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Jurij Gagarin, "Non c’è nessun dio quassù, Autobiografia del primo uomo a volare nello spazio"

Roma, Red star press, 2013, pp. 186, € 15,00

(25 Ottobre 2015)

non c'e nessun dio

In quest’ottobre 2015 si è avuta la terza ristampa dell’autobiografia del primo essere umano nel cosmo, Jurij Alekseevic Gagarin, come V Volume per la collana Tutte le strade della Red star, l’esperienza editoriale antagonista con sede a Roma sul cui lodevole operato ci si è più volte soffermati.

Nato il 9 marzo 1934 a Klušino, nelle campagne della Russia, Gagarin vive l’infanzia nel fuoco della Grande guerra patriottica contro l’invasore nazifascista. L’eroismo dei soldati e della popolazione sovietici, soprattutto riguardo le battaglie aeree, lo spingono ad entrare, giovanissimo, non appena conseguito il Diploma metalmeccanico, in un aeroclub e quindi nell’Aeronautica militare sovietica. Qui si diploma nel 1957, quando l’Urss lancia nello spazio lo Sputnik 1. Per la sua abilità e il suo profitto, due anni dopo Gagarin è inserito nelle candidature in vista del primo viaggio dell’uomo nel cosmo che avverrà, con lui a bordo della navicella Vostok 1, 1l 12 aprile 1961, dalle 9,30 alle 10,30, ora di Mosca. Aveva 27 anni: oggi un post-adolescente appena.

Le reazioni scaturite dalla missione sono arcinote. Rinverdiva la fiera tradizione militaresca russa che segnava così un punto a favore sul concorrente statunitense, in merito alla conquista, pacifica, dello spazio. Nell’ambito della speculazione filosofica riprendeva vigore il cosmismo, quell’insieme di teorie sviluppatesi proprio nella Russia del XIX Secolo e poggiate sulla letteratura fantascientifica e avveniristica, che preconizzavano l’affrancamento dell’uomo dalla Terra, in una concezione fortemente ateistica, poiché - e ora la missione lo dimostrava - lassù non c’è nessun dio.

Grandi saranno il successo e la simpatia della figura di Gagarin in tutto il mondo progressista. Un uomo in un certo senso del Disgelo e della Coesistenza, o meglio: dimostrazione viva d’una capacità di gareggiare con la controparte capitalista oltre la corsa agli armamenti. A descrivere eccellentemente in Italia, ad esempio, l’entusiasmo popolare verso la conquista sovietica dello spazio c’è il film Il Cosmonauta, appunto, di Susanna Nicchiarelli (2009), ambientato in una sezione romana del Pci agli inizi anni Sessanta, alle prese con il voltafaccia socialista, allora assai traumatico, sancito dal Primo centrosinistra.

Il sistema sovietico suscitava così il suo, forse, ultimo vero e proprio moto di entusiasmo generale, quando, di lì a poco, emergerà la potenza politica cinese. Nel 1963 Valentina Vladimirovna Tereškova sarà la prima donna cosmonauta, e lamenterà la scarsa presenza femminile tra i dirigenti politici dell’Urss. Nello stesso anno, da noi, il Pci tiene il suo X Congresso nazionale, con lo slogan “Il Comunismo è la giovinezza del mondo” ed emergono subito le tensioni internazionali. La delegazione cinese è sbeffeggiata e, al ritorno, redige un documento Affinità e divergenze tra il compagno Togliatti e noi, cui farà seguito Ancora sulle affinità…, per contestare il concetto della coesistenza su deterrenza nucleare, dicendo in buona sostanza che gli imperialisti non avrebbero mai usato l’atomica perché non avrebbero poi avuto più chi sfruttare. I due lavori saranno diffusi in Italia presso i circuiti della Nuova sinistra e il loro titolo è oggi a noi noto perché preso in parodia dai Cccp per intitolarci un album, nel 1985. Le divergenze prevarranno sino alla rottura, nel 1966, con la Rivoluzione culturale proletaria annunciata da Mao, che si sanerà solo alla fine del decennio dopo, a dimostrazione che una rivoluzione fosse possibile anche in seno ad una dittatura del proletariato. Da qui l’elemento di fascino, soprattutto presso le giovani generazioni.

E siamo quindi all’anno che è sostantivo: il Sessantotto. Il 27 marzo 1968 Gagarin muore sul lavoro, in un incidente aereo, a trentaquattro anni da poco compiuti. Dopo qualche settimana il Maggio francese, crocevia della Contestazione che metterà a repentaglio, o comunque in discussione, il vecchio mondo.

La biografia in oggetto, scritta da Gagarin su sollecitazione di un corrispondente della “Pravda”, immortala precisamente lo spirito, le aspirazioni dell’epoca e il pensiero dell’autore. Jurij vuole essere, è, l’uomo nuovo sovietico, altruista, capace ed entusiasta del lavoro manuale così come dell’approfondire le cognizioni teoriche o più astratte. La scienza non gli impedisce di guardare con incanto la natura, l’uomo, la donna e gli animali, come si capisce dall’affettuoso tributo all’eroica cagnolina Lajka. Diversi sono inoltre i riferimenti alla lettura e al teatro. Il tutto può essere edificate, o stupefacente, per chi è nato e cresciuto nella rassegnazione e nell’egoismo sociale del sistema capitalistico.
Nell’immaginario del lettore questo libro può ricordare quei disegni per l’infanzia della tradizione russa, poi tradotti nello spirito sovietico, aldilà delle manifestazioni strettamente propagandistiche. Per certi versi si ha l’impressione di sfogliare qualche depliant turistico diffuso dall’Associaizone Italia - Urss, oppure un numero di “Vie nuove” di quel periodo.

Politicamente lo scritto, per cui il sistema sovietico non presenta sbavature o sostanziali contraddizioni, è certo prodotto della destalinizzazione. Stalin difatti non è mai citato, al contrario di Kruscev per cui vi sono diversi riferimenti. Il personaggio però che spicca su tutti è senza dubbio quello di Lenin, alla cui opera e teoria è per l’autore da far risalire la creazione d’uno stato che ha permesso ad un figlio d’un falegname e d’una contadina, non particolarmente prestante a livello fisico, di guadagnare il cosmo. Al netto di ogni retorica e di ogni apologia, un fatto innegabile. Ricordiamolo, a ridosso dell’98° anniversario del 7 Novembre.

Silvio Antonini

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