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15° congresso Cgil: Costruiamo l’alternativa operaia

(20 Maggio 2005)

Il prossimo autunno la Cgil, il principale sindacato del paese con oltre 5 milioni di iscritti, inizierà il suo quindicesimo congresso. La scadenza congressuale rappresenta un’occasione importante per fare un bilancio di quanto effettivamente fatto dal sindacato in questi anni e per discutere su proposte capaci di contrastare l’offensiva padronale, rilanciando la lotta per riprenderci quanto lasciato sul campo in questi anni. Un appuntamento importante in cui pensiamo tutti i lavoratori devono intervenire numerosi. Solo così potremo fare una discussione vera e impedire che il congresso sia un atto formale dove i vertici sindacali si promuovono facendo cadere in sordina i reali bisogni dei lavoratori.

La crisi industriale, la perdita del potere d’acquisto di salari e pensioni, la precarizzazione del lavoro sono problemi che non possono più essere rinviati.

Mezzo milione di posti di lavoro sono a rischio, oltre 200mila lavoratori in cassa integrazione, la precarizzazione del lavoro ha raggiunto livelli insopportabili (oltre 5 milioni di lavoratori), meno di un lavoratore su 10 quando è fortunato a trovare un lavoro viene preso con un contratto stabile. Per tutti gli altri c’è solo il baratro dell’incertezza, contratti interinali, a tempo determinato, apprendistato e lavori a progetto. Lavori pagati un 30% in media meno del minimo sindacale, senza copertura sanitaria, pensionistica, di maternità. Non parliamo di riposi retribuiti come le ferie. Altrettanto disastrosa è la situazione di chi un lavoro stabile lo ha, la perdita di potere d’acquisto dei salari da tempo è diventata sempre più drammatica, ormai sempre più famiglie di lavoratori faticano ad arrivare non alla fine del mese, ma a metà mese. Lo scorso autunno l’Ires-Cgil ha pubblicato una ricerca che spiega che un operaio di medio livello ha perso in media circa il 10% del potere d’acquisto del proprio salario: una stima al ribasso perché la ricerca si basa sull’inflazione “ reale” calcolata dall’Istat. Se consideriamo anche l’arrivo dell’euro e che i contratti vengono in media rinnovati dopo due anni dalla scadenza, possiamo tranquillamente dire che in questi anni i nostri salari hanno perso circa il 20% del proprio potere d’acquisto.

Questi dati rappresentano una condanna senza appello della politica della concertazione seguita dai vertici sindacali in questi anni perché hanno continuato a firmare contratti con aumenti salariali inadeguati, peggioramenti dei ritmi di lavoro, cancellazione di diritti e continue aperture alla precarizzazione.

Oggi davanti al fallimento della concertazione la Cgil invece di rilanciare una seria controffensiva con una campagna per conquistare salari e condizioni di lavoro dignitose, continua ostinatamente a perseguire la strada della ricerca di una via concertativa coi padroni, illudendosi, e soprattutto cercando di illudere i lavoratori, che esistono ancora margini di scambio coi padroni. La dimostrazione di ciò è nei tanti contratti e accordi locali sottoscritti anche dalla Cgil. L’ultimo rinnovo del contratto del commercio è significativo, oltre ad accettare aumenti salariali da fame sono state sottoscritte nuove e gravi aperture alla precarizzazione facendo entrare dalla finestra la cosiddetta legge 30 che a parole si dice di voler abrogare. Ad aprile la Cgil con Cisl e Uil ha siglato un protocollo d’intesa con la Confindustria della Lombardia in cui si fanno aperture sulla legge 30 e la precarizzazione, un accordo che si preoccupa solo di tener conto delle esigenze delle imprese. Tutti i contratti nazionali firmati, dagli artigiani, agli autoferrotranvieri, hanno portato nelle tasche dei lavoratori aumenti ridicoli e nuovi peggioramenti nelle condizioni di lavoro.

