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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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ORA E SEMPRE RESISTENZA

(23 Aprile 2016)

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Sono passati più di 70 anni dal 25 Aprile del 1945, ma ogni anno che passa sentiamo sempre più la necessità di ricordare le donne e gli uomini che eroicamente hanno animato la Resistenza.

Come proletari e comunisti che vivono oggi, in questa società capitalistica, riconosciamo la spinta ideale e politica che li portò a lottare contro il nazifascismo.

La precarietà occupazionale, lo sfruttamento sui posti di lavoro, la disoccupazione, le tasse e il carovita sempre crescenti rappresentano la continuità e l'aggravamento, rispetto alle nostre condizioni di classe, del dominio della grande borghesia, degli industriali, dei banchieri, degli oligarchi dell'alta finanza, che sono transitati - come reali detentori del potere dello stato – dal fascismo alla repubblica “democratica”. Oltre a ciò, avanza sempre di più la barbarie della guerra imperialista - che vede l'Italia in prima fila, come paese con truppe occupanti schierate nel maggior numero di fronti di guerra - comportando l'esodo disperato di migliaia di “dannati della terra” dalle aree di conflitto.

Soprattutto oggi, con l'avanzare della crisi mondiale del capitalismo e con la sconfitta storica delle ipotesi di cambiamento sociale avanzate dai riformisti, sempre più proletari perdono la speranza di avere una dignità.

Tuttavia le contraddizioni laceranti portano di pari passo un numero crescente di lavoratori e lavoratrici alla consapevolezza che l'unica possibilità di riscatto rimane la lotta.

Così assistiamo alla rivolta sociale in Francia contro la nuova legge sui contratti di lavoro, ai mille focolai di lotta italiani che tentano di liberarsi dal cappio delle burocrazie sindacali e politiche della sinistra riformista e borghese e gridano l'incompatibilità della dignità dei lavoratori e dei proletari con questo sistema economico.

E questo fa paura alla grande borghesia oggi come ieri, che risponde con la repressione, colpendo con processi e condanne i lavoratori e gli studenti che lottano, arrestando i proletari che resistono agli sfratti, accusando di “terrorismo” le lotte più avanzate, come quella contro il Tav in Valsusa.

Riparlare di Resistenza, quindi, non ha un valore culturale o celebrativo, ma ha lo scopo di cercare nel passato validi stimoli ed esempi per il presente.

Tre sono le lezioni che dobbiamo imparare dalla conduzione e dagli esiti della lotta partigiana.

In primo luogo la necessità di sostenere e valorizzare le lotte delle masse popolari; è partendo dai bisogni e dalla difesa delle proprie condizioni sociali che molti si resero conto, allora, dell'inconciliabilità di un'esistenza dignitosa con il capitalismo e il fascismo che lo difendeva.

In secondo luogo bisogna comprendere il ruolo del Partito Comunista nella lotta antifascista e nella guerra partigiana. Senza il Partito, cioè l'organizzazione d'avanguardia dei lavoratori, la lotta non sarebbe mai politicamente e militarmente avanzata, gli oppressi si sarebbero trovati senza la forza reale per resistere ed infine abbattere il fascismo. Ma la rivoluzione socialista che era nel programma del Pci fu abbandonata dalla cricca revisionista di Togliatti e la lotta di classe fu sostituita dalla politica del compromesso e della subalternità al capitalismo. Così avvenne anche in Urss e nei paesi socialisti dell'Europa orientale, dove il potere del proletariato perse via via sempre più terreno, venendo restaurato il potere della borghesia.

Questo è il terzo insegnamento: non esiste una strada riformista verso l'emancipazione del proletariato, se si abbandona il terreno della lotta di classe, il futuro riserva arretramenti e sconfitte.

Resistere oggi quindi significa valorizzare le lotte, dargli la direzione giusta della scontro tra classi sociali; significa organizzarsi politicamente e dotarsi degli strumenti necessari perchè la lotta si ponga gli obbiettivi di mettere in discussione e strappare alla grande borghesia l'egemonia nella società e il potere sulla classe lavoratrice.

Guardare alla Resistenza oggi significa riappropriarsi del punto più alto raggiunto dalle masse popolari italiane nella lotta per il potere, percorrere il sentiero della Resistenza significa costruire un ponte verso il futuro.

Un sentiero lungo il quale i partigiani e proletari di allora compresero come il problema reale andava oltre il regime fascista, ma stava nel sistema economico che esso imponeva con le armi: il capitalismo. Un sentiero che conduce, inevitabilmente, a prospettare una nuova società dove il lavoro non sia schiavo del profitto, ma sia finalizzato a realizzare i bisogni umani, senza più guerre imperialiste per rapinare gli altri popoli; una società che vada verso il comunismo.

La Resistenza continua!
Appoggiare e difendere le lotte!
Comunismo o barbarie!

22 Aprile 2016

Collettivo Tazebao

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