il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale e lavoro    (Visualizza la Mappa del sito )

Rottamazioni d'oro

Rottamazioni d'oro

(2 Novembre 2012) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Capitale e lavoro)

MA CHE BELLA DEMOCRAZIA!

VOGLIONO CANCELLARE ANCHE IL DIRITTO DI SCIOPERO

(12 Novembre 2015)

In questo particolare momento si sta portando avanti un attacco concentrico al diritto di sciopero, sferrato dalla compagine governativa e sostenuto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

unicobas cib

Quello del 13 novembre sarà, con molta probabilità, uno degli ultimi scioperi indetti ed organizzati secondo la normativa che lo ha regolato fino ad oggi.
L'attuale legge in vigore, la n.146 del '90, modificata e integrata con la legge n. 83 del 2000, frutto della prima ondata storica di privatizzazioni, aveva già fortemente limitato il diritto di sciopero, in particolar modo nei servizi pubblici quali la sanità, i trasporti, la scuola, impedendolo, di fatto, in alcuni periodi dell'anno.
E' dall'entrata in vigore di questa legge che, ad esempio, nella scuola non si può più effettuare il blocco degli scrutini a tempo indeterminato e gli effetti di tale normativa sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti!
L'ultima occasione in cui è stato possibile effettuare tale forma di lotta ha permesso al comparto scuola di ottenere un rinnovo contrattuale degno di tale nome, nulla a che spartire con i successivi e offensivi rinnovi contrattuali a cui ci hanno abituato i sindacati firmatari negli anni successivi... Parliamo di un aumento di 500.000 £ medio, della fine degli anni '80 e di quando ministro della Pubblica Istruzione (perché ancora si chiamava così il nostro Ministero) era la senatrice Falcucci.
Oggi il governo italiano sta valutando il modo per limitare tale diritto ancora di più e poter procedere indisturbato nella definitiva demolizione delle conquiste e dei diritti che sono ancora rimasti nel mondo del lavoro.
Glielo ha chiesto pubblicamente il Presidente di Confindustria Squinzi e i principali esponenti di tutte le altre associazioni padronali, lo sollecita in questa direzione la stessa Unione Europea; in tale azione il Governo è supportato da una massiccia campagna mediatica (che ha utilizzato in maniera demagogica alcune vicende di cronaca come le assemblee sindacali in orario di lavoro presso gli scavi Pompei e al Colosseo a Roma, oppure gli scioperi all'Alitalia ) e si avvale della complicità dei sindacati maggiormente rappresentativi (CGIL,CISL, UIL),
Questi sindacati hanno appoggiato la limitazione del diritto di sciopero già 25 anni fa (L.146/90) per impedire che prendessero corpo le istanze del sindacalismo di base, dapprima approvando il codice di autoregolamentazione, poi facendo scrivere ai propri tecnici con i vari governi le normative delle leggi stesse. A maggior ragione oggi, gli stessi sindacati continuano ad approvare normative che ledono il diritto di sciopero e dettano regole sulla rappresentanza per cancellare il diritto al dissenso, visto che il loro obiettivo principale non è difendere e tutelare le condizioni dei lavoratori quanto cercare di mantenere a tutti i costi il monopolio della rappresentatività del mondo del lavoro.
Così, in uno scenario del genere, hanno i cominciato a muovere i primi passi, in maniera congiunta alla commissione Lavoro del Senato e alla commissione Affari costituzionali, i tre ddl presentati dai senatori Maurizio Sacconi (AP), Pietro Ichino (Pd) e Aldo Di Biagio (AP). L'uno prevede che lo sciopero possa essere proclamato solo da un sindacato o da una coalizione sindacale che abbia la maggioranza in azienda o nel comparto lavorativo, l'altro ipotizza un referendum partecipato da almeno la metà dei lavoratori interessati, dal quale la proclamazione dello sciopero ottenga un numero di voti favorevoli superiore alla metà dei voti espressi, il terzo richiede la dichiarazione anticipata di adesione da parte dei lavoratori all'iniziativa di sciopero, per avere un quadro dell’impatto della protesta.
I ddl, tutti sostenuti apertamente dal ministro Delrio e quindi dal Governo, rendono praticamente impossibile alle organizzazioni sindacali di base, più conflittuali ma non rappresentative, indire uno sciopero e trasformano il diritto di sciopero da diritto soggettivo in capo a ogni singolo lavoratore, in prerogativa sindacale, legata al livello di rappresentanza espresso dai singoli sindacati.
In pratica, il diritto di sciopero – individuale, per Costituzione – verrebbe sequestrato e affidato nelle mani della “Triplice” che, come afferma lo stesso Ichino nella presentazione del suo disegno di legge, fa un “ricorso molto cauto e sorvegliato allo sciopero” ed è quindi degna di fiducia e considerazione da parte del padronato.
E' evidente la gravità della situazione; in un momento in cui ci stanno sottraendo il diritto al lavoro, il diritto ad un salario decente, ad essere tutelati contro licenziamenti ingiusti, a condizioni e orari di lavoro umani e compatibili con una vita sociale dignitosa si vogliono bellamente cancellare non ipotetici diritti dei sindacati, ma concreti diritti di lavoratrici e lavoratori.
Di fronte a questo è necessario costruire la mobilitazione comune di tutte quelle forze sindacali, sociali e politiche seriamente interessate a difendere e tutelare i lavoratori.
Nell'attuale fase nessuna mediazione, nessun accordo è possibile con un governo che ha sposato apertamente le scelte neoliberistiche europee, che fa del darwinismo sociale uno dei punti caratterizzanti del suo programma politico.
E' giunto invece il momento di avviare un immediato percorso di lotta e mobilitazione per difendere la principale libertà di ogni lavoratore: quella di scioperare.
E in questo percorso si inserisce chiaramente anche lo sciopero generale della scuola del 13 novembre prossimo, che ha come obiettivo quello di ricacciare indietro il governo dalle posizioni liberticide che ha assunto per quanto concerne l'istruzione pubblica, il mondo del lavoro in generale e i principali diritti civili.

Stefano Lonzar (Unicobas Scuola-Roma)

8140