IL PANE E LE ROSE - classe capitale e partito
La pagina originale è all'indirizzo: http://www.pane-rose.it/index.php?c3:o48268

 

La cittadinanza attiva di Hannah Arendt in un centro studi

(26 Marzo 2016)

L’Hannah Arendt Center for Politics and Humanities di New York trae ispirazione dalla filosofia della pensatrice per fornire a studenti e ricercatori nuovi strumenti di analisi

Hannah Arendt

Il Centro “Hannah Arendt for Politics and Humanities” è la struttura più grande al mondo per lo sviluppo delle Politiche e delle Scienze Umane, quelle più audaci e rischiose, che traggono ispirazione dal suo spirito. La sede è a New York City e il fulcro della sua attività investe l’Uomo e i sentimenti umani, positivi e negativi. La cosa più difficile, dice la Arendt, è amare il mondo così com’è, con tutto il male e la sofferenza che lo permea.

Arendt è meglio conosciuta come la pensatrice leader della politica e della cittadinanza attiva in epoca moderna. Ha sollevato questioni impopolari circa “il coinvolgimento” talvolta sconsiderato della scienza sui fatti attinenti alla vita umana, coraggiosamente ha messo in discussione l’ integrazione forzata nelle scuole, anche se, allo stesso tempo, ha difeso fortemente i diritti umani, il diritto al matrimonio inter-etnico (essendo lei ebrea) e l’importanza della disobbedienza civile. Nel pantheon dei grandi pensatori, Arendt ha fornito la visione più ricca e convincente della necessità per gli uomini ad una vita pubblica e politica. A causa del suo slancio, dei temi affrontati, delle sfide e provocazioni lanciate, si pensi al tema della disobbedienza civile, la Arendt è la pensatrice politica più studiata e probabilmente più influente del XX secolo.

Hannah Arendt è nata ad Hannover, in Germania, nel 1906. Suo padre muore quando lei ha sette anni e viene cresciuta dalla madre, Martha Cohn Arendt. Studia filosofia con il filosofo Martin Heidegger e consegue poi il dottorato con la dissertazione “Amore e Sant’Agostino”, presso l’Università di Heidelberg , sotto la supervisione di Karl Jaspers.

Il 1950 ha visto la pubblicazione di grandi opere della Arendt: “Le origini del totalitarismo”, studio approfondito dei fondamenti intellettuali e storici del regime nazista e stalinista, “La condizione umana”, il suo racconto del ritiro dalla vita pubblica in età moderna, il testo “Sulla rivoluzione”, terzo importante libro pubblicato nel 1963 attraverso cui ha esplorato la natura della tradizione americana, della democrazia costituzionale e della libertà politica. Arendt ha scritto una sorta di “storia dal carattere intellettuale”, ossia non come propriamente un storico avrebbe fatto, ma come un pensatore, sulla base di eventi e azioni esemplari, per raggiungere poi intuizioni originali e fruttuose circa la predisposizione moderna al totalitarismo e alle minacce alla libertà umana, provocate sia dall’astrazione scientifica che dalla moralità di stampo borghese.

In modo ostinato ed indipendente, Hannah Arendt non ha mai accettato un lavoro come insegnante precaria. È stata la prima donna ad essere nominata professoressa ordinaria a Princeton e all’Università di Chicago, di Berkeley in California e quella di Wesleyan. Vivendo pubblicamente il suo ruolo di intellettuale, la Arendt ha prestato la sua collaborazione frequente al “The New York Review of Books”, “Commonweal”, “Dissent”, e “NewYorker”. Ha pubblicato tre importanti antologie nella sua vita: “Between past and future”; “Men in dark times”; “Crisis of the Repubblic”. Il suo ultimo libro incompiuto è stato pubblicato con il titolo“Life of mind”e le sue numerose collezioni postume includono “Responsability and Judgement”, “The Hewish writings”,“Promise of Politics”. Muore nel 1975.

Hannah Arendt ha rifiutato l’etichetta di “filosofa” per il fatto che la filosofia si occupa dell’”uomo al singolare”, mentre ha scelto e ha preferito descrivere se stessa come un “teorico politico”, colei che formula teorie sulla politica, in quanto i suoi lavori sono centrati sull’assunto che gli uomini, non l’uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo. I suoi lavori trattano della natura del potere e degli argomenti oggetto del dibattito politico, della democrazia diretta, dell’autorità e del totalitarismo. Ha scritto libri e numerosi articoli scientifici, come “The origin ofTotalitarism” (New York, Harcourt, Brace & Co., 1951. seconda edizione ampliata: New York: World Publishing Co., Meridian Books, 1958).

Per quanto riguarda le attività dei Centro, ospitato presso il Bard College di New York, ruotano attorno ad una serie di programmi e iniziative la cui la missione è provocatoria: ripensare all’etica e alla politica, radicata nella tradizione umanistica, attraverso convegni, conferenze, lezioni pubbliche, blog e l’HA Journal. Tutti questi canali permettono che lo stile di pensiero temerario di Arendt raggiunga il vasto pubblico. L’aspetto interessante è che questi programmi sono sostenuti e promossi da studiosi, dottorandi e scienziati.

Uno di questi è “L’odio e la condizione umana”. Si tratta di un progetto interdisciplinare per il quale sono previste borse di studio, corsi, conferenze, convegni, formazione a distanza, video e pubblicazioni che esplorano l’odio come una delle questioni e aspetti duraturi della condizione umana. Lo sviluppo del progetto si accompagna alla creazione di reti accademiche e associate per facilitarne l’esplorazione. Si tratta di un’iniziativa programmatica, che ha lo scopo di mettere a fuoco e intensificare gli studi accademici sulla questione dell’odio umano come emozione negativa spesso trascurata dagli studi.

L’iniziativa incrementa la borsa di studio attraverso la creazione di corsi, diffusi anche in rete, che spiegano le possibili cause dell’odio; la creazione di modelli di corso “sull’odio” e di un processo (attraverso conferenze e dispositivi) per incoraggiare e aiutare altri colleghi che offrono questi corsi; la costruzione di una comunità di lavoro interdisciplinare di studiosi concentrati sul tema in questione; il lavoro con le ONG e le altre istituzioni che cercano di tamponare l’odio, ma che necessitano disperatamente di teorie verificabili per guidare le loro azioni; la connessione tra ONG e accademici, in modo tale che aree per la ricerca, di forte impatto, possano essere più facilmente identificate; la creazione di opportunità per gli studenti di concentrarsi sull’odio, considerandolo come un topic accademico (attraverso lezioni e stage), in modo che, se il loro lavoro comporta la lotta contro l’odio (attraverso la legge, il governo, il lavoro delle ONG), saranno in grado di modellare meglio il loro comportamento, pensare cosa fare, cosa non fare, perché, come misurare il successo e il fallimento.

Il prestigioso “Hannah Arendt Center” ospita borsisti post-dottorato, studiosi in visita, borsisti di alto livello e dottorandi, che insieme formano la vivace e impegnata comunità intellettualedel College.

Un altro programma interessante, previsto dal Centro, è il “Blogging e il nuovo intellettuale pubblico”. Il progetto si incentra sulla discussione con i blogger più importanti della nazione in tema di politica, storia, arte e cultura, chiedendo di portare la loro esperienza come blogger: quello che sperano di realizzare, le modalità, e altre domande inerenti la loro attività. L’argomento di discussione principale riguarda le pressioni dovute al fatto di preparare contenuti in fretta, essere controversi e bilanciare il parere personale con gli standard giornalistici.

Il presupposto è che viviamo nell’era del blog: intellettuali e giornalisti devono adattarsi a cicli brevi di notizie, brevi tempi di attenzione, nuovi modelli economici e ad una marea di competenze, commenti e informazioni. L’ascesa dei blog può essere pericolosa in quanto attirano persone che la pensano, che ascoltano un solo lato di un argomento, ma sono estremamente potenti nella misura in cui consentono ad alcune persone di diventare altamente informate circa uno specifico aspetto, seguendo alcuni top blogger.

Il Blogging democratizza il dibattito perché erode il significato di autorità istituzionali, cambia il tenore del discorso pubblico, nel bene e nel male. Il lato innegabile è che un nuovo tipo di intellettuale pubblico sta emergendo e la domanda principale riguarda l’emergere di una nuova forma di scrittura politica e culturale che s’impegna e si serve dei migliori professionisti di questo nuovo e potente mezzo comunicativo.
25 marzo 2016

Cecilia D’Abrosca - Nena News

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «Culture contro»

Ultime notizie dell'autore «Nena News»

6573