il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Italiani!

Italiani

(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Memoria e progetto)

Ricostruire l'intervento classista e rivoluzionario

Risposta a Genova City Strike - Rete Noi Saremo Tutto

(19 Dicembre 2015)

Una risposta per una collaborazione ed un confronto per la costruzione di un intervento classista, anticapitalista e rivoluzionario a Genova

Car* compagn*

Ci scusiamo per il ritardo con cui rispondiamo alla vostra lettera aperta che, fin da principio, abbiamo considerato positiva, interessante e in grado di aprire nel territorio genovese un ambito di confronto più che mai necessario.

I termini su cui ponete il ragionamento nella vostra lettera ci paiono di sicuro interesse e, soprattutto, fondati su presupposti coerenti con un'analisi oggettiva della fase politica e sociale in cui ci troviamo.
Partendo da uno sguardo sul presente della dimensione territoriale in cui agiamo con la nostra presenza militante, non ci si può non rendere conto che questo contesto è ovviamente legato dialetticamente all'attuale fase nazionale ed internazionale di ferreo attacco del capitale e delle borghesie nei confronti delle masse subalterne e proletarie e di una altrettanto aspra contesa imperialistica per la spartizione di continenti e regioni strategiche a discapito di interi popoli sacrificati e olocaustizzati nel nome di profitti, confini e frontiere.
Dall'altra parte della barricata, a tutti i livelli, si palesa e si fa sentire sempre più pesante l'assenza di un'analisi e di un intervento di classe, rivoluzionario e anticapitalista in grado di porsi come alternativa reale. Si palesa anche la passività delle masse, l'atomizzazione dei pochi focolai di lotte e resistenze. Queste ultime si mostrano sempre più disorganiche, sempre più autoreferenziali, sempre più prive di strategia o egemonizzate da burocrazie sindacali e ceti politici che ne annichiliscono il potenziale sovversivo, canalizzandone i percorsi in vicoli ciechi fatti di accordi al ribasso, concertazioni inconcludenti, esaltazioni mitopoietiche di rappresentazioni e estetizzazioni di un "conflitto" espressione solo del volontarismo di pochi militanti e attivisti, spontaneismi privi di elaborazione politica, percorsi para-assistenziali e di sostituzione delle "avanguardie" ai processi di massa. Nelle peggiori ipotesi addirittura divengono terreno di pericolose illusioni populistiche prive di qualsiasi ancoraggio alla centralità dello scontro capitale-lavoro e facilmente assimilabili o egemonizzabili da nuovi fenomeni reazionari e/o qualunquistici.

Alla luce di tutto questo, riteniamo interessante l'idea di un percorso di confronto e di analisi, anche e soprattutto se finalizzato alla costruzione di interventi politici concreti nella lotta di classe. Il tutto di fronte alla necessità di fare i conti con i limiti oggettivi e i rapporti di forza con cui tutti ci troviamo ad affrontare un presente come quello attuale.
Un confronto e un'elaborazione politica in grado di superare i grandi limiti degli attuali interventi sociali e politici è necessaria tanto nei singoli campi e ambiti in cui si sviluppano le lotte quanto nel bilancio generale e complessivo della lotta di classe tra il proletariato, profondamente debole, e le classi borghesi in fase di attacco e continua riorganizzazione e competizione.

Tutte le lotte che si sono affacciate sul territorio genovese hanno mostrato, a nostro parere, una notevole e apprezzabile volontà di esprimere un dissenso ed una resistenza ancora viva ma assolutamente priva di una elaborazione strategica nel proprio intervento politico e priva della capacità di accomunare settori del proletariato attraverso piattaforme e rivendicazioni comprensibili e transitorie. In virtù di ciò, queste lotte, queste fiammate o questi movimenti non sono stati capaci di sedimentare un'organizzazione in grado di reggere ai flussi e reflussi dell'entusiasmo, di sviluppare un radicamento reale nelle soggettività sociali di riferimento e nei territori di intervento, di garantire una capacità di intervento continuativa che vada al di là della semplice chiamata di piazza minoritaria e di testimonianza, o della estetizzazione di rivendicazioni di principio prive di reale capacità di mobilitazione e agitazione, e, in alcuni casi, estremamente autoreferenziali.
Sul lato sindacale lo scenario forse è anche peggiore. Nonostante le ormai diffusissime e sempre più estreme situazioni di crisi, licenziamenti, delocalizzazioni, casse integrazioni, tagli, ridimensionamenti, demansionamenti e attacchi indiscriminati, tutte le vertenze continuano a rimanere atomizzate e incapaci di avviare processi, non tanto di fronti unici di classe, ma quantomeno di solidarietà. Ogni vertenza rimane isolata e a sé stante, ogni sciopero o manifestazione rimane vincolato a manovre e inganni delle burocrazie sindacali che accompagnano i lavoratori a processi di lenta e graduale eutanasia concordata con dirigenze e padronato. In questo si inseriscono anche le responsabilità delle strategie e delle scelte sindacali spesso autoreferenziali e funzionali alla propria autodelimitazione di alcuni sindacati di base, che rinunciano alla elaborazione dialettica di una strategia di classe funzionale alla lotta al capitale.

