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A FARE L'AMNISTIA AI FASCISTI
FU PROPRIO “IL MIGLIORE” 70 ANNI FA!

(26 Giugno 2016)

Dal n. 42 di "Alternativa di Classe"

togliatti cover

Il Decreto Presidenziale n.4, emesso il 22 Giugno 1946, esattamente 70 anni fa, fu da un lato il definitivo suggello al fallimento della epurazione dei fascisti, anzi, di fatto, la cancellazione stessa delle loro responsabilità negli eccidi avvenuti, e dall'altro il segno della irresponsablità del P.C.I e della sua dirigenza, che tradiva ancora una volta quelli che avevano subito violenze, carceri, morti, sognando un Paese senza più padroni e senza più sfruttati.
La questione dell'epurazione, ovvero della defascistizzazione dell'intero tessuto civile, economico e sociale, cominciò a delinearsi già nel Regno del Sud, e proseguì praticamente sino agli inizi degli anni '50. E', comunque, una storia di fallimenti annunciati: anche le sanzioni penali per fascisti e collaborazionisti si risolsero praticamente in nulla di fatto. D'altronde non poteva essere differentemente, visto che le vecchie forze conservatrici (chiesa, monarchia, gerarchie militari) e le nuove (DC, liberali, servizi segreti americani ed inglesi) non avevano come obiettivo quello di distruggere le vecchie strutture ed organizzazioni, ma di assumerne il controllo, e gli stessi istituti di repressione furono ancora peggiori, vedi l'uso dell'esercito al comando del famigerato generale Roatta a stroncare tutti i disordini di piazza (editto OP 44).
Con la costituzione dei governi Badoglio (dal 25/7/43 al 17/4/44, e poi dal 22/4/44 al 5/6/44), molti personaggi compromessi col passato regime entrarono fra i nuovi quadri dirigenti, e capi militari e prefetti si misero al servizio del Maresciallo, ma sarà comunque questo Governo del re ad inaugurare i primi provvedimenti di epurazione, rivolti alla defascistizzazione dell'apparato pubblico ed ai responsabili del regime appena rovesciato. Il 28 Dicembre 1943 fu emanato il Decreto-legge, intitolato "Depenalizzazione delle amministrazioni dello Stato, degli enti locali e parastatali e delle aziende private esercenti pubblici servizi o di interesse nazionale", per coloro i quali avessero militato nel Partito fascista come “squadristi, sciarpa littorio, marcia su Roma o gerarca”. Questo decreto era stato fatto, perchè, ovviamente, la monarchia voleva prendere le distanze dal fascismo, per evitare il proprio crollo, anche se, in realtà, essa era stata responsabile dell'avvento e dell'appoggio al regime nel ventennio.
Con la liberazione di Roma e la formazione del Governo Bonomi (18/6/44 – 12/12/44), che vide la partecipazione del CNL, venne emesso il 27 Luglio 1944, il Decreto legislativo 159, e venne creato un “Alto Commissariato”, col compito di svolgere le necessarie indagini e stabilire le punizioni. L'epurazione, specialmente quando colpì alti finanzieri del Tesoro o militari, provocò la reazione delle solite forze (chiesa, corona, DC, liberali, esercito, il capitale), che cercavano di boicottare la legge sulle sanzioni, causando la caduta del governo. Così nacque il secondo Governo Bonomi (12/12/44 – 21/6/45), con l'estromissione di Sforza e Scoccimarro (PCI) dall'Alto Commissariato ed i vari prefetti, direttori d'azienda, banchieri, compromessi col regime, ripresero il loro posto, provocando nelle masse un senso sempre più profondo di ingiustizia.
Intanto il nord venne liberato dai partigiani, e qui venne applicata, in modo completamente differente, da parte dei Tribunali popolari, l'epurazione di fascisti e collaborazionisti, che avevano ucciso, seviziato, distrutto villaggi e massacrato popolazioni, condannandoli a morte e realizzando quella richiesta di giustizia che nessuno fino ad allora aveva messo in pratica. Per cercare di arrestare l'azione popolare vennero costituite le CAS (Corti Straordinarie di Assise), che restituirono agli organi giudiziari i compiti di giustizia, dimostrando ancora una volta come sia impossibile trovare piena giustizia da organi quali militari, polizia e magistratura, ancor più se compromessi col vecchio regime, o addirittura fascisti. L'aria di rinnovamento dal nord arrivò a Roma e si formò il Governo Parri (dal 21/6/45 al 10/12/45), uomo e leader della Resistenza, con Togliatti al Ministero di Grazia e Giustizia, ma la speranza di chi credeva ad un rinnovamento sociale e politico andò presto a svanire, perchè divenne essenziale la ricerca di un compromesso all'interno della coalizione antifascista, per la perdurante alleanza con i “ceti medi”. Intanto, per iniziativa dei liberali e della destra economica, che non avevano mai gradito un Presidente del Consiglio espressione del "Vento del nord", il Governo Parri cadde, e di qui ebbe praticamente inizio quell'inversione di tendenza, che avrebbe riportato all'affermazione delle forze moderate, raccolte intorno alla Democrazia Cristiana; nacque così il primo Governo De Gasperi (dal 10/12/45 al 14/7/46), con Togliatti che venne confermato al Ministero di Grazia e Giustizia.
In questo contesto, il 22 Giugno 1946, a pochi giorni dalla nascita della Repubblica, fu varato il Decreto presidenziale (di amnistia ed indulto anche per reati politici e militari) n.4, noto come "amnistia Togliatti", dal nome di chi lo aveva proposto al Governo con il dichiarato scopo della “pacificazione nazionale”, e che significò la liberazione di migliaia di fascisti. L'amnistia principalmente comprendeva i reati comuni e quelli politici, compreso il collaborazionismo con il nemico e lo stesso “concorso in omicidio”, pene allora punibili fino ad un massimo di cinque anni.
Il Decreto sulla amnistia suscitò, come prevedibile, molte tensioni, soprattutto al nord, dove i partigiani avevano maggiormente combattuto e le popolazioni avevano subito l'occupazione dei tedeschi e le violenze naziste e fasciste. Grossa indignazione dell'ANPI e dei perseguitati politici antifascisti, che non potevano accettare la liberazione dei loro aguzzini, mentre permanevano nelle carceri partigiani arrestati per azioni compiute sotto l'occupazione nazifascista. Le maggiori reazioni si ebbero nella provincia di Asti, dove ex partigiani, provenienti anche da altre regioni, si arroccarono nel paese di Santa Libera (CN) dal 9 al 28 Agosto, decisi a rifiutare “di vivere in una Repubblica che mitraglia i contadini, libera i fascisti e mette gli operai alla disoccupazione”; altre reazioni vi furono ad Aosta il 29 Agosto, dove ex partigiani e popolazione assalirono il Comune, per liberare altri partigiani; a Casale Monferrato fu dichiarato, a Settembre del 1947 lo sciopero generale contro la revisione della sentenza a morte di alcuni repubblichini e le acque si calmarono con l'intervento di Di Vittorio e con la garanzia che il Presidente della Repubblica non avrebbe firmato le istanze di grazia. Tensioni anche in Emilia Romagna ed in Toscana; inoltre Togliatti ebbe anche qualche problema all'interno del suo partito, sia, formale, al vertice, essendosi mosso in modo pragmatico, senza neppure coinvolgere la direzione del partito su una questione così importante sul piano politico, sia, sostanziale, soprattutto, alla base, attonita ed indignata.
Ma “il buon Togliatti”, camaleontico, prima, vista l'aria che tirava, il 2 Luglio 1946 emanò la Circolare ministeriale n.9796/110, raccomandando interpretazioni restrittive nella concessione del beneficio, e poi, bersagliato da aspre critiche, si trovò in una situazione insostenibile, scaricando “la patata bollente” al compagno di partito Gullo. Così Togliatti abbandonò il Ministero di Grazia e Giustizia, anche se egli era stato sì “ministro di Grazia”, ma poco “di Giustizia”.
Da qui in poi ci fu il tentativo della storiografia del PCI di discolpare il Togliatti, che, al momento di lasciare il ministero, aveva provveduto a portarsi via le carte sull'amnistia: esse furono, però, ritrovate, piu tardi, nell'Istituto Gramsci. Tale storiografia, cercando di rigettare una cosi pesante paternità, suggerisce che fu il conservatorismo di De Gasperi a frenare la corretta impostazione del "Migliore", eppoi tradita dalle interpetrazioni dei magistrati filofascisti, e che la burocrazia ministeriale aveva finanche interpretato tecnicamente male alcuni articoli, consentendo così l'applicazione del provvedimento anche ai caporioni fascisti ed ai responsabili di gravi reati.
Le carte ritrovate all'Istituto Gramsci dimostrano il contrario. Togliatti scrisse personalmente la legge, consapevole di quali sarebbero state le conseguenze. I motivi politici che hanno spinto "il Migliore" a preparare il decreto sono praticamente due: uno è per l'esistenza di un ampio fronte politico favorevole all'amnistia, escluso il Partito d'Azione, che però aveva perso molto del suo peso politico, l'altro fa parte della ricerca egemonica condotta dal PCI, che tentava di recuperare larghi settori di quel fascismo “antiborghese”, frondista e di "sinistra" (i “fascisti rossi”), in prosieguo alla sua analisi del fascismo, riassunta nella formula del "regime reazionario di massa".
Già nella clandestinità il PCI aveva lanciato, nel 1936, l'appello "ai fratelli in camicia nera", nell'ottica di “infiltrarsi” nelle corporazioni ed organizzazioni di massa del regime, e proprio in questo periodo si ebbero i primi contatti con i “fascisti rossi” (esponente di maggior spicco Stanis Ruinas, al secolo Giovanni Antonio De Rosas), che preconizzavano un "fascismo di sinistra", ritornando al programma “autentico e rivoluzionario” del primo fascismo (“programma di democrazia” del 1919), e criticando il fascismo dei gerarchi, difensori degli interessi della borghesia. "Un fascismo di sinistra", antiborghese ed anticapitalista, con un programma di “socializzazione” delle industrie, la difesa della sovranità nazionale, contro il Patto atlantico, il riconoscimento della classe operaia come la nuova protagonista della difesa della Patria, punti programmatici molto vicino a quelli del PCI. Ed infatti Ruinas ed i "suoi camerati" si schierarono apertamente con il partito comunista, pur restando autonomi dalla linea della sua politica, convinti sostenitori della nascita di un fronte “socialista” unico, autonomo “dalle due superpotenze”, USA ed URSS. Proprio Ruinas svolse un ruolo importante nella politica di riconciliazione di Togliatti, traghettando ex repubblichini nel PCI, ad essere il tramite del dialogo tra MSI e PCI, incoraggiato perfino dal giovane Enrico Berlinguer, allora presidente della Fgci, che, però, più tardi taglierà i ponti con tutto ciò. I rapporti tra Ruinas ed il PCI ebbero alti e bassi, ma è significativo che la rottura avvenne solo dopo la morte di Togliatti, anche dovuta al cambio di linea politica del Partito: allora i “fascisti rossi" di “Pensiero Nazionale” avevano perso il loro specifico ruolo, ma non certo con loro è finito il “rossobrunismo”, fenomeno ormai centenario ed ancor oggi in auge, sia che “saluti a mano aperta”, che “a pugno chiuso”...
Difficile stabilire il numero esatto, ma i processi per collaborazionismo riguardarono circa 43mila cittadini, 23mila dei quali amnistiati in fase istruttoria e 14mila liberati con formule varie; i condannati in via definitiva furono 5928, di cui 334 in contumacia. La pena capitale fu inflitta a 259 imputati, ed eseguita in 91 casi, e chi ha potuto usufruire maggiormente dell'amnistia, manco a dirlo, sono stati i gerarchi di più alto grado; per quanto riguarda, invece, il dopo-amnistia, bisogna ricordare come negli anni seguenti i 2/3 della base parlamentare del MSI era costituita da parlamentari amnistiati. Questo perchè in Italia, a differenza di altri paesi europei, l'amnistia non previde, guarda caso, l'esclusione dalle cariche pubbliche per i collaborazionisti, come erano di fatto i gerarchi della R.S.I.
Se facciamo anche il confronto con gli altri paesi europei che hanno subito l'occupazione nazista e fatto seriamente i conti con il fenomeno dei collaborazionisti (un esempio per tutti: nel 1952 in Belgio erano incarcerati ancora 5000 collaborazionisti, mentre in Italia 442...), vediamo che i governi italiani sono stati molto “di manica larga” se dopo solo 14 mesi dalla Liberazione aprirono le porte all'uscita dei fascisti dalle galere.
Va ricordato, per dovere di cronaca, che l'amnistia di Togliatti fu seguita da ulteriori amnistie, che allargarono ancora di più le porte di uscita: il Decreto legislativo n.96 del 6/9/46, il Decreto del 7/2/1948, proposto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Andreotti, che, completando l'opera “dell'avversario” Togliatti, estingueva i giudizi ancora pendenti dopo l'amnistia del 1946; il Governo Pella il 18/9/1953 approvò l'indulto e l'amnistia per tutti i reati politici commessi entro il 18 /6/1948, ed infine vi fu il D.P.R n.332 del 1966.
Insomma la Democrazia Cristiana a poco a poco tesse la sua tela, iniziata già col primo Governo De Gasperi, arrestando le richieste di riforma promosse dalla Resistenza, ed eliminando i suoi stessi istituti. I provvedimenti presi per la tutela dell'ordine pubblico si indirizzarono contro i partigiani, che vennero, in molti casi, allontanati dalla pubblica amministrazione e nelle grandi aziende; tornarono i dirigenti rimossi e le elezioni politiche del 18 aprile 1948, con la vittoria della DC, furono il colpo di grazia per la confusa speranza di migliaia di uomini e donne di essere protagonisti della loro storia, mentre l'Italia della restaurazione, con il definitivo ritorno della vecchia burocrazia, ora “ex fascista”, potè così sfogare il suo livore contro gli uomini che avevano combattuto per un'altra società, e, dopo averli privati della vittoria, li volle mettere tra i ferrivecchi, li volle degradare e distruggere, affinchè un risveglio non fosse più possibile.
Di tutto questo le responsabilità del PCI sono enormi, e non tutte ancora storicamente sviscerate; ma chi ancora oggi fa credere che il capitalismo possa essere migliorato o corretto, di fatto rafforza il sistema e nello stesso tempo crea illusioni, inevitabilmente seguite da scoramento, tra i lavoratori, ed è proprio oggi, quando le socialdemocrazie non hanno da buttare più briciole dal banchetto del capitale, che è necessario più che mai portare avanti tra i lavoratori, gli sfruttati e gli emarginati, una chiara linea di classe: al di fuori della lotta di classe, e la storia ne è maestra, non vi sono alternative, né, tanto meno, soluzioni per essi. Altro che “l'appuntamento”, “nazionale” in tutti i sensi, di Bologna dei prossimi 24, 25 e 26 Giugno, nel quale è annunciata la “rinascita” del Partito che fu “di Gramsci e di Togliatti”!...

Alternativa di Classe

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