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Campi Nomadi o Campi Profughi?

(27 Aprile 2005)

Nelle periferie di tante città italiane ormai siamo abituati da anni a vedere i cosiddetti “Campi Nomadi”, ma moltissimi abitanti di questi campi sono nati in Jugoslavia, hanno vissuto nelle case, hanno studiato, lavorato nell’Jugoslavia Socialista ai tempi di Tito e sono stati costretti a fuggire dalle loro case e dalle loro terre.

A Firenze i primi gruppi di rom Jugoslavi che si sono fermati risalgono alla fine degli anni ’80, e questi provenivano dalla regione del Kosovo-Metohija ed erano di etnia rom, dopo poco sono iniziati ad arrivare piccoli nuclei di rom macedoni e questi rom Jugoslavi hanno iniziato un difficile inserimento nella città di Firenze, durante gli anni ’90 gli arrivi si sono moltiplicati, migliaia e migliaia di persone, di famiglie, sono scappate per la guerra e per la paura di dover essere richiamati alle armi.

Agli inizi degli anni ’90 a Firenze c’erano due campi autorizzati, ma nel corso del 1993-1994 gli arrivi sono aumentati e centinaia di persone si sono accampate in due aree non autorizzate vicino al fiume Arno, non lontano dal campo “Poderaccio” , bambini, donne, uomini, anziani, malati, Bosniaci, Kosovari, Croati, Macedoni, tutti di religione musulmana, hanno iniziato a mandare i figli a scuola, com’è noto, in Italia la scuola è un diritto ed un obbligo per i genitori fare frequentare le scuole ai bambini, tutte queste persone vivevano in baracche di legno, vecchie roulotte, non c’era né luce, né acqua, né gabinetti. Un vero e proprio inferno!
Il problema più urgente era rappresentato dai documenti, in tanti aspettavano la regolarizzazione, ma da mesi avevano solo una minuscola strisciolina di carta, mentre l’agognato permesso di soggiorno non arrivava. Alla fine si è sbloccata la situazione ed è stata applicata la legge 390 del settembre del 1992 e in tanti hanno avuto un regolare permesso di soggiorno, questa legge è stata finanziata dal 1992 fino al 1998 con circa 400 miliardi di vecchie lire ed è una legge specifica per gli “sfollati di guerra delle Repubbliche dell’Ex-Jugoslavia” e nella legge si trova scritto che non deve essere fatta distinzione né di carattere etnico, né religioso.

Sono state pochissime le città che hanno potuto accedere a questi fondi, e pare che circa le metà di questi soldi sono rimasti non utilizzati, nessuno sa dove sono finiti!! A Firenze invece una parte dei soldi per i profughi sono arrivati, (alcuni miliardi), infatti dopo un censimento del CIR (Consiglio Italiano Rifugiati) del luglio 1994 è stato messo in luce che i campi “nomadi” erano pieni di profughi, così decine di famiglie hanno trovato una collocazione sul territorio toscano, hanno lasciato il campo ed hanno potuto trovare delle case. Purtroppo in tante altre città (Roma, Napoli, Torino, Milano, Genova, Palermo, ecc. i soldi per sistemare i “profughi” non sono mai arrivati! Però va messo in evidenza che anche a Firenze non tutti hanno trovato una sistemazione, e addirittura ancora oggi ci sono persone che sono state riconosciute profughe nella lontana estate 1994 e dopo 11 anni vivono ancora in baracche o piccole roulotte al campo Masini vicino al fiume Arno.
Negli anni 1997-1998 arrivarono diversi uomini da soli, questo era abbastanza strano per gli usi dei rom, che tendono a mettere al centro la famiglia e affrontano anche viaggi difficili con la famiglia al completo, solo dopo qualche anno è stato messo a fuoco che un’etnia diversa era mescolata con i rom e stavano arrivando a Firenze i cosiddetti Askalija del Kosovo che parlano la lingua albanese. Poi nel marzo del 1999 la tragica decisione del governo Italiano di appoggiare il terribile attacco contro la Serbia e il Kosovo, 78 giorni di bombardamenti. L’Italia, come tutti ricordano, aveva un governo, allora di centro-sinistra, trascriviamo un messaggio del Premier “Massimo D’Alema” dove si “vanta” dell’impegno militare italiano:

"Vorrei ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo stati, nei 78 giorni del conflitto, il terzo Paese, dopo gli USA e la Francia, e prima della Gran Bretagna. In quanto ai tedeschi, hanno fatto molta politica ma il loro sforzo militare non è paragonabile al nostro: parlo non solo delle basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri 52 aerei, delle nostre navi. L'Italia si trovava veramente in prima linea."

A Firenze la comunità del Kosovo-Metohija era disperata, arrabbiata con la politica italiana che attaccava le loro case e le case delle persone a loro care. Poi a giugno i bombardamenti sono cessati, ma è cominciato un altro periodo terribile per tutte le minoranze che vivevano in Kosovo, sono iniziate le pulizie etniche contro i serbi, contro i rom, contro le persone di origine turca, contro gli askalija, contro i goranzi (serbi musulmani), ecc. Così migliaia di persone nell’estate del 1999 sono state costrette a lasciare le case, nel frattempo i riflettori delle televisioni si sono spenti, solo chi è stato a stretto contatto con persone che hanno subito le persecuzioni ha potuto sapere quello che realmente stava accadendo! Il 16 di agosto una nave intera è affondata nel mare Adriatico, solo un ragazzo si è salvato, 115 persone sono perite, erano tutti rom del Kosovo e molti di loro erano diretti a Firenze, dove da anni vivevano nelle case o nei campi autorizzati i loro parenti. Due sorelle e un fratello che da anni vivono a Firenze hanno perso 13 familiari in questa tragedia, hanno perso la madre, fratelli, cognate, nipoti.

Nella città di Siena sono arrivati nell’estate del 1999 centinaia e centinaia di Goranzi.
A Firenze i campi si sono riempiti all’inverosimile, per fortuna i primi di agosto vicino a Firenze è stata aperta una struttura gestita dalla Croce Rossa per accogliere i profughi che stavano arrivando ed ha ospitato un centinaio di persone e poi una parte di queste sono state accolte dalla Regione Emilia-Romagna.
A Firenze e in Toscana tanti hanno avuto le case, ma in tanti continuano a vivere in questi campi, i pregiudizi contro di loro sono numerosi, diverse famiglie hanno avuto accesso all’edilizia popolare e vivono nelle case in vari quartieri della città o in altri comuni toscani, ma il problema abitativo nella città di Firenze e nei dintorni è gravissimo, gli affitti sono da capogiro e c’è anche molta gelosia da parte dei nativi quando vedono le case assegnate a persone di altri paesi. Pensare che in Kosovo tutte queste persone avevano case, lavoro, erano rispettati come ogni altra minoranza, ancora oggi spesso si parla a Firenze di “nomadi”, ma sono stati costretti al “nomadismo”, hanno dovuto lasciare l’Jugoslavia, il Kosovo, dove adesso c’è una grande base americana, come ci ha informato M. Collon nel bel film “I Dannati del Kosovo”, e non dimentichiamo che in Kosovo ci sono i più grandi giacimenti di lignite d’Europa e nella miniera di Treca ci sono giacimenti di oro, argento e cadmio. Dal 1999 società USA stanno tentando di privatizzare queste miniere.
La situazione è sempre molto difficile in Kosovo, è di oggi la notizia dell’attentato al premier Rugova, nel marzo del 2004 un vero e proprio “pogrom” si è scatenato contro i serbi e le altre minoranze che in mezzo a mille difficoltà e mille rischi continuano a rimanere in Kosovo.

Articolo apparso sul numero di maggio 2005 de LA VOCE del G.A.MA.DI. - www.gamadi.it

Paola Cecchi
referente CNJ per la Toscana

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