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Grecia, intervista a Stefanos (Okde):
“Serve una internazionale operaia in Europa”

(28 Agosto 2015)

grecia odke

a cura del corrispondente di Corriente Roja dalla Grecia (*)

La settimana prossima (5-6 settembre) il Pdac organizza a Rimini una assemblea nazionale su "Europa in crisi: riforme o rivoluzione?". Tra i temi centrali ci sarà la Grecia dopo l'esperienza del governo di collaborazione di classe di Tsipras, tema centrale della lotta di classe in Europa e nel mondo su cui abbiamo già pubblicato numerosi articoli e riflessioni. In questo quadro pubblichiamo una interessante intervista, realizzata da un nostro compagno spagnolo, a un dirigente del partito greco Okde. L'intervista è stata realizzata poco prima delle dimissioni di Tsipras.


Intervistiamo Stefanos, militante dell'Okde, partito dell'estrema sinistra greca. Questa intervista è parte di una serie di report che il nostro corrispondente ha realizzato nel corso di un soggiorno politico di due settimane in Grecia. A questo link potete trovare il resto del materiale (in lingua spagnola) (http://www.corrienteroja.net/).
Come caratterizzate il governo Syriza?

Syriza è cresciuta dal 3% al 37% dei voti, andando al governo. Questo cambiamento è un prodotto del ciclo di mobilitazioni che si sono avute in Grecia, specialmente tra il 2010 e il 2012. Syriza non ha giocato un ruolo egemone in questi processi, risultando assente o tentando direttamente di ostacolarli. Però le masse popolari hanno deciso di votare per questa formazione in polemica con i partiti che avevano votato il memorandum. Syriza in questo senso non è come la socialdemocrazia storica. E’ dotata di una base sociale molto debole e non controlla i sindacati. Anche per questo può dare direttive politiche tanto forti pur senza troppa egemonia.
Sebbene il suo programma conservi come obiettivo strategico il socialismo, è stata sempre riformista. Contro il memorandum avanzava un programma di collaborazione di classe, facendo credere che fosse possibile soddisfare gli interessi dei lavoratori e ad un tempo quelli della borghesia greca ed europea. Il nuovo governo si presentava per questo come un governo di “salvezza nazionale”: tutte le classi alleate contro il memorandum. L’idea era quella di varare un salario minimo per stimolare il consumo e uscire così dalla crisi riattivando la crescita. Tutto questo chiaramente all’interno della Unione europea e senza una mobilitazione operaia e popolare.
Il carattere fallace di questo programma si è tradotto rapidamente in una serie di capitolazioni. Già il 20 febbraio si pagava scrupolosamente il debito e si dichiarava che non sarebbe stata presa nessuna decisione unilaterale. La firma dell’accordo non è altro che una conseguenza di questo.
Che politica ha sviluppato l’Okde davanti al nuovo governo?
Innanzitutto abbiamo cercato di spiegare e rispiegare i limiti del programma di Tsipras, avvertendo del pericolo che si sarebbe corso. Abbiamo lavorato per organizzare i lavoratori e i più poveri nei loro posti di lavoro e nei quartieri, oltre agli studenti nelle scuole e nelle università. Questo abbiamo cercato di tradurlo nella pratica con assemblee nei quartieri operai, nelle sedi dei sindacati e delle associazioni studentesche.
Le nostre proposte politiche sono quelle di cancellare il debito, uscire dalla Unione europea e dall’euro, nazionalizzare le banche e le imprese strategiche sotto il controllo operaio. E per fare tutto questo vogliamo un governo dei lavoratori, che si basi sulla mobilitazione e sulla autorganizzazione della nostra classe.
E adesso?
Il No al referendum ha guadagnato il voto dei giovani, dei lavoratori e dei poveri. Per poter votare No hanno superato numerose pressioni: i mezzi di comunicazione, la chiusura delle banche, fino alla chiamata a votare Si da parte dei sindacati. Si è trattato di un No radicato nelle lotte. I risultati sono l’espressione della radicalizzazione dei lavoratori e rappresentano uno schiaffo alla Ue. Le statistiche dicono che ora il 30% dei greci è favorevole davanti alla prospettiva di abbandonare l’Ue. E il fatto che Tsipras non abbia rispettato il No, non cambia le cose. Le masse popolari si stanno spostando a sinistra e il terzo memorandum nuocerà loro ancora di più, creando un danno anche a Syriza. L’illusione verso questa direzione si infrangerà infatti una volta di più con l’applicazione di questo memorandum. Il nostro obiettivo è quello di organizzare le masse che si sono mobilitate per il No in comitati basati sul programma di cui sopra. Intendiamo organizzare le lotte e contrastare la crisi umanitaria in crescita.
La soluzione non è una seconda Syriza, costruita intorno a Lafazanis. La Piattaforma di Sinistra [che nei giorni seguenti l'intervista ha rotto con Syriza per dare vita a Unità Popolare] infatti ha avuto una grande responsabilità in ciò che è accaduto, non avendo preparato nulla in vista di ciò che si prospettava e conservando sempre uno stretto accordo con Tsipras. La visione dell’opposizione è una Grecia capitalista che si sviluppi autonomamente, senza lotte, senza controllo operaio, senza nessuna misura socialista o anticapitalistica.
Sicuramente, se Syriza è eurocomunista e si dichiara strategicamente socialista, immagina quello che potrà fare Podemos. Un partito che non vede la profondità della crisi capitalistica, che non vede come la Ue e l’euro possano sopravvivere solo con l’applicazione dei memorandum, non potrà che inginocchiarsi ancor prima di Syriza.
Di quale coordinamento internazionalista dobbiamo dotarci per unificare le masse popolari che lottano nei nostri Paesi?
Siamo molto contenti per la mobilitazione che c’è stata in tutta Europa in solidarietà con la Grecia. Però quello che ci manca è una Internazionale operaia. La base per fare questo è nella problematica comune che attraversiamo; la situazione è da intendersi in una dimensione evidentemente europea. Immagina quello che potremmo fare se avessimo dei partiti rivoluzionari uniti in tutto il continente. Saremmo in grado di fare una grande pressione, mobilitazioni, ecc., sarebbe una visione efficace di una possibile Europa unita e socialista. La bancarotta di Syriza speriamo ci permetta di rafforzare le opzioni rivoluzionarie nei distinti Paesi, per lottare contro quel mostro rappresentato dalla Ue e dalle altre istituzioni europee. Non ci possono essere scorciatoie come una generica “unità della sinistra” piuttosto che la costruzione di “partiti anticapitalisti larghi”. Il lavoro necessario e duro passa per la organizzazione operaia nel concreto.
Le masse popolari reagiranno al nuovo memorandum?
Sicuramente. Le illusioni elettorali stanno svanendo. La gioventù, i disoccupati, prima o poi si solleveranno, non se ne andranno a morire di fame con tranquillità. Syriza non potrà evitare questo. La domanda è se le lotte del futuro arriveranno fino alla loro necessaria conseguenza, fino alla autorganizzazione dei lavoratori al fine di prendere il futuro nelle nostre mani. Fino allo sciopero ad oltranza, fino allo scontro con lo Stato senza il quale non si potrà applicare il memorandum.
Ci sono possibilità che cresca un partito rivoluzionario in Grecia?
L’ascesa di Syriza aveva bloccato le possibilità che un tale partito emergesse. Ora che Syriza si è collocata dall’altro lato della barricata, ci sono significative possiblità. Però ci sono anche dei grossi pericoli. Noi rivoluzionari dobbiamo ancorarci profondamente alla classe lavoratrice e organizzarla. Chi conseguirà questo, avrà una base per poter costruire un grande partito rivoluzionario.


(*) Corriente Roja è la sezione spagnola della Lit-Quarta Internazionale.

Traduzione di Adriano Lotito - PdAC

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