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Per una soluzione anticapitalista della crisi bancaria

(12 Dicembre 2015)

nazionalizzare banche

Il salvataggio di quattro banche (Popolare Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti) per mano di un decreto del governo ha riproposto clamorosamente la questione bancaria in Italia.

130.000 risparmiatori lamentano l'esproprio delle proprie ricchezze. L'ABI lamenta gli oneri pagati dalle grandi banche per salvare le piccole, protestando presso Bankitalia. Bankitalia lamenta la preclusione opposta dalla UE al salvataggio delle banche con fondo pubblico. La UE dichiara che la scelta è stata delle “autorità italiane”. Le “autorità italiane”, ossia il governo Renzi, rivendicano la riduzione del danno e il salvataggio dei correntisti, lamentando tuttavia le “rigidità della UE”.
Questa giostra dello scaricabarile lascia sul terreno un solo dato certo: la realtà criminale del capitalismo e la complicità di tutti i suoi gestori.


LA REALTÀ CRIMINALE DEL CAPITALE

È accaduto qualcosa di molto semplice. La crisi capitalista ha pesato sulle banche italiane, creando una massa di 130 miliardi di crediti “deteriorati”, cioè di soldi che non torneranno indietro. Le banche hanno cercato di liberarsi di questa zavorra in mille modi: licenziando i propri dipendenti, chiudendo sportelli e filiali, appesantendo commissioni e mutui, ma anche piazzando titoli e obbligazioni spazzatura presso la propria clientela (propri dipendenti inclusi), col metodo ordinario della truffa. Bankitalia e Consob, le cosiddette strutture della “vigilanza”, hanno coperto l'operazione truffaldina. Ma l'operazione è spesso fallita, in particolare nel caso di diverse banche locali. È il caso delle quattro banche in questione (tosco-emiliane, marchigiane, abruzzesi), ma anche di importantissime banche venete. A questo punto subentra il “salvataggio” delle banche fallite, sotto l'egida del governo, attraverso due leve tra loro combinate. Da un lato interviene il soccorso delle banche maggiori che iniettano 3,6 miliardi nella ricapitalizzazione delle banche fallite, dopo aver ottenuto una adeguata compensazione fiscale dal governo (riduzione dei contributi dovuti, a tutto danno dell'erario pubblico). Dall'altro lato si azzerano due miliardi e mezzo dei piccoli azionisti e creditori delle banche, prima truffati dai banchieri e poi chiamati a risanare il loro crack coi propri fondi. Il risultato è la “salvezza delle banche”, con vanto e gloria del governo Renzi. In realtà si è coperta la loro rapina, usando il portafoglio delle sue vittime.


LA SVOLTA EUROPEA NEI SALVATAGGI BANCARI

Il caso delle quattro banche minaccia di andare ben al di là di un episodio di cronaca. Anticipa e fotografa con cruda efficacia la nuova normativa sui fallimenti bancari concordata tra i governi capitalisti in sede UE, e che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2016. I salvataggi delle banche fallite con soldi pubblici non saranno più consentiti. Le banche fallite saranno “salvate” dalle ricchezze dei propri azionisti e correntisti (dai depositi superiori ai 100.000 euro). È una delle forme di tutela del Fiscal Compact. Questo rappresenta una minaccia per centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori, soprattutto a fronte delle fragilità del capitale bancario in Italia. Negli anni della grande crisi, i principali governi capitalistici europei hanno salvato le proprie banche con una pioggia gigantesca di risorse pubbliche (altro che liberismo!), a carico dei contribuenti (principalmente i lavoratori) e delle prestazioni sociali. Il capitalismo italiano, già gravato da un abnorme debito pubblico, non ha potuto fare altrettanto. Oggi il carico di una crisi bancaria irrisolta si manifesta in tutta la propria ampiezza proprio nel momento in cui si chiude giuridicamente lo spazio del soccorso pubblico. Da qui la minaccia incombente su significativi settori di piccola borghesia e di popolo risparmiatore.


I CIARLATANI BORGHESI NON SANNO CHE PESCI PRENDERE

Ma qual è la possibile soluzione alternativa?
I partiti di governo del capitalismo non sanno che pesci prendere. Ed è spassoso constatare che i più severi fustigatori degli “eccessi e sprechi della spesa pubblica” (quando si tratta di pensioni, sanità, scuola, contratti pubblici) si riscoprono improvvisamente nostalgici delle statalismo quando si tratta del soccorso pubblico alle banche. «La Merkel ha speso 247 miliardi a sostegno delle proprie banche, i precedenti governi italiani hanno preferito non intervenire, e ora la situazione è questa» ha testualmente dichiarato il capo del governo al Corriere della Sera (6 dicembre). «La Germania ha soccorso le proprie banche con risorse pubbliche, perché non dovrebbe essere possibile un intervento analogo per salvare Banco Veneto e la Banca Popolare di Vicenza?» dichiara Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, sulle compiacenti pagine di Libero (8 dicembre). I partiti borghesi di governo e di opposizione sognano la possibilità di scaricare sul portafoglio dei lavoratori il salvataggio congiunto dei banchieri e dei piccoli risparmiatori loro elettori. Ma non potendo salvare entrambi salvano i banchieri e il loro sistema, sempre a carico dei lavoratori (esenzioni fiscali per le banche soccorritrici), con qualche salvagente “umanitario” (bucato) per una piccola minoranza di risparmiatori truffati.
Il M5S che strilla contro il governo non va oltre la rivendicazione della liberazione delle banche “dai politici” e la richiesta di una “vera vigilanza di Bankitalia”: riproponendo l'eterna illusione piccolo-borghese in un possibile capitalismo etico e sano; in realtà cercando di organizzare la piccola borghesia contro il PD per farne sgabello del proprio progetto reazionario e plebiscitario contro il lavoro.
Quanto alle sinistre riformiste, interamente impegnate nella tela di Penelope della propria unificazione alla vigilia delle elezioni amministrative, è troppo attendersi una qualsivoglia proposta alternativa al ricettario delle “soluzioni” borghesi. La bussola strategica di un nuovo centrosinistra la esclude pregiudizialmente dal loro orizzonte.


LA NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE: UNICA SOLUZIONE A VANTAGGIO DEI LAVORATORI E DEL PICCOLO RISPARMIO

La verità è che l'unica soluzione alternativa seria della crisi bancaria italiana passa più che mai attraverso drastiche misure anticapitaliste. Ogni salvataggio delle banche nell'attuale economia di mercato comporta il sacrificio, comunque distribuito, di lavoratori e piccoli risparmiatori. Cioè delle vittime della rapina bancaria. Solo la nazionalizzazione delle banche, senza indennizzo per i grandi azionisti, e sotto il controllo dei lavoratori; solo la concentrazione delle banche in una unica banca pubblica, possono spezzare alla radice la dittatura del capitale finanziario, a tutela dei lavoratori e dello stesso piccolo risparmio.

Il PCL è l'unico partito della sinistra che dagli anni della grande crisi ha fatto della rivendicazione della nazionalizzazione delle banche un asse centrale della propria proposta. Perché è l'unico partito a battersi per un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Lo svolgimento della crisi bancaria in Italia ripropone in tutta la sua attualità questa rivendicazione fondamentale.


11 Dicembre 2015

Partito Comunista dei Lavoratori

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