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(Contratto Metalmeccanici)

Contratto metalmeccanici: la parola è alla lotta e all’organizzazione

(7 Gennaio 2016)

Federmeccanica ha scoperto le carte e presentato una “proposta organica” per il rinnovo del contratto per i metalmeccanici. Perno di tale proposta è la cancellazione degli aumenti salariali nazionali.

Attraverso l’introduzione del “salario minimo di garanzia” gli industriali vogliono infatti elargire una mancia solo a una esigua minoranza di operai. Per tutti gli altri il CCNL funzionerà come un idrovora, cioè prosciugherà gli aumenti e li metterà a conto profitti.

E’ insomma l’applicazione pratica del progetto padronal-renziano che di fatto andrebbe a cancellare la contrattazione nazionale, per sostituirla con quella aziendale (solo nelle fabbriche che non sono in crisi) e individuale, basata su criteri produttivistici e volti alla divisione di classe.

Con la proposta indecente di Federmeccanica - evidentemente concertata col governo – si passa quindi da una politica di contenimento e controllo dei salari a una politica di netta riduzione del salario medio per ottenere il rialzo dei profitti in una fase di stagnazione, difficoltà nell’export, etc.

Ma c’è di più. L’offensiva degli industriali punta a smantellare l’intero sistema dei diritti conquistati in decenni di lotte: diritto allo studio (150 ore), Legge 104, permessi personali. Verranno aboliti gli scatti di anzianità, uno degli ultimi automatismi, e incentivato il prolungamento dell’orario di lavoro, alla faccia dell’occupazione.

E’ sotto attacco anche il diritto di sciopero, di assemblea, di voto dei lavoratori, di rappresentanza, visto che l’intenzione dei padroni è di rendere operativo e immediatamente applicabile il famigerato accordo del 10 gennaio 2014 sottoscritto dai vertici confederali.

Tutto ciò significa trasformare il CCNL da strumento per unificare e migliorare la condizione materiale dei lavoratori ad atto di tipo commerciale per aggravare ulteriormente lo sfruttamento in fabbrica, provocare l’indebolimento e la divisione del movimento operaio, trasformare definitivamente i sindacati in organismi burocratici sanzionatori delle nuove tecniche di estrazione del plusvalore e della supremazia dei “superiori interessi” padronali.

Ma qual è la posizione dei sindacati di categoria? La dirigenza FIOM ha valutato negativamente la “proposta organica”, e intende rilanciare la vertenza con una “controproposta” che recuperi i punti della propria piattaforma non presi in considerazione dai padroni. Ma la debolezza di questa controproposta e dello stesso atteggiamento negoziale è evidente.

Si fa finta di dimenticare che sono state anche le piattaforme al ribasso presentate, compresa la sua (con l’apertura a logiche contrarie agli interessi operai: richieste salariali minime, in particolare per i livelli inferiori, assorbimento dell’elemento perequativo, sanità integrativa, etc.) a favorire Federmeccanica e governo nei loro progetti antioperai.

I sindacati, FIOM compresa, traccheggiano e ripropongono la micidiale politica della “partecipazione”. Se questa linea deve servire a mettere fine ai tavoli separati, come vorrebbe Landini, ebbene la sua inconsistenza non sta portando da nessuna parte. L’eliminazione degli accordi separati è un obiettivo sacrosanto, ma non può significare il sacrificio degli interessi e dei diritti operai sull’altare di un contratto-bidone.

Quale risposta devono dunque dare gli operai e tutte le realtà che si oppongono ai piano padronale e governativo? Anzitutto, da un punto di vista di classe, l’oscena proposta di Federmeccanica è da respingere in blocco. Si tratta infatti di un attacco in piena regola alla classe operaia, per portare alla fame e all’asservimento totale chi produce tutta la ricchezza.

Per provvedere alla nostra difesa la risposta dev’essere la ripresa immediata della mobilitazione, degli scioperi, contro l’amputazione del salario e dei diritti, la liquidazione del CCNL per arrivare al più presto allo sciopero generale della categoria.

Ma senza fermarsi qui. L’attacco è infatti rivolto all’intera classe lavoratrice. Sono 5 milioni i lavoratori dipendenti che aspettano i rinnovi contrattuali. Se Federmeccanica vincerà la partita sul contratto delle “tute blu”, il disegno reazionario dei padroni e del governo passerà per tutte le altre categorie.

Dunque va costruita una riposta generale sul terreno della difesa del contratto collettivo nazionale, della lotta ai licenziamenti, all’intensificazione dei ritmi, per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per l’occupazione. Bisogna rompere una volta per tutte con la fallimentare politica delle compatibilità e affrontare l’intera classe dei capitalisti e il suo governo!

La fame di profitti dei padroni, la loro volontà di “spezzare le reni” ai lavoratori e ai loro organismi di massa, di cancellare il CCNL e il ruolo del sindacato, creano le condizioni per il rilancio della mobilitazione operaia e l’apertura di una nuova poderosa stagione di lotte.

Ad essere decisivo sarà la capacità della classe operaia di costruire il suo fronte unico di lotta nelle officine, nelle fabbriche. Come? Costruendo l’unità di azione delle componenti classiste dei sindacati, dando vita a organismi di unità proletaria quali i Comitati di agitazione e di sciopero, che riuniscano tutta la massa, compresi gli operai delle ditte appaltatrici, e si colleghino strettamente col territorio per agevolare la creazione del fronte di classe, estendere e radicalizzare la lotta.

I comunisti e i militanti più consapevoli della classe operaia hanno in questo senso una funzione precisa da svolgere, cooperando con l’organizzazione degli operai ed elevando il loro livello di coscienza, combattendo l’influenza socialdemocratica e opportunista e avanzando nell’organizzazione rivoluzionaria e indipendente del proletariato.

Da: Scintilla, n. 65 – gennaio 2016
Organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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