il pane e le rose

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In ricordo di un compagno straordinario

(22 Dicembre 2015)

Quirino Traforti

Il 20 dicembre del 1928 nacque Quirino Traforti. Fu la sua prima nascita perché il 9 settembre del 1944, lui, il giovanissimo partigiano “Carnera”, sopravvisse alla fucilazione e al colpo di grazia sparatogli dalla sbirraglia nazifascista durante il rastrellamento della Piana di Valdagno. Quella fu la sua seconda nascita. Passarono solo poche settimane e Quirino, con il nuovo nome di battaglia “Salvo”, sfuggì ai fascisti e tornò a combattere per liberare l’Italia. Quirino non ha mai smesso di lottare per costruire un mondo migliore. Comunista fu impegnato nella costruzione del Partito e del sindacato a Valdagno.

Quirino Traforti è stato un maestro per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo e ascoltarlo. Ebbe una vita straordinaria. Visse sempre a testa alta, senza mai piegare la schiena di fronte a nulla e nessuno. Visse rifiutando le offerte dei dirigenti della Marzotto (a chi gli offriva denari, e tanti, in cambio della sua rinuncia a lottare rispose “ditegli al conte che si tenga i suoi soldi, che io mi tengo le mie idee”), per questa sua resistenza a lasciarsi corrompere fu licenziato in tronco. La difficoltà di trovare un lavoro non lo fermò. Alla fine degli anni ’60 organizzò l’occupazione della Marzotto che durò quasi un mese. Combattè chi voleva la fine del PCI (il suo partito) e la sua trasformazione in un’organizzazione omologata al sistema. Visse e restò per sempre comunista e partigiano. Lucidamente coerente, senza tentennamenti, né timidezze né, tanto meno, “prudenti opportunismi”. Mise sempre la sua vita e la sua azione al servizio dell’ideale. Un ideale talmente alto che gli impediva di considerarsi una persona speciale (e invece lo era, eccome). A questo proposito era solito affermare che quello che aveva fatto non aveva nulla straordinario, che lo faceva perché non ne poteva fare a meno, che lui era fatto così e non poteva cambiare. Non ne vedeva il motivo.

Oggi che ci sono ancora “sognatori utopisti” che tentano di costruire un Partito Comunista degno di questo nome, credo sia necessario ricordare un compagno della statura morale, culturale e politica di Quirino Traforti. Una cultura, la sua, costruita con pazienza sul campo, nelle lotte, capendo le contraddizioni e le ingiustizie di un sistema infame come quello nel quale siamo costretti a vivere.

Dobbiamo tenerci stretta la memoria di cosa è stato il movimento comunista italiano e di chi ne è stato protagonista. Dobbiamo coltivarla con passione perché fu grazie a compagne e compagni come Quirino se fu possibile costruire un grande Partito e conquistare risultati eccezionali per tutti quelli che vivono del proprio lavoro. Risultati che oggi appaiono irraggiungibili e quasi mitici. Non è così. Bisogna avere la passione, il coraggio, la coerenza e la costanza di lottare per essi. Bisogna avere la volontà incrollabile di non lasciarsi corrompere, di studiare, di capire, di sapere che un individuo è niente ma che un insieme di intelligenze organizzate in un Partito unito può diventare invincibile. Questa convinzione fu la caratteristica di Quirino Traforti, delle tante compagne e dei tanti compagni che, senza chiedere nulla (ma pretendendo onestà e fermezza dai dirigenti), lottarono e lottano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto per costruire lo strumento (il partito) per conquistare per tutti un mondo migliore.

Dopo una lunga malattia, che non gli impedì mai di essere in prima fila nelle lotte per i diritti dei lavoratori e dei pensionati (una malattia che considerava nulla più di un “fastidio” e come diceva “una robetta” rispetto alla fucilazione e alle ingiustizie che aveva subito), Quirino ci ha lasciato l’anno scorso.

Sempre lucido e combattivo, non si è arreso neppure alla morte. Ha solo chiuso gli occhi. E ha lasciato, a tutti noi che non vogliamo piegare la schiena e non ci vogliamo adeguare al sistema capitalista trionfante, la certezza che possiamo ancora lottare e sognare.

Sognare … Certo! Perché sognare non è solo dei bambini ma, soprattutto, dei rivoluzionari perché altrimenti non potrebbero neppure immaginare una società dove sia bandita per sempre qualsiasi forma di sfruttamento.

È compito nostro costruire un Partito Comunista che sia strumento dell’ideale che abbiamo. Lo dobbiamo a Quirino Traforti. Lo dobbiamo a noi stessi.

Giorgio Langella - PCdI

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