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(9 Aprile 2013) Enzo Apicella

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“VARESE CORSI” UNA PRIVATIZZAZIONE CHE NON FA BENE ALLA CITTA’ E AI LAVORATORI. ALLORA CHI CI GUADAGNA?

(9 Luglio 2015)

cubpubblicoimpiego

Con la concessione a terzi l’unico introito (sempre su base annua) sarà pari a poco più di 20.000 € (somma a base d’asta) con una perdita annua di circa € 90.000 rispetto alla precedente gestione comunale.


L’Amministrazione comunale di Varese ha deliberato la cessione ai privati del servizio “Varese Corsi” e ha approvato il relativo capitolato d’appalto. Stiamo parlando di un servizio “storico”, nato all’interno dell’Amministrazione nell'ambito delle attività del decentramento circoscrizionale.

L'idea era quella di dar vita a un'offerta culturale, ricreativa, di aggregazione diffusa su tutto il territorio cittadino, in tutte le sue castellanze.

Il progetto si è sviluppato negli anni, dalle sue origini ad oggi è sempre stato in crescita (non a caso ottenne il riconoscimento di “caso di eccellenza” al forum della Pubblica Amministrazione). Il personale comunale ha messo in questa esperienza impegno, entusiasmo, dedizione. Non possiamo accettare in silenzio che questo patrimonio venga “svenduto” ai privati.
Il Comune assicura che con questa scelta il servizio sarà migliore (con la solita abusata argomentazione che il privato funziona meglio del pubblico) e soprattutto si realizzerà, secondo quanto scritto in delibera, un risparmio di € 40.000/50.000 ma dal capitolato d’appalto emerge ben altra realtà. Questo è quanto, in sintesi, prevede:

- la base d’appalto è di 20.000 € all’anno; quindi, per i 3 anni di durata del contratto, il Comune incasserà 60.000 € (o poco più, perché le offerte saranno al rialzo);
- il Comune metterà a disposizione del privato ben 27 sale comunali, 165 attrezzature / beni mobili già in dotazione del servizio (lavagne luminose, proiettori, videoregistratori, cinepresa, teli, macchine fotografiche, lettori, DVD);
- il concessionario potrà avversi del marchio “Varese Corsi” e del dominio internet già realizzato dal Comune;
- il concessionario dovrà attivare un numero minimo di 20 corsi culturali all'anno per tornata (autunno-inverno e primavera);
- al concessionario spetterà pagare i docenti e provvedere alla gestione delle sale (pulizia, utenze);
- il concessionario dovrà mantenere i costi di iscrizione “in linea” con quelli finora praticati dal Comune nella gestione diretta;
- il concessionario dovrà mantenere la retribuzione minima praticata ai docenti dal Comune ma limitatamente al primo anno 2015/2016;
- al concessionario viene affidata la gestione della Sala Varese Corsi e potrà, a sua volta, concederla a pagamento per iniziative/eventi.

CHI CI PERDE

IL COMUNE: con la gestione diretta (prendendo a riferimento il 2014) ha incassato, con le quote di iscrizione, € 257.500 e € 21.000 a titolo di rimborso spese per la gestione delle sedi da parte dell’Associazione Il Cavedio cui era già stata affidata una parte dei corsi (184 corsi per le tornate primavera 2014 e autunno/inverno 2014/2015, mentre n. 459 corsi sono stati organizzati dal personale comunale per lo stesso periodo).
Quindi l'introito totale è stato di 278.500 €. Dedotti i compensi dei docenti (€ 170.000 €) è risultato un attivo a bilancio comunale di € 108.500.
Con la concessione a terzi l’unico introito (sempre su base annua) sarà pari a poco più di 20.000 € (somma a base d’asta) con una perdita annua di circa € 90.000 rispetto alla precedente gestione comunale.
I CITTADINI E GLI UTENTI: non avere più a bilancio una somma di 90.000 euro annui significa avere meno risorse da investire per la città.
C’è da sperare che la gestione privata sappia salvaguardare il livello qualitativo del servizio “Varese Corsi”, ma la storia ci ha ormai empiricamente dimostrato che la privatizzazione dei pubblici servizi si è troppo frequentemente tradotta in uno scadimento della qualità del servizio e nell’aumento dei costi per l’utenza. A questo proposito il fatto che nel capitolato si usi l'espressione “il concessionario si impegna a mantenere i prezzi al pubblico in linea con quelli proposti dal Comune nelle due tornate precedenti” piuttosto che un vincolo tassativo sembra lasciare un margine di manovra per possibili aumenti.
I LAVORATORI COMUNALI: non perdono il posto di lavoro ma viene dissipato un pluriennale bagaglio di esperienza professionale messa per anni al servizio della città. Al Comune di Varese il risparmio di spesa per il personale è già in atto da anni, 44 unità cessate e non sostituite negli ultimi tre anni non è cosa da poco. Il Comune ha risparmiato, rinunciando al turn-over del 60% del personale consentito dalla legge, oltre 490.000 euro nel biennio 2014 – 2015!
I LAVORATORI DOCENTI: solo per il primo anno di contratto il concessionario dovrà mantenere la retribuzione minima dei docenti riconosciuta dal Comune nella precedente gestione. In una fase caratterizzata dall'attacco sistematico al salario non ci sentiamo di escludere che il concessionario possa ritoccare al ribasso le retribuzioni dopo il primo anno per garantirsi un maggiore margine di profitto.
CHI CI GUADAGNA
Ovviamente non è difficile da immaginare. Il grande, esclusivo, beneficiario dell'operazione sarà il privato:
- potrà avvalersi e fregiarsi dell’utilizzo del marchio storico “Varese Corsi”, costruito in anni di impegno, fantasia e competenza dalla struttura comunale;
- potrà avvalersi gratuitamente delle sale comunali e delle attrezzature del Comune;
- incasserà gli introiti derivanti dalla concessione a pagamento ad altri soggetti della Sala di Varese Corsi;
- incasserà gli introiti derivanti dalle quote di iscrizione.

I soldi dei cittadini servono a far funzionare i servizi e quando i servizi, come Varese Corsi, funzionano bene e addirittura portano risorse nel bilancio, non c’è motivo di affidarli ai privati, a meno che ci siano altri motivi che non ci è dato conoscere.

Per questo chiediamo alla Giunta di fare un passo indietro “di buon senso”, nell’interesse vero della città, ritirando il bando.

Varese, luglio 2015

CUB Pubblico Impiego

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