Questo tipo di lavoro e di necessità si è reso evidente praticamente su tutti i fronti di intervento come già da voi affermato: la lotta per la casa; la ricostruzione di un antifascismo militante e dell'estrema attualità dell'autodifesa dei proletari e delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria anche e soprattutto in virtù dell'ondata di vecchi e nuovi fascismi e movimenti reazionari di massa in Europa come nel mondo; le lotte dei migranti contro il razzismo, la militarizzazione dei confini, la repressione poliziesca e i nuovi campi di concentramento; l'attacco frontale alle condizioni di lavoro e contrattuali, ai diritti sindacali e di sciopero, la precarizzazione anche dei contratti a tempo indeterminato, i continui licenziamenti indiscriminati e il fenomeno delle delocalizzazioni; lo smantellamento di ciò che rimane del welfare state attraverso privatizzazioni, aziendalizzazioni e assoggettamento alle leggi del libero mercato di servizi essenziali (scuola, sanità, trasporti, utenze, servizi sociali, edilizia popolare etc); la necessità di fronteggiare la ristrutturazione dei poteri statuali, della forza repressiva, preventiva e militare messa in campo sul fronte interno come su tutti i fronti esterni della proiezione imperialistica del capitale; le continue ristrutturazioni e scontri a livello sovranazionale e geopolitico in una sorta di resa dei conti tra poli imperialistici egemoni e altri in via di emanicipazione o riscostruzione.
Di fronte ad una crisi di sovrapproduzione di merci e capitali che non mostra reali spiragli per vie di uscita soft per le borghesie, tutto tende sempre di più al prevedibile inasprimento della competizione economica e militare con cui rimettere in discussione gli equilibri internazionali tra potenze vecchie e nuove. Questo processo viene ovviamente accompagnato dall'emersione di nuovi nazionalismi, fascismi e fondamentalismi religiosi, in grado nel terzo millennio di mobilitare passivamente e attivamente masse sterminate di proletari, piccolo-borghesi, sottoproletari e, soprattutto, il "ceto medio".
Non resta che porre al centro del dibattito la costruzione reale, a partire dal locale fino al livello internazionale, di veri e propri fronti unici di classe e fronti politici di avanguardia con lo scopo di rimettere al centro del dibattito politico e dello scontro di classe le alternative alla situazione attuale per porre le basi e i presupposti per la rivoluzione proletaria e per il comunismo.
Il tutto, per noi, ovviamente deve rimanere ancorato ad un'analisi di classe per l'elaborazione di strategie politiche, sociali, organizzative funzionali alla costruzione dell'autonomia politica della classe proletaria e alla sua unificazione attraverso piattaforme rivendicative delle classi subalterne con la costruzione di fronti unici di classe e di massa contro il capitale. Intercettare le contraddizioni del sistema capitalistico per sviluppare embrioni di potenziali organi del contropotere, dove le lotte lo permettono, su cui si possa fondare l'alternativa rivoluzionaria allo stato borghese e alla società capitalistica. Costruire il partito comunista e di classe quale organizzazione politica e militante necessaria per porre la questione del potere all'ordine del giorno delle dinamiche della lotta di classe.

In funzione di tutto questo, sappiamo anche che tra noi e tra gli altri soggetti che possono essere interessati a questo percorso intercorrono differenze storiche, politiche, analitiche, strategiche e tattiche. Ma proprio per questo consideriamo necessario trovare uno spazio di confronto allargato a tutta la sinistra rivoluzionaria e al sindacalismo conflittuale, ai movimenti antagonisti e alle realtà di lotta, dai collettivi alle organizzazioni più strutturate, per elaborare realmente una strategia comune e un'abitudine a riconoscere i compagni e le compagne con cui marciare separati ma colpire uniti nel quotidiano confronto con la realtà della lotta di classe.
Non neghiamo in questo senso che già dalla lettera aperta possano trasparire diversi modi di interpretare e analizzare "alcune esperienze di governo". Considerato che ognuna di queste esperienze ha sue caratteristiche specifiche, da noi sono percepite, piuttosto, come formule che non riescono a fuorisciure dalla gabbia dell'involucro dello stato borghese, delle leggi del mercato e del capitale, riproponendo a livello elettorale-costituzionale la fallimentare e infausta via del keynesimo e della ricerca di una conciliazione tra lavoro e capitale, proprio come appare eclatante nel caso dell'unica reale esperienza di governo espressa da questa tendenza: il caso di Tsipras e del governo Syriza-ANEL.
Ulteriori differenze crediamo che possano emergere anche sull'analisi dei processi politici e sociali che si stanno sviluppando in America Latina a partire dal cosiddetto "socialismo del XXI secolo", che crediamo mostri le debolezze di un progetto che non ha mai osato spingersi realmente oltre certi limiti di gestibilità concessi dal sistema capitalistico, in maniera quasi sempre verticistica e paternalistica, e in cui i riferimenti di classe sono molto offuscati se non addirittura eliminati.
Speriamo, comunque, che anche questi argomenti possano essere affrontati con confronti franchi e sinceri, come si addice ai rivoluzionari.

Ci immaginiamo che tutte queste questioni e molte altre potranno essere sviscerate all'interno di questo percorso, per cui noi del Partito Comunista dei Lavoratori ci rendiamo disponibili a confrontarci sulla sua costruzione e sui passi necessari.


Saluti rivoluzionari.

Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione di Genova

12042