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(4 Ottobre 2011) Enzo Apicella
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(Il nuovo ordine mondiale è guerra)

Dopo i fatti di Parigi: per un nuovo internazionalismo!

(18 Novembre 2015)

je suis proletariat

Venerdì 13, a Parigi, sono stati uccisi indiscriminatamente più di 130 civili. Centinaia i feriti.

La guerra è arrivata nelle strade, nelle piazze e nei teatri d’Europa. La guerra che colpisce civili e innocenti: a caso, senza fronti e senza confini. La guerra che da troppo tempo si combatte in Siria, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in molti paesi africani ed asiatici. Una guerra che travolge città, famiglie e popolazioni

Questa guerra l'ha iniziata l'Occidente capitalista e imperialista. ISIS e fondamentalismo islamico sono stati rilanciati, se non prodotti, dai ripetuti interventi militari in Medioriente: dai bombardamenti e dalle missioni “di pace”: americane, francesi, inglesi e italiane. Interventi che negli anni hanno aperto la strada alla crescita dell’integralismo religioso.

Al centro di questa guerra non c’è alcun principio, alcuna civiltà, alcuna religione. Ci sono solo interessi economici e politiche di potenza, che polarizzano identità ed appartenenze per utilizzarle come strumenti dei loro giochi d’interesse.

In questa guerra, invece, gli interessi e le identità della classe lavoratrice e di quelle popolari sono travolti. Da tutti. Schiacciati dalla militarizzazione, dall’ imbarbarimento crescente, dalle miserie della guerra, dalla distruzione delle strutture economiche e dall’ esplosione dei fanatismi identitari. Annullati anche dalla confusione dei fronti: dalla costruzione di larghe alleanze, a base etnica o religiosa o nazionale, nelle quali gli interessi e le identità dei lavoratori e delle lavoratrici sono sempre retrocesse, scolorite e poi annullate. In nome di altre priorità, immaginari e progetti politici. Quelli delle proprie borghesie, dei propri apparati militari, o delle potenze imperialiste.

Per questo siamo a fianco dei morti e delle famiglie. A Parigi. Come a Beirut, a Sinjar, ad Aleppo o a Kobane. In Africa ed in Asia. Le centinaia di migliaia di morti di questa lunga guerra. Come non siamo indifferenti, ma sosteniamo quella resistenza democratica siriana e kurda, come negli altri paesi, che combatte l’avanzata del fascismo islamico ed il regime dittatoriale di Assad. Per questo NON siamo nelle piazze di queste ore. Quelle piazze unitarie e tricolori, in solidarietà dei “fratelli francesi”. Il silenzio, la commozione e l’unità di queste ore, permette solo alla propaganda reazionaria di crescere ed imporsi anche nei nostri territori. Proponendo ancora identità e polarizzazioni, cristiane ed europee, umane o civili. Appartenenze utili solo a continuare questa guerra, a rilanciare gli interessi imperialisti di questa o quella potenza.

Per fermare la guerra, invece, dobbiamo colpirne gli interessi che la muovono. Dobbiamo opporci agli interventi imperialisti. Anche quelli italiani. Perchè la sola risposta alle guerre e al terrorismo è l’unità dei lavoratori e dei popoli. Al di là delle rispettive origini, del colore della pelle, della religione, delle frontiere. Ritrovare i propri interessi e le proprie identità di classe, per battersi insieme contro chi li sfrutta e li sottomette. Per farla finita con questo sistema capitalista, che crea la barbarie.

PER UNA RIVOLUZIONE SOCIALISTA, CHE SUPERI CONFINI E CONFLITTI NAZIONALI!

17 Novembre 2015

Partito Comunista dei Lavoratori

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