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BRICS: FALLIMENTO O CRESCITA?

(22 Novembre 2015)

Dal n. 35 di "Alternativa di Classe"

brics brics

Su alcune testate, in particolare economiche, in questi ultimi giorni è apparsa la clamorosa notizia: i BRICS sarebbero “ufficialmente morti”! E pensare che a coniare l'acronimo “BRICS” era stata proprio la potentissima banca d'affari Goldman Sachs, che fino dal 2001 ne ha esaltato le grandi possibilità di crescita e che oggi ne sta pubblicamente decretando la “morte finanziaria”. Ciò dipenderebbe dal fatto che il fondo di investimento, aperto su di loro da tale finanziaria multinazionale, ha offerto performances al ribasso dal 2010 in poi (con un calo di oltre un quinto), deludendo le aspettative e “costringendo” la Goldman Sachs a tentare di migliorarle, “allargando” il fondo, come avviene in questi casi, ad altre economie “in via di sviluppo”.
L'analisi degli economisti della multinazionale vede la sola India ad oggi “rispettare le promesse” in buona sostanza. Fino dal 2011 i prezzi delle materie prime e la crisi del petrolio greggio, ma soprattutto le tensioni geopolitiche, avevano penalizzato le attese su Brasile e Russia; poi è stata la volta del Sudafrica a “tentennare”, mentre la crescita della Cina, per quanto ritenuta “stupefacente” in Occidente, è scesa quest'anno al minimo del 6,5%, con i cali di produttività, esportazioni ed importazioni verificatisi. Nè le previsioni per il futuro da parte degli analisti paiono migliori.
Di segno opposto, invece, anche se, in genere, a più lungo termine, le previsioni degli economisti dei BRICS, sottovalutati in Occidente: secondo loro, nel 2050 le economie dominanti, in termini di beni e servizi, saranno rispettivamente la Cina e l'India, mentre, per le materie prime, primeggieranno nel mondo Brasile e Russia. Per la Presidente del Consiglio Federale Russo, V. Matviyenko, fino da ora “ogni anno i BRICS guadagnano potere nel mondo...”; queste sono state le parole utilizzate il 11 Novembre u.s. durante una visita ufficiale in Brasile per sviluppare la “cooperazione economica e culturale”, attuale obiettivo dichiarato dell'alleanza.
Del resto, l'attenzione del “club” dei BRICS verso l'economia internazionale è testimoniato dalla nascita della loro banca comune, la “Nuova Banca di Sviluppo” (N.D.B.) da 50 miliardi di dollari (+ 100, come Fondo di riserva), annunciata da D. Roussef, già il 16 e 17 Luglio '14 a Fortaleza in Brasile, durante il loro VI° Vertice. Mentre il primo presidente è indiano e resterà in carica cinque anni, la sua sede è Shangai (con una succursale per l'Africa a Johannesburg): i prestiti inizieranno nel 2016, e serviranno a finanziare grandi opere infrastrutturali congiunte, oltre al Fondo, che fungerà da antidoto per i BRICS contro le “prossime crisi finanziarie”, da essi previste.
La decisione annunciata a Fortaleza va messa in relazione a quanto era avvenuto nel Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel Novembre 2010, quando Brasile, Russia, India e Cina erano stati inclusi fra i dieci Paesi “con diritto di voto più elevato” nel FMI, ma era rimasta inascoltata una loro proposta di nuova ripartizione dei poteri all'interno, a causa di una forte opposizione USA. Nonostante ciò, la “N.D.B. BRICS” non si pone in contrasto aperto con l'Occidente, ma dichiara di essere “complementare” all'esistente. Prova ne sarebbe il fatto che non viene perseguita la sostituzione del dollaro come moneta di scambio internazionale, ma viene abolito nei fatti il suo monopolio, con l'affiancamento di altre divise, con le quali la “Banca dei BRICS” potrà accettare transazioni: di fatto solo “rublo” e “yuan”.
La presenza, poi, della nuova banca di investimenti cinese, la AIIB, e quella della “Silk Road Fund” (Fondo della Via della Seta), altra banca specializzata in investimenti, ma per mercato ed aziende, che erogano prestiti in “yuan” cinese, hanno indotto, infatti, la “N.D.B. BRICS” ad annunciare che il primo prestito, previsto per Aprile '16 in Asia, avverrà anch'esso direttamente in “yuan”: è un dato con cui fare i conti.
In Italia, ed in diversi altri Paesi occidentali, sedicenti “partiti comunisti”, che magari si sono sempre rifatti al “socialismo reale”, tendono oggi ad esaltare i BRICS, ed in particolare la Russia di V. Putin e la Cina di X. Jinping, quando non anche il Sudafrica di J. Zuma, accreditandoli di una qualche “alternatività” nei confronti di USA e UE. Per questo motivo ci teniamo a chiarire i termini di analisi politica sul piano classista anche rispetto alle differenze, che senz'altro ci sono, fra l'Occidente ed i BRICS “emergenti”, alla loro natura ed entità.
Intanto è giusto ricordare che gli USA non sono solo i principali vincitori della II° Guerra Mondiale, con quello che ne è conseguito in termini di “ordine internazionale” (Bretton Woods, ma non solo...): hanno anche vinto la “Guerra fredda”, una guerra condotta sullo scacchiere internazionale contro un avversario, che da tempo, ormai, non aveva più niente a che vedere con la Rivoluzione di Ottobre, cioè l'URSS di Stalin e dei suoi successori, a sua volta finita (cosa che molti hanno rimosso) nel '89 con la sua stessa implosione! I vantaggi fino ad allora conseguiti dall'imperialismo americano fanno sì che oggi, nonostante la sua crisi, risulti difficile a qualsiasi altro imperialismo scalzarne la leadership. E' questo il piano su cui oggi si trova lo scontro, sia con i suoi attuali alleati occidentali, che quello con i BRICS, non tutti ancora imperialisti, ma certamente perlomeno potenze capitalistiche di area, e concorrenti attuali o futuri!
Scontata, allora, la natura capitalistica di tutti i Paesi in questione, l'attuale alto livello di sviluppo mondiale delle forze produttive vede intrecci tali, sul piano internazionale, da escludere l'immunità di questo o quest'altro Paese, o alleanza continentale, o blocco imperialista, dagli effetti devastanti della crisi capitalistica. Essa, che è crisi strutturale di valorizzazione capitalistica, cioè di tale modo di produzione, ne colpisce ognuno in modo diverso, a causa del permanere (della legge) dello sviluppo ineguale; tutti i protagonisti del permanente scontro intercapitalistico stanno vivendo il contesto di crisi, ognuno ad uno specifico modo proprio.
In tale contesto, allora, si inserisce la lunga crisi di leadership degli USA, che solo oggi, scondo parametri capitalistici, cominciano ad essere superati dalla Cina. Mentre rimane molto difficile che un definitivo superamento possa avvenire senza un ricorso più massiccio all'opzione militare da parte USA, appare chiaro che il modo con cui una finanza in crisi può affrontare le “performances” dei BRICS non può che essere di una “gittata” relativamente breve: è solo in modo congiunturale (il piano su cui si muove l'investimento finanziario), che può essere considerata la previsione negativa della “Goldman Sachs” sui BRICS, ed è solo su tale piano che può essere discussa la sua validità.
E' sempre nel contesto dato, poi,che si può parlare di “crescita”... Sicuramente vi sono ancora margini di crescita relativa per i BRICS, o per alcuni di essi (dato che la bilateralità, prevista nei loro rapporti reciproci, ad oggi è molto lontana da una interdipendenza...), sul piano di una “bilancia” internazionale in movimento, ma previsioni come quelle loro, che si spingono fino al 2050, in presenza di fattori di crisi, anche sociale ed ambientale, tali da mettere in discussione la stessa “abitabilità” del pianeta, appaiono tutt'altro che estranee a volontà propagandistiche. In altre parole, il capitalismo reale, sia esso occidentale, o in veste BRICS, non ci permette più previsioni a distanza di ben 35 anni!...
Resta l'unica considerazione, che, per tutto quanto analizzato ed affermato finora, la frase di Rosa Luxemburg “Socialismo o barbarie” non può che essere attualizzata in “Comunismo o barbarie”! Necessita in tutto il mondo, ed è bene ritrovare al più presto, la bussola dell'indipendenza di classe, per percorrere l'unica via di una riscossa proletaria.

Alternativa di Classe

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