La concertazione ha dimostrato tutti i suoi danni, ma i vertici sindacali della Cgil non sembrano voler prenderne atto e continuano a perseguire questa strada, ieri la chiamavano concertazione, oggi che questa parola è invisa dai lavoratori, la chiamano politica dei redditi. Solo l’ostinata arroganza del governo di destra ha fino ad oggi impedito ai vertici sindacali di sedersi a un tavolo per sottoscrivere un nuovo patto sociale. E ora che Berlusconi è arrivato al capolinea si stanno preparando per sostenere nel 2006 un governo di centrosinistra che in realtà continuerà a attaccare i lavoratori. Il sindacato chiederà con questo congresso al futuro governo di centrosinistra di ristabilire la pace sociale, ma il prezzo che i lavoratori dovranno pagare per questa pace sociale sarà insostenibile. Il sindacato non deve dare assegni in bianco a nessuno, i lavoratori si difendono indipendentemente da chi è al Governo.
Per questo crediamo sia importante affrontare il prossimo congresso offrendo alla discussione nei luoghi di lavoro proposte alternative a quelle che il gruppo dirigente della Cgil ha offerto fino a questo momento. Siamo convinti che in questo momento c’è bisogno di risposte concrete a problemi concreti. Abbiamo bisogno di una Cgil determinata nella difesa intransigente degli interessi dei lavoratori, che si impegni a organizzare la lotta per:

- Difendere ogni posto di lavoro minacciato da crisi e ristrutturazioni, nessun posto di lavoro deve essere messo in discussione. La crisi è colpa dei padroni e devono essere loro a pagarla tirando fuori i profitti che si sono intascati in questi anni. Riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali senza perdita salariale né contropartite in flessibilità sono questioni che devono tornare all’ordine del giorno nella discussione tra i lavoratori.

- Difesa e rilancio del salario, per una nuova scala mobile che difenda stipendi e pensioni dall’aumento reale di prezzi, difesa dei contratti nazionali, per un serio salario minimo legale intercategoriale e indicizzato; per un salario garantito ai disoccupati

- Per una pensione pubblica dignitosa per tutti, contro i fondi pensione integrativi e privati, contro lo scippo del Tfr

- Lotta al precariato, abolizione della legge 30 e del Pacchetto Treu e trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato, abrogazione della Bossi-Fini e della Turco-Napolitano, leggi schiaviste che obbligano i lavoratori immigrati ad accettare le peggiori forme di sfruttamento

- Opporsi alla chiusura delle fabbriche arrivando, se necessario, anche a rivendicare la nazionalizzazione senza indennizzo sotto il controllo operaio delle aziende in crisi

- Rinazionalizzare tutti i settori privatizzati in questi anni, senza indennizzo salvo per i piccoli azionisti: telecomunicazioni, Enel, Eni, acciaio, aziende municipalizzate, ecc, da rilanciarsi sotto il controllo dei lavoratori

- Democrazia sindacale: non è più accettabile che i lavoratori devano subire gli accordi che i vertici sindacali vanno a firmare sulla loro testa. Tutto il percorso delle vertenze, dalla stesura della piattaforma alla firma dell’accordo deve essere discusso, deciso e approvato dai lavoratori

Dopo vent’anni in cui è sembrato che le lotte non portavano da nessuna parte, da alcuni anni a questa parte assistiamo a un fiorire di vertenze estremamente radicali che mostrano tutte le potenzialità della classe operaia. Dalle oceaniche mobilitazioni per la difesa dell’articolo 18 prima, abbiamo visto una serie di vertenze esemplari ed estremamente radicali. Le mobilitazioni che si sono susseguite, partendo dalla lotta della Fiat nel 2002, in particolare a Termini Imerese, proseguendo con i momenti più avanzati della lotta dei metalmeccanici per il contratto e lotte degli autoferrotranvieri, dei siderurgici di Terni e Genova o la lotta di Melfi sono significative non solo e non tanto per i risultati raggiunti, ma anche per i metodi con cui sono state portate avanti, e per la capacità di coinvolgere anche la popolazione. La lotta può pagare a condizione che siano i lavoratori a deciderne tempi, forme e rivendicazioni.

Il compito di organizzare queste lotte dovrebbe essere della Cgil, la nostra battaglia è perché il sindacato non sia spettatore passivo o freno a queste mobilitazioni, ma l’organizzazione dei lavoratori che meglio può garantire il successo di queste lotte.

Il primo obiettivo per cui dobbiamo batterci è fare sì che in questo congresso emergano con forza i bisogni reali dei lavoratori, troppo a lungo ingabbiati dalle politiche concertative. Per questo riteniamo ingiustificabile l’atteggiamento assunto dai vertici di quella che si definiva la “sinistra” della Cgil, che oggi si schierano a corpo morto con Epifani avallando così il tentativo di svuotare il congresso da ogni reale dibattito politico. Per questo partecipiamo e invitiamo tutti a partecipare con noi al percorso di costruzione di un documento alternativo per il congresso. Non intendiamo affidarci ad alcun dirigente, per quanto “di sinistra”, ma organizzarci affinché attraverso la mozione alternativa che si va preparando si esprimano nella maniera più chiara e intransigente le necessità non di qualche dirigente in cerca di posti al sole, ma quelle dei lavoratori. Solo così la battaglia che daremo nel congresso contro le politiche concertative potrà poi riflettersi in un intervento attivo nei luoghi di lavoro e nelle lotte che si sviluppano.

È nostra intenzione batterci per un sindacato democratico, combattivo e con una politica di classe. Solo così potremo preparare una vera alternativa alla politica concertativa che persegue l’attuale direzione della Cgil.

Come lavoratori, attivisti e delegati sindacali che tutti i giorni si trovano a lottare per difendere gli interessi della classe operaia facciamo appello a iscriversi al sindacato, sostenere il documento alternativo a quello della maggioranza in Cgil e portare avanti la battaglia con noi.

Portiamo avanti insieme questa battaglia nelle fabbriche in ogni luogo di lavoro. Una battaglia impegnativa, difficile e contro corrente, ma assolutamente necessaria per il futuro della Cgil e dei lavoratori. Invitiamo tutti i delegati e i lavoratori che si riconoscono in questo appello e vogliono sostenere questa battaglia a partecipare a un primo incontro nazionale che si terrà a Bologna il 18 giugno.

Per informazioni puoi contattarci a nostravoce@yahoo.it oppure telefonarci al 3392107942

Primi firmatari:
Paolo Brini (Comitato Centrale Fiom-Cgil, Rsu Smalti - Modena), Paolo Grassi (SR Coordinamento nazionale Nidil-Cgil), Stefano Pol (Coordinamento nazionale Nidil-Cgil), Samira Giulitti (Fisac-Cgil Rsa Direct Line Milano), Sara Cimarelli (Fisac-Cgil Rsa Direct Line Milano), Mario Iavazzi (Cgil-Bologna), Antonio Forlano (Direttivo Lombardia Filt-Cgil Rsu Ups Milano), Giuseppe Lania (Filcams-Cgil Rsa Ipercoop S.San Giovanni-Milano), Orlando Maviglia (Direttivo Emilia Romagna Fiom-Cgil Rsu Motori Minarelli – Bologna), Davide Bacchelli (Direttivo Bologna Fiom-Cgil Rsu Ima), Laura Bassanetti (Fisac-Cgil Rsa Aci Global Milano), Giampietro Montanari (Fiom-Cgil Rsu Cesab Bologna), Ivan Serra (Fiom-Cgil Rsu Rcm Bologna), Davide Lissoni (Direttivo Brianza Fiom-Cgil Rsu ST Agrate-Milano), Nicola Ala (Fiom-Cgil Rsu ST Agrate-Milano), Piero Ficiarà (Fiom-Cgil Rsu Terim – Modena), Francesco Santoro (Fiom-Cgil Rsu Terim – Modena), Lorenzo Esposito (Fisac-Cgil Rsa Banca d’Italia Milano), Massimiliano Cavallotti (Filcams-Cgil Rsa Cofathec Milano), Fiammetta Fossati (Direttivo Nidil- Cgil Milano), Laura Parozzi (Filt-Cgil Rsa Ups Vimodrone-Mi), Giuseppe Marazzi (Filt-Cgil Rsu Ups, Milano)

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