nuove autorità hanno optato per un sistema di libero mercato neo-liberista estremo, con ampie privatizzazioni e de-regolamentazioni in tutti i settori della produzione e dei servizi.
Coloro che avevano relazioni politiche o un qualche potere acquisitivo in quegli anni si impadronirono delle principali imprese produttive e delle società di servizi e iniziarono immediatamente ad accumulare grandi fortune.

Con i gravi problemi di insolvenza economica, il FMI esige dal governo misure aggiuntive per concedergli nuovi prestiti, tra le quali l’eliminazione della corruzione, della frode economica, l’abbassamento delle prestazioni sociali e la libertà completa dei mercati finanziari.

La direttrice della Banca Nazionale, Valeria Hontareva, ha detto che si sono fatti i primi passi con l’obiettivo di ottenere quei crediti, come l’innalzamento del 60% dei costi dell’imprescindibile riscaldamento per la sopravvivenza, del costo del gas per il 290% e di quello dell’energia elettrica del 40%.

In conclusione, più caos e maggiore povertà per la popolazione.

(*) Giornalista cubano, corrispondente di Juventud Rebelde in Nicaragua e membro del comitato di redazione di Barricada, periodico ufficiale del Fronte Sandinista dal 1985 al 1987.
da: rebelion.org; 24.6.2015

Traduzione di Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”, Sesto San Giovanni

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