il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Addio, compagno

Addio, compagno

(30 Novembre 2010) Enzo Apicella
E' morto Mario Monicelli

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

APPUNTAMENTI
(Memoria e progetto)

SITI WEB
(Memoria e progetto)

LA SPAGNA DEL '30, FINO AL GOLPE DEL 24 LUGLIO '36

(26 Luglio 2016)

Pubblichiamo qui l'abbozzo di una delle relazioni introduttive al DIBATTITO intitolato “Lo scontro sociale nella Spagna degli anni '30, tra Seconda Repubblica e Franco al potere”, che si terrà VENERDI' 29 LUGLIO alle 20,30 a La Spezia in Via Gramsci n.131 (I° p.), ed al quale anche i lettori sono invitati

Manuel Azana Diaz

Manuel Azana Diaz

Per meglio comprendere i fatti di Spagna di ottanta anni fa, la cui interpretazione, e non solo quella, è ancor oggi controversa e relativamente poco approfondita, per l'importanza che essi stessi rivestono, e per la forte attualità che esprimono alcune situazioni ed esperienze operaie di allora, nonché dato l'orientamento storiografico prevalente, che li presenta soltanto come uno scontro tra fascismo ed antifascismo, ci pare necessario cominciare ad analizzarne i fatti, seppure sommariamente, a partire dalla seconda metà del XIX° secolo.
Con la sconfitta del Regno ispanico e l'indipendenza della maggior parte delle colonie sudamericane, si era chiusa un'epoca, il cui sbocco, nel 1868, era stato l'esilio a Parigi della Regina Isabella, al quale era seguito un turbolento “sessennio democratico”, durante il quale, oltre ad essersi manifestato un movimento anarchico a base contadina, la borghesia spagnola era riuscita a creare una fragile I° Repubblica federativa, poi dissoltasi con il rientro dei Borboni nel Dicembre '74. La monarchia era così divenuta costituzionale, con un bipartitismo di stampo liberale, che riuscì a favorire l'industrializzazione, soprattutto in Catalogna e nei Paesi Baschi, e l'ammodernamento della miniere. La fine del XIX° secolo, però, oltre alla sconfitta militare con gli emergenti USA in America ed Asia, e relativa perdita delle colonie, registrava un arroccamento delle vecchie elites latifondiste e militar-clericali, che volsero il loro interesse verso uno sbocco in Africa del Nord, soprattutto in Marocco.
La Restaurazione monarchico costituzionale riuscì, così, ad attraversare pressochè indenne i contrasti prebellici internazionali, mantenendo poi la neutralità nello stesso scontro della Prima Guerra Mondiale, pur nella instabilità dei governi, con i militari impegnati in Marocco, e la crescita della contestazione repubblicana, socialista ed anarchica, con un successivo inserimento dei primi due movimenti nelle dinamiche elettorali. Furono invece i contraccolpi della Rivoluzione d'Ottobre del '17, in una situazione data, avente diverse similitudini con quella spagnola, a dare rinnovato impulso alle forze operaie socialiste, anarchiche ed anarcosindacaliste, con scioperi e sommosse, fino al 1923, mentre la corruzione, anche elettorale, aumentava. In tale situazione, la borghesia nazionale, come già in Italia dopo il “biennio rosso”, e come poi avverrà, seppure in circostanze diverse, in Portogallo ed in Polonia, scelse la dittatura: nel '23 il Capitano generale della Catalogna, appoggiato perfino da qualche sindacato compiacente, Miguel Primo de Rivera, attuò un golpe, che “salvò” la monarchia di Re Alfonso XIII°.
Fu, così, un sistema di partito unico e Direttorio militare (sostituito poi nel '25, con la vittoria in Marocco, da uno civile), con la sospensione della Costituzione e l'abolizione del pluralismo politico, dura repressione con la legge marziale, ma, nel contempo, per cercare di contenere la contestazione operaia e repubblicana, con alcune concessioni sociali e corporative “all'italiana” di allora. Solo le conseguenze della crisi internazionale del '29 riuscirono a dividere le fila della borghesia anche in Spagna, mentre crescevano le mobilitazioni operaie e popolari, soprattutto anarcosindacaliste, per non pagarne il prezzo.
La borghesia “illuminata”, che non si riconosceva più nella gestione autoritaria del potere e puntava all'affermazione di un mercato interno, per contare di più anche all'estero, promosse, allora, nel 1930 il “Patto di San Sebastian”, che si proponeva una transizione alla repubblica: le prime “libere elezioni municipali” registrarono, così, la vittoria delle forze repubblicane, che aprì la strada alla nuova Costituzione del '31: due giorni dopo, il 14 Aprile, con l'autosospensione del Re, fu proclamata la Repubblica federale spagnola; nel suo ambito anche la Catalogna divenne Repubblica autonoma.
La successiva Costituzione concedeva, infatti, forti autonomie regionali ed aperture sociali; tra queste l'avvio di processi di riforma tra i militari e nelle campagne, nonché l'elezione di un Parlamento della neonata II° Repubblica, che poi risultò a maggioranza di Socialisti e Radicali. Già prima di esse erano state introdotte alcune innovazioni democratiche in agricoltura e la giornata lavorativa di otto ore. La destra, che poggiava sempre sui latifondisti, le alte gerarchie militari ed il clero ricco e corrotto, si oppose a molti dei provvedimenti governativi, fino a tentare un primo golpe nell'Agosto '32, che fu respinto da un lato dallo sciopero generale indetto dalla Confederazione Nazionale del Lavoro (C.N.T.), di ispirazione anarcosindacalista, e dall'altro dalle forze governative. Le mobilitazioni operaie e bracciantili non demordevano, con numerosi scioperi a partire da Siviglia, da Barcellona e dalle Asturie, e ad esse molto spesso risposero le armi della “Guardia Civil”, fedele al Governo repubblicano.
La situazione sociale diveniva sempre più esplosiva, e si succedettero diversi governi, fino al 1933, quando le elezioni furono vinte, sia per l'alto astensionismo, che si andava affermando nel movimento operaio, sia per il primo “prudente” voto femminile in Spagna, da un cartello delle destre, la Confederazione Spagnola delle Destre Autonome (C.E.D.A.). Ciò diede inizio al cosiddetto “Biennio nigro (nero)”, anche se, in un primo momento, la formazione del governo venne affidata al radicale Lerroux. Nelle coalizioni governative predominavano, comunque, i contenuti delle destre, ed i loro provvedimenti smantellavano, una per una, le conquiste sociali ottenute nei primi anni della Repubblica, nonché l'autonomia catalana. Mentre si intensificavano le mobilitazioni a guida CNT, anche con pesanti scontri con la Guardia Civil, si erano formati alcuni gruppi armati di destra apertamente eversivi, e nel Partito Socialista Operaio Spagnolo (P.S.O.E.) prevaleva la sinistra del leader F. Largo Caballero, che apriva ad alleanze, oltre che con la “Sinistra Repubblicana”, con il Partito Comunista (P.C.E.), filo-sovietico. Venne dichiarato lo “stato di emergenza”, e furono arrestati alcuni leader della CNT e della Federazione Anarchica Spagnola (F.A.I.).
Il susseguirsi degli avvenimenti di quei mesi e di quegli anni è talmente convulso, data la portata dello scontro sociale e la sua estensione territoriale all'intero Paese, che questa trattazione potrebbe risultare, pur senza volerlo, incompleta e parziale. Va, però, certamente ricordato uno degli episodi generalmente rimossi, e cioè quanto avvenuto nel '34 nella regione delle Asturie. Di fronte al CEDA, che parlava di costruire, come in Italia, Austria e Germania, uno Stato corporativo, molti proletari chiedevano al PSOE di Caballero di attuare davvero le sue promesse di “potere al proletariato”, in un clima di mobilitazione generale.
Contro una manifestazione nazionale reazionaria (indetta dal CEDA nel mese di Settembre '34 proprio in quella regione), vi fu uno sciopero, animato soprattutto dai minatori, e l'insurrezione che ne seguì, e che vide l'unità di base di anarchici, comunisti e socialisti (anche frutto delle Alianzas Obreras – Alleanze Operaie, nate nel '33 e che avrebbero dovuto svilupparsi in tutta la Spagna), arrivò a proclamare, in sostituzione della Repubblica borghese, la Repubblica Socialista delle Asturie, dalla bandiera rossa come quella della Comune di Parigi. Il Comitato Rivoluzionario, che si costituì, era articolato in tre Comitati territoriali, e puntava ad organizzare diversamente la vita sociale, coordinata da sette commissioni tematiche. Le fabbriche occupate furono autogestite nell'interesse collettivo, nacquero ovunque “consigli operai” e fu perfino abolita la moneta: lo slogan dominante era “Unitevi, fratelli proletari!”. La nuova Repubblica socialista in armi arrivò a reclutare, in pochi giorni, ben trentamila operai per organizzare un'Armata Rossa, in difesa della realtà alternativa in costruzione, durante quello che poi fu chiamato, in analogia con quanto avvenuto in Russia nel '17, lo “Ottobre spagnolo”.
Nello stesso mese, dopo lo sciopero generale del 5 in tutto il Paese, indetto dai sindacati riformisti contro la svolta reazionaria del Governo, vennero arrestati anche lo stesso Caballero ed il leader della Sinistra Repubblicana, M. Azana Diaz. Il tentativo delle Asturie, non generalizzato all'intero Paese (la Repubblica che si era costituita in Catalogna, ad esempio, si era affidata ai militari, e non ai proletari in armi...), fallì definitivamente il 18 Ottobre per l'intervento militare, “legittimato” dalla dichiarazione governativa dello “stato di guerra”, della Legione straniera, proveniente dal Marocco spagnolo e guidata dal Gen. F. Franco.
La forte repressione, il militarismo e gli scandali poi verificatisi, portarono a successive crisi di governo, che minarono la supremazia elettorale delle destre. Esse, dopo qualche esitazione, si coalizzarono nel “Fronte Nazionale Controrivoluzionario” per le elezioni del 16 Febbraio '36. Di contro si coalizzò un “Fronte popolare” di centro-sinistra, formato da un vasto arco di forze, che andavano dalla moderata Unione Repubblicana al Partito Operaio di Unificazione Marxista (P.O.U.M.), non “stalinista” (e da molti definito, erroneamente, “trotzkyista”): si era concretizzata l'alleanza del proletariato con la “borghesia progressista”, secondo la linea del Comintern staliniano e di Mosca, nonostante la specifica debolezza del PCE; a due giorni dal voto arrivò anche l'indicazione elettorale della CNT, che sbloccò l'astensionismo di molti.
La vittoria fu, anche se per meno di 400mila voti, del Fronte popolare. Esso affidò l'incarico di formare il governo a M. Azana, il cui primo grosso provvedimento fu l'amnistia per i leader politici precedentemente incarcerati, richiesta dalla mobilitazione popolare, seguita dall'allontanamento dalla capitale dei generali più compromessi con la reazione, mentre iniziavano i contadini ad occupare le terre, e gli operai a scioperare per il reintegro dei licenziati durante il “Biennio nigro” e per forti aumenti salariali. Nel frattempo, l'estrema destra falangista, che aveva costituito una struttura illegale, avviava provocazioni per le strade, culminanti in attentati, anche mortali, cui non mancarono risposte da parte del movimento di lotta. Il 1° Maggio a Madrid vi fu una grossissima manifestazione, seguita dalla mobilitazione e dal grande sciopero del 1° Giugno.
Mentre Azana era divenuto Presidente della Repubblica, il governo era stato affidato all'autonomista galiziano, S. Casares Quiroga; all'ennesimo assassinio falangista, quello avvenuto il 12 Luglio del Tenente Castillo, della “Guardia de Asalto”, la stessa, agli ordini del Capitano F. Romero Condes, rispose rapendo ed uccidendo il 13 Luglio il leader monarchico delle destre, J. Calvo Sotelo: due giorni prima, alcuni falangisti avevano annunciato, in una radio da loro occupata, una prossima “Rivoluzione nazional-sindacalista”. Dopo alcuni arresti da parte della polizia, il Governo avviò la chiusura di alcune sedi politiche, sia della destra, che degli anarchici. Già ai funerali di Castillo e di Sotelo, contemporanei in tempo e luogo, vi furono scontri tra militanti di sinistra e della destra, preludio ai futuri scontri generalizzati.
Il 17 Luglio 1936 si ribellarono (“l'Alzamiento”), contemporaneamente a quelle degli altri generali golpisti in altre zone, le truppe del Generale F. Franco nel Marocco spagnolo, che (con l'importante aiuto militare di Germania ed Italia) raggiunsero Gibilterra,. In tale data iniziò una guerra civile, che viene normalmente presentata quasi esclusivamente come scontro tra fascismo ed antifascismo, scontro che avrebbe anticipato il carattere di quanto sarebbe poi avvenuto nella, ormai prossima, Seconda Guerra Mondiale. Già il 24 Luglio, esattamente ottanta anni fa, si costituì a Burgos una “Giunta di Difesa Nazionale”, composta da generali, che il 29 Settembre proclamerà F. Franco, per i “meriti” da costui accumulati nel tempo, come unica guida: il “Generalissimo”. Significativamente, alla richiesta di aiuto da parte del legittimo Governo spagnolo, il Fronte popolare di L. Blum, al governo in Francia, risponderà, invece, in Agosto con un Patto di non intervento, insieme con la Gran Bretagna.
Quel che successe dopo, a partire dal Luglio '36 in Spagna, viene chiamato “Guerra di Spagna”, guerra civile, rivoluzione spagnola, o in altri modi ancora, a seconda delle collocazioni politiche di chi ne parla, con un susseguirsi di eventi forse ancora più convulso, e pieni di diverse sfaccettature ed implicazioni: merita perciò una trattazione diversa e specifica da un punto di vista classista. Già però quanto avvenuto fino ad allora necessita di alcune puntualizzazioni. Per prima cosa, va affermato con forza che, seppure con le proprie caratteristiche e specificità storiche, la Spagna non era certo, come affermano alcuni, una “realtà precapitalistica”; l'avvento della repubblica nel '31, infatti, va visto come un tentativo del capitale spagnolo di uscire dalla crisi del '29, che lo aveva colpito, al pari degli altri. In secondo luogo, va rimarcata la presenza di un forte movimento operaio e bracciantile, che è arrivato a costruire una limitata ma importante realtà alternativa, attraverso una pratica unitaria, come quella dello “Ottobre spagnolo” del '34 nelle Asturie, finora poco conosciuto e valorizzato.
Ma è proprio sulla spontanea