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Ribattere agli attacchi

(7 Ottobre 2015)

Editoriale dei Bollettini di fabbrica "l'Etincelle", 5 ottobre 2015

air france protesta

« De Juniac, dimissioni », « Dimissioni della direzione », « Valls arbitro venduto! »… «Ne abbiamo le scatole piene di essere messi gli uni contro gli altri ». Ecco come centinaia di salariati di Air France hanno manifestato lunedì mattina interrompendo la seduta del Comité central d’entreprise (CCE) straordinario. Due membri della direzione, che volevano evitare di rendere conto... hanno perduto la camicia. Valls e consorticondannano« la violenza ». Ma la violenza, quella vera, non è forse quella di coloro che decidono di sopprimere 2900 posti, in breve, di togliere ben più che la camicia a molte migliaia di salariati? In ogni caso, la collera di tutte le categorie di salariati della compagnia, lunedì mattina, mostra che il condizionamento psicologico contro i piloti d’Air France, qualificati dalla direzione « d’égoisti », « d’irresponsabili… » non ha funzionato. Rifiutavano a giusto titolo il ricatto, rifiutando di accettare un aumento del 17 % della produttività, che implicava l’aumento delle ore di volo, un aggravio delle condizioni di lavoro, ecc.

Cosa si nasconde dietro questi attacchi

Air France non è in pericolo e l’impresa conosce un incremento delle sue quote di mercato. Si tratta di tagliare nella massa salariale per aumentare i profitti degli azionisti. Il chiasso mediatico attorno ai piloti è solo un’astuzia che consiste nello stigmatizzare una categoria meglio rimunerata di salariati prima di attaccare le altre. Obiettivo per la direzione : ottenere un miliardo di economie sulle spalle dei salariati per poi mettersele in tasca. Dopo i piloti, sarò il turno del personale navigante, poi sarà nel mirino il personale di terra. E una volta ingoiato l’aumento di produttività, cominceranno i licenziamenti, perché, aumentando la produttività, sono automaticamente minacciati migliaia di posti di lavoro.

I padroni avevano l’abitudine di licenziare prima di aumentare i ritmi, oggi li aumentano prima per meglio licenziare in seguito. In conclusione, sono presi di mira i 70 000 che lavorano nel gruppo, e con loro, il padronato e il governo vogliono infliggere una lezione a tutti i lavoratori. Un po’ come Reagan aveva fatto negli Stati Uniti contro lo sciopero dei controllori di volo. La sconfitta degli scioperanti aveva dato il segnale per un’ondata di attacchi e di ristrutturazioni che riguardavano l’insieme della classe operaia del paese.

Un’offensiva generale del padronato.

Poiché gli attacchi del governo piovono. Il rapporto Combrexelle è l’ultimo in ordine di tempo. Prevede la distruzione degli scarsi strumenti del codice del lavoro che permettevano ai salariati di difendersi collettivamente. Al momento attuale, si suppone che il codice del lavoro fissi un quadro generale al di là del quale il padronato non può
assumere salariati.

Il governo, più che mai agli ordini del patronato, vuol far saltare questo catenaccio proponendo contratti negoziati , non più per tutti i salariati o per quelli di un settore, ma impresa per impresa, rinegoziati ogni quattro anni, con la possibilità di aumentare i tempi di lavoro, di abbassare i salari, ecc. L’accordo dei sindacati che rappresentano più del 30% del personale basterebbe a convalidare queste revisioni dei contratti di lavoro. I salariati insoddisfatti potrebbero allora essere licenziati senza altra forma di processo...

Ritorno al XIX secolo ?

I padroni si augurano un ritorno al capitalismo del XIX secolo. Del resto, De Juniac, l’amministratore delegato d’Air France, invidiava senza nasconderlo il direttore della Qatar Airways, che gli diceva che nella sua compagnia gli scioperi non erano possibili perché « gli scioperanti sarebbero tutti spediti in prigione ».

Allora, di fronte a questi schiavisti del XXI secolo, bisogna ben reagire fermamente. L’8 ottobre, le organizzazioni sindacali CGT, Solidaires et FSU chiamano alla mobilitazione. Sarà un’occasione per farsi sentire, ma per cambiare la distribuzione delle carte, bisogna costruire una reazione d’insieme di tutto il mondo del lavoro!

Traduzione a cura di Michele Basso

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