">
il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Capitale, ambiente e salute    (Visualizza la Mappa del sito )

Chi ha barato

Chi ha barato

(21 Aprile 2009) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Capitale, ambiente e salute)

AMIANTO: CONDANNATI I PADRONI E I MANAGER DELL’OLIVETTI

(18 Luglio 2016)

debenedetti uno e due

Carlo e Franco De Benedetti condannati a 5 anni e due mesi per omicidio colposo – 23 mesi a Corrado Passera ex ministro. Il tribunale di Ivrea ha riconosciuto i manager responsabili dei decessi di dieci operai, che tra la fine degli anni Settanta e l'inizio dei Novanta lavorarono negli stabilimenti Olivetti, inalando le fibre tossiche di amianto e ammalandosi, anni dopo, di mesotelioma pleurico.
Oggi 18 luglio è un giorno importante per le vittime dell’amianto. Il tribunale di Ivrea, con la giudice Elena Stoppini, ha accolto le tesi dell’accusa condannato a cinque anni e due mesi Carlo De Benedetti e Franco De Benedetti per omicidio colposo nel processo per le morti da amianto degli ex operai Olivetti avvenute fra il 2008 e il 2013. I decessi sono avvenuti fra gli operai che avevano lavorato negli stabilimenti Olivetti tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta. Anche se la sentenza, rispetto al valore della vita umana che è inestimabile, non riporterà in vita i lavoratori morti e non allevierà la pena per i famigliari delle vittime, perché erano morti che si potevano evitare, oggi si è compiuto un altro passo importante che avvicina la verità giudiziaria a quella reale e storica. Accogliendo la tesi dell’accusa, dei pubblici ministeri Laura Longo e Francesca Traverso la giudice Stoppini ha emesso tredici condanne e quattro assoluzioni nella sentenza di primo grado per le morti per amianto all'Olivetti. Oltre alle condanne più pesanti di Carlo De Benedetti e Franco Debenedetti condannati entrambi a 5 anni e due mesi, gli altri condannati sono: Manlio Marini 4 anni e otto mesi, Luigi Gandi 4 anni e due mesi, Paolo Smirne 2 anni e 8 mesi, Giuseppe Calogero 2 anni e 2 mesi, Corrado Passera 1 anno e 11 mesi, Pierangelo Tarizzo 1 anno e 11 mesi, Renzo Alzati 1 anno e 11 mesi, Luigi Pistelli 1 anno e 8 mesi, Roberto Frattini 1 anno e 8 mesi, Filippo Barbera 1 anno e 8 mesi, Anacleto Parziale 1 anno. In totale sono state inflitte pene complessive per 36 anni e nove mesi. Assolti. Roberto Colaninno, Bruno Onofrio Bono, Camillo Olivetti, Silvio Preve.
Parafrasando il motto delle tre scimmiette “non vedo – non sento – non parlo” ben conosciuto da tutti, De benedetti ha dichiarato: «Sono stupito e molto amareggiato per la decisione del Tribunale di Ivrea di accogliere le richieste manifestamente infondate dell’accusa. Sono stato condannato per reati che non ho commesso». Aggiungendo “sono vicino alle famiglie dei lavoratori coinvolti ma ribadisco ancora una volta che durante la mia gestione l’Olivetti ha sempre tenuto nella massima considerazione la salute e la sicurezza in ogni luogo di lavoro». Ancora una volta come sempre succede in questi casi, i padroni e i manager assassini, condannati per omicidio, come le tre scimmiette si tappano la bocca, le orecchie e gli occhi, esprimendo un comportamento non propriamente nobile, nel “se c’ero non ho visto e se ho visto non ho sentito”.
La giudice nel dispositivo della sentenza ha anche stabilito quasi due milioni d’indennizzi - a titolo provvisorio - alle parti civili, che dovranno essere versate «in solido» dagli imputati condannati, secondo le singole posizioni, e da Telecom, chiamata in causa come responsabile civile. Le provvisionali (un acconto sul risarcimento complessivo) sono state attribuite alle persone fisiche e all’Inail, per la quale il totale supera i 710 mila euro. Le altre parti civili, fra cui enti territoriali, sindacati e associazioni, potranno attivare una causa giudiziaria.
La lotta, la mobilitazione e la partecipazione dei famigliari delle vittime e delle Associazioni contro l’amianto sta rompendo il muro di omertà e di complicità che finora aveva concesso l’impunità agli assassini ed è un monito a chi non rispetta le condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro e nel territorio preferendo il profitto. La difesa della salute e della vita umana viene prima di tutto.


Milano 18 luglio 2016

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

9275