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IL GRUPPO DI LAVORO SU "LA NONVIOLENZA IN ITALIA OGGI" RICORDA ALFIO PANNEGA

(17 Settembre 2015)

alfio pannega

Alfio Pannega

Il gruppo di lavoro su "La nonviolenza in Italia oggi" ricorda Alfio Pannega, di cui tra pochi giorni ricorre il novantesimo anniversario della nascita.

Con Alfio abbiamo condiviso le esperienze e le riflessioni che hanno dato luogo alla nascita del nostro gruppo di ricerca, sorto come sviluppo del ciclo di incontri di accostamento alla nonviolenza che per anni si sono svolti con cadenza settimanale presso il centro sociale occupato autogestito "Valle Faul" di Viterbo, incontri cui Alfio prese costantemente parte fin dall'inizio, dando ad essi una impronta profonda col dono grande della sua testimonianza di militante antifascista, di militante del movimento operaio, di uomo libero e solidale, limpido e generoso, e il dono non meno grande del suo contributo di idee di persona sensibile e colta, educato ai classici della letteratura di cui serbava memoria vivissima e intatta - Dante in primis et ante omnia - come alla rigorosa creativita' della poesia a braccio, ma anche all'analisi marxista della societa' ed alla morale leopardiana, intrecciando analisi sociale e coscienza ecologica, etica della responsabilita' e politica della relazione che riconosce e che libera.

In Alfio abbiamo avuto non solo un maestro di condotta civile nitida e intransigente e di riflessione veritiera e appassionata, ma anche un compagno di lotte concrete e coerenti: per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, per la difesa dell'ambiente e della cultura bene comune, per la pace e contro il razzismo, contro il regime della corruzione e contro la penetrazione dei poteri criminali nell'Alto Lazio.

Il suo antifascismo era tutt'uno con la sua nonviolenza; ed infatti essendo il fascismo innanzitutto vile adorazione della violenza, la nonviolenza e' l'esatto opposto del fascismo, l'unico autentico integrale avversario del fascismo; la nonviolenza e' riconoscimento e difesa dell'umanita', lotta per la liberazione da ogni menzogna, da ogni oppressione, da ogni violenza.

Con Alfio abbiamo lottato contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni; per l'umanita' e in difesa della biosfera.

Sono cinque anni che Alfio ci ha lasciato e la sua lezione e' piu' viva che mai.

Anche nel suo ricordo, fedeli alla sua memoria, alla sua testimonianza, alla sua lotta diuturna, continua il nostro impegno, in primo luogo contro il razzismo e contro la guerra.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.

*

Una breve notizia su Alfio Pannega

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta' si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassiono' vieppiu' di poesia e fiori' come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta', per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita' artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara' fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E' deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.

Alcuni testi commemorativi sono stati piu' volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622, 1623, 1624, 1763, 1971, 2108, 2109, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" n. 687-691 (tutti disponibili dalla pagina web http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ ).



Viterbo, 17 settembre 2015


Il gruppo di lavoro su "La nonviolenza in Italia oggi"

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