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Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

(30 Luglio 2013) Enzo Apicella

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NO alla giustificazione dei femminicidi - NO ai rigurgiti reazionari del Family Day

(13 Luglio 2015)

nogiustfemminicidi

Come Donne in lotta – No Austerity riteniamo gravi le affermazioni sul femminicidio fatte nel corso del Family Day 2015, oltre che offensive ed umilianti per il tentativo di trovare nella colpa delle donne la giustificazione a simili violenze.

Lo scorso 20 giugno a Roma si è svolto il Family Day, iniziativa di una parte dell’area cattolica cui hanno aderito diverse associazioni e sigle a livello nazionale, come i neocatecumenali, il neonato gruppo dei “parlamentari della famiglia”, le Sentinelle, gli Evangelici e il “movimento per la vita”. La manifestazione intitolata con lo slogan “Difendiamo i nostri figli” – come hanno spiegato i promotori – intendeva “riaffermare il diritto di mamma e papà a educare i figli e fermare la colonizzazione ideologica della teoria gender nelle scuole e nel parlamento” e si opponeva al disegno di legge sulle unioni gay in discussione al senato (il ddl Cirinnà), che consentirebbe “in prospettiva adozione e utero in affitto per le coppie dello stesso sesso”, come ha sottolineato il portavoce del comitato Massimo Gandolfini.

Una piazza in difesa della famiglia tradizionale nella quale sono rispettati i ruoli e le differenze di genere (uomo/donna) e contemporaneamente una piazza contro tutti coloro non rientrano in questa classificazione.
In questo tentativo di tutela dei valori “normali”, Kiko Arguello, iniziatore e leader del movimento neocatecumenale, davanti a “più di un milione di persone”, come dicono gli organizzatori, e ripreso dai media nazionali, rispetto ai temi della violenza sulle donne e del femminicidio ha affermato che molti femminicidi – anche se non tutti – avverrebbero a causa del troppo amore della donna che, accecata da un sentimento ossessivo, non sa liberarsi del compagno violento, pagando a volte con la morte; in altri casi invece il femminicidio sarebbe viceversa conseguenza della mancanza di amore da parte della donna: l’uomo abbandonato e privato del suo ruolo, sente il desiderio di uccidere la propria compagna per ripagarla del dolore che sta provando.

“La teoria del delitto giustificato”, come è stata ribattezzata da alcuni commentatori, è frutto del maschilismo su cui si fonda questo sistema che trasforma le differenze evidenti tra uomini e donne in disuguaglianze. La famiglia tradizionale difesa dal Family Day è spesso quella stessa famiglia in cui, proprio per il gioco dei ruoli purtroppo ben esposto da Arguello, si consumano le maggiori violenze fisiche, psicologiche, sessuali ai danni delle donne, è quella in cui la donna è costretta ad un doppio lavoro dentro e fuori le mura domestiche, è quella in cui la donna fatica a trovare indipendenza e autonomia, personali ed economiche. Questa famiglia tradizionale è quella in cui si esercita fin dalla nascita una drastica divisione di genere fondata su alcuni stereotipi che dipingono la donna come essere fragile e debole, dedito alla cura della famiglia, dipendente dal padre o dal marito: percepita dunque come vulnerabile, è più soggetta alla violenza di quanto non lo sia un uomo.
Le donne soffrono oggi di una oppressione fortissima da un punto di vista produttivo e riproduttivo, tanto più accentuata negli anni dalla crisi economica globale che le vuole sempre più fuori dal mercato del lavoro per far posto agli uomini e sempre più relegate tra le mura domestiche a svolgere compiti di accudimento e cura, nonché di riproduzione di forza lavoro, cui corrispondono sempre meno servizi ridotti drasticamente dalle varie manovre economiche.

Questa visione delle donne è normalmente accettata perché fin dalla nascita comportamenti, gusti e inclinazioni femminili sono modellati in base a ciò che è culturalmente e socialmente accettabile: in questo modo, già da bambine le donne sono educate per ricoprire i ruoli di mogli e madri, dedicate alle responsabilità del lavoro domestico e alla cura dei familiari, nonché di lavoratrici cui si possono applicare condizioni di lavoro spesso ai limiti e a cui si può rinunciare con facilità.
In un sistema che incoraggia quotidianamente una visione delle donne come proprietà, la violenza domestica e i reati sessuali, le molestie e lo stupro, hanno raggiunto livelli allarmanti. L'assenza di entrate economiche ed il sovraccarico di lavoro domestico impedisce a molte donne di poter scappare dalla spirale della violenza maschilista, la maggioranza di esse uccisa senza mai aver prima denunciato episodi di violenza, dato che il denunciare non garantisce loro la protezione di cui necessitano.

La piazza romana del 20 giugno ha dimostrato quanto sia falso affermare che oggi il maschilismo e la disuguaglianza di genere siano diminuiti o, addirittura, abbiano cessato di esistere.
È necessario lottare affinché tutte le conquiste che le donne hanno ottenuto per una reale uguaglianza
non siano vanificate né tanto meno ancora minacciate.


CONTRO QUESTA SOCIETÀ PATRIARCALE
COSTRUIAMO INSIEME UN PERCORSO DI LOTTA PER ABBATTERE UNA VOLTA PER TUTTE
QUESTE IMPOSIZIONI OFFENSIVE E REAZIONARIE.
STAY REBEL!

COORDINAMENTO DONNE IN LOTTA – NO AUSTERITY

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