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R O M A S T I E N I T I!

(22 Maggio 2016)

La odierna “partecipazione” sponsorizzata da tutti gli spezzoni della “società civile” religiosa, politica, sindacale ed aziendale, tutto è tranne che partecipare all'azione.
Anzi, al contrario, “partecipazione” è delega, cioè rinuncia al protagonismo personale diretto.
La “partecipazione democratica” è democratica quando si piega all'utilizzo della variegata offerta degli strumenti della delega e della rappresentanza: utili azionari, proattività, civismo, voto.......

LA NOSTRA LIBERTA' E' RIVOLUZIONE !

Il complesso dell'architettuta “partecipativa”, la sua accettazione, costruisce il “bravo cittadino” della “società civile”: colui che partecipa all'edificazione sociale, alla lucidatura delle catene, al diverso colore di sbarre e galere.

La città, con qualsiasi colore politico-governativo e in ogni angolo del pianeta, sotto l'attuale dominio capitalistico, acquista le caratteristiche della metropoli.
Essa è un prodotto storicamente determinato della centralizzazione industriale e del conseguente flusso migratorio omologante e concentrazionario, dove milioni di esseri umani conducono vite disumane, costretti tra lavoro salariato e consumo forzato.
L'abitare verticale ed il ciclo h.24 delle moltitudini metropolitane svuota di umanità ogni rapporto umano e sociale riducendolo a fattore tecnico-organizzativo quando non ad uso e consumo profittuale.
La corruzione trova il suo terreno di coltura in questo pantano diventando endemica, trasversale ad ogni congiuntura politica, fattore costitutivo la gabbia metropolitana.
Inquinamento acustico-ambientale, traffico e difficoltà relazionali completano il quadro atomizzante di una pemanente e quotidiana guerra di tutti contro tutti.

Ogni tentativo di “colorare” questo carcere di massa acquista il sapore della funzionalizzazione atta al migliore scorrimento della stessa “vita” non vita, smussata di alcune asperità ma soprattutto frenata nell'insopprimibile tendenza allo “scoppio”, alla rivolta.
Ed infatti ogni tanto la metropoli esplode, spesso con barbarici atti “inconsulti” e senza “obiettivo”, talvolta con rivolte “senza capo ne coda” tanto belle e terribili quanto sanguinose ed inutili.

Senza direzione della rivolta non c'è trasformazione, tantomeno rivoluzione, ma solo tentativo di assalto, parziale riappropriazione di merci e libertà, rottura della vetrina, cui puntuale subentra corruzione individuale e repressione di massa.

Nessun sindaco potrà mai cambiare queste regole scritte nel movimento profondo della realtà figlio del sistema che domina questi tempi storici.

CONTRO LA METROPOLI CAPITALISTA.
senza aspettare la prossima elezione
lavorare alla contraddizione
diffondere astensione
usare la metropoli come laboratorio per la rivoluzione
ROMASTIENITI !

Dopo una vita passata a “vincere tutti” adesso hanno tutti paura di vincere, e di governare ciò che appare ingovernabile, e che invece è semplicemente costretto tra determinazioni continentali e riduzione del welfare.
Devono dimostrare di esistere quando sono tutti morti e sepolti, ma senza esagerare, magari facendo scottare sulla griglia di sindaco l'avversario concorrente.
MISERIA DEL PARLAMENTARISMO!

Che piu' dimostra la su inconsistenza e dannosità, e piu' si affolla di nuovi fedeli, anche e soprattutto nella sua versione locale, tra chi ripropone l'antico adagio della “sponda politica” e chi, piu' modestamente, cerca un accomodamento o anche solo un finanziamento o una possibilità di “coesistenza pacifica” dentro qualche intercapedine municipale.
In tanti, anche cosiddetti “alternativi e di base” cercano rifugio speranza e prospettive in qualche “novità” morta prima di invecchiare, convinti di scambiare qualche voto con qualche “diritto”e di conquistare una qualche avariata poltroncina .
Un'orgia di candidati a far promesse, a lottare “contro la corruzione”, a “scannarsi” nei talk show, a sprecar milioni di euro con i loro faccioni elettorali.
48 membri del consiglio comunale, 24 per ognuno dei 14 municipi=384 persone per ogni lista, 13 candidati sindaci per una carica di circa 10.000 concorrenti all'intercapedine municipalista.

Centrodestra e centrosinistra contano le proprie macerie, non riuscendo a proporre un candidato presentabile, lasciando agli outsider “civici” il ruolo da protagonista, mentre i grillini parlanti ed il loro “popolo della rete” si scaldano ai Raggi dell'ultima ora.

Intanto commissari, repressione e controllo, conditi in salsa degrado ed incuria, la fanno da padrone sciupando il volto santo della città eterna.

Nessun sindaco senza soldi ma con tanto inquinamento mafioso-affaristico potrà mai allievare i sacrifici, le sofferenze, gli sforzi di milioni di sfruttati concentrati nella metropoli cittadina che, di per se, è diventata un luogo disumano, inabitabile, da cui fuggire, un carcere da cui evadere.

E' nello sviluppo del capitalismo la concentrazione forzata di masse di donne e uomini nello stesso luogo come è nella sua distruzione la loro possibilità di salvezza.
La metropoli capitalista produce galeotti proletari concentrati nel medesimo spazio, omologati nei comportamenti ed unificati nella condizione, contaminati migratoriamente.
Centinaia di milioni di esseri umani: una miscela infiammabile se solo trova una propria coscienza di se, una strategia indipendente, un'organizzazione autonoma.

Ma questo programma non trova posto su nessuna lista!

Fin qui la critica, l'osservazione, l'analisi, la constatazione cui seguono i distinguo: una griglia interpretativa tanto corretta quanto ormai insufficiente, e che necessita di essere affiancata da proposte fattive.
Sono decenni che ci meraviglimo delle brutture di questa società, e della complicità di tutte le “risposte” opportuniste, come di quelle democratiche.
D'altra parte, la critica della società capitalistica data ormai piu' di 150 anni, ed ha accumulato solo conferme.
Adesso è ora di fare un passo in avanti, smettendo pratiche e strumenti antichi inservibili a leggere e combattere mondi nuovi.

Oltre la critica, per il programma, che certo utilizzi l'astensionismo come primo rifiuto del cielo politicante, ma che non si fermi li, ma che, anzi, da li parta.



L'attualità storica della rivoluzione sociale può diventare programma politico di fase se cominciamo a raggruppare organizzativamente le avanguardie cresciute nelle lotte del passato e nella passività del presente, in forma distinta e separata dall'opportunismo, ponendo con chiarezza la necessità del tendenziale superamento del policantismo come mediazione improponibile nell'epoca della scarnificazione dei rapporti sociali, e del sindacalismo impotente di fronte ai vincoli imposti dai blocchi continentali imperiasti.

Guardarsi in faccia tra chi è determinato a compiere una
SCELTA DI CAMPO
rivoluzionaria antiistiuzionale, astensionista, internazionalista.

Pino ferroviere

Fonte

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