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Roma: lavoratori contro l’agonia del Servizio Giardini

(11 Gennaio 2016)

gianicolo

Spesso i quotidiani romani ospitano lettere di persone indignate per lo stato di abbandono del verde pubblico. Una questione reale, le cui motivazioni reali, però, risultano sottaciute dai media, così come i nessi con altri gravi problemi che affliggono la più grande città d'Italia.
Per capire meglio la situazione abbiamo parlato con Paolo M., dipendente del Servizio Giardini del Comune di Roma dagli anni '80 e iscritto all'Asbel (Associazione Sindacale di Base Enti Locali).
Il quadro emerso dalla conversazione è per molti versi rivelatore. Anzitutto, ad essere impiegati in un’attività di manutenzione che riguarda decine di migliaia di ettari di verde (comprendenti parchi, ville storiche, giardini, piazze, alberature varie ecc.) sono, in termini operativi, solo 150 persone. Ciò perché dei 300 dipendenti del Servizio Giardini la metà sono figure di sesto livello, responsabili o sovrintendenti al lavoro svolto dai tecnici o anche - come vedremo - da cooperative e altri soggetti esterni. Peraltro, i 150 tecnici sono in larga maggioranza cinquantenni e cominciano inesorabilmente a sentire il peso d'un lavoro usurante.
Da tempo, infatti, l'amministrazione capitolina ha sostanzialmente deciso di non fare più assunzioni; l’inserimento di qualche decina di nuovi dipendenti, da parte della Giunta Alemanno, non ha realmente smentito questa opzione, anche perché molti di loro stati rapidamente spostati negli uffici.
In ultima analisi, la scelta delle Giunte, da Rutelli in poi, è stata quella di depotenziare l'intervento pubblico, con l'obiettivo di giungere ad una progressiva esternalizzazione di un servizio cruciale per la qualità della vita collettiva. Del resto, in un altro settore, anch'esso delicato, l'AMA non è arrivata a dare i suoi mezzi a cooperative o altre imprese private per svolgere una parte della raccolta dei rifiuti?
Qui lo stesso processo si è svolto con modalità diverse, legate ai caratteri specifici del servizio. Per dire, Paolo ci ha ricordato che per essere assunto, tramite concorso, ha frequentato prima un corso della durata di 4 anni, di cui tre teorico/pratici e uno lavorativo in una “Scuola giardinieri”, direttamente legata al Servizio Giardini suddetto e volta a formare un personale qualificato. Ma era assai importante anche l’opera di trasmissione del sapere da parte dei tecnici delle generazioni precedenti, che insegnavano i “segreti del mestiere”. Tutto questo sta via via scomparendo…
Negli anni '80, anche se la situazione non era idilliaca e non mancavano fenomeni di malagestione, il servizio era più strutturato. I tecnici erano allora 1500: cifra che oggi può apparire notevole, ma che allora veniva considerata inferiore alle necessità, fissate attorno ai 2500 dipendenti. Non solo, nel centro storico operavano più di 250 persone, laddove, attualmente, i giardinieri comunali rimasti sono poche decine. Il paradosso è che la cospicua riduzione del personale, ha comportato solo un maggior degrado del verde pubblico, senza tradursi in una minore spesa. Del resto, quando viene meno la manutenzione ordinaria, interviene quella straordinaria, più dispensiosa, invocata da più parti quando, ad esempio, in seguito a piogge nemmeno troppo forti, degli alberi da tempo privi della necessaria cura arrivano ad abbattersi sulle automobili. Peraltro, una parte delle emergenze è stata creata, in questi anni, dal pessimo lavoro svolto da ditte esterne – tra cui l’immancabile Coop 29 Giugno – che spesso hanno scarse competenze in materia ambientale e che si sono aperte un varco in quella serie di scambi opachi tra ceto burocratico-politico e soggetti privati su cui si è concentrata l’inchiesta su Mafia Capitale, che ha coinvolto anche il Servizio Giardini, portando tra l'altro all'arresto del dirigente Claudio Turella. I giornali e la televisione lo hanno riportato, certo, ma senza affrontarne le cause: limitandosi a chiedere un maggior controllo sulle ditte appaltatrici e continuando a collocare nella voce “sprechi” i lavoratori del servizio, di fatto additati come sfaccendati e usurpatori del posto.
In realtà, essi ritengono la cura dell'ambiente un elemento centrale del benessere collettivo e spesso si sono lamentati di non esser posti nelle condizioni di svolgere al meglio la propria attività. Da anni, non gli vengono forniti scarponi, tute, guanti e quando le esigue attrezzature a loro disposizione si guastano, non vengono riparate. In molti casi i giardinieri hanno addirittura aggiustato a loro spese tagliaerbe e motoseghe, ma invece di un plauso hanno ricevuto dei richiami, ad opera di funzionari preoccupati di non togliere lavoro ai privati.
Nonostante il quadro assai desolante, sul sito di Roma Capitale si finge che tutto risulti sotto controllo. Nel mese di luglio 2015 si sono rassicurati i cittadini annunciando l'impiego di ben 300 lavoratori per tagliare l'erba e scongiurare gli incendi estivi. Tale comunicazione, evidentemente non veritiera, ha spinto un gruppo di dipendenti a scrivere una lettera volta a ribadire la necessità di ripristinare un servizio assai depotenziato, anzitutto attraverso l'assunzione di nuovo personale e la dotazione di mezzi necessari a svolgere il lavoro: i soldi, del resto, ci sarebbero, solo che vengono utilizzati male. Ma nel testo, non mancava una forte rivendicazione di quella dignità di lavoratori, che viene negata anzitutto dalle istituzioni e dai media. Ma talvolta anche dai cittadini/utenti che non solo si lasciano irretire dalle strumentali campagne contro i presunti dipendenti fannulloni, ma manifestano anche la preoccupante tendenza a riservare ai responsabili di Mafia Capitale esclusivamente qualche indignato commento da bar. Anche i lavoratori del Servizio Giardini hanno spesso provato quello che per gli autisti dell'Atac è triste esperienza quotidiana: la spinta di molti a vedere in loro l'origine ultima dei disservizi. Essi, infatti non solo si sentono rivolgere lamentele male indirizzate da chi li vede intervenire poco in questo o quel giardino e non capisce che non è una loro scelta, ma addirittura, in alcuni casi, sono stati oggetto di minacce fisiche. Una situazione che si è deciso di prendere di petto, attraverso un volantino teso a spiegare le cause dello stato di abbandono del verde pubblico, che è stato distribuito, nel mese di novembre 2015, in Piazza Re di Roma e dintorni. L'esito di questa uscita pubblica è stato positivo: non pochi si sono fermati a dialogare, prestando finalmente attenzione alle istanze di lavoratori di solito vituperati. Una goccia nell'oceano, forse, che però testimonia delle brecce che si possono aprire quando non ci si lascia andare alla rassegnazione e ci si attiva per far capire che la difesa dei propri diritti coincide con la garanzia di una migliore qualità della vita per tutti e tutte.

Il Pane e le rose – Collettivo redazionale di Roma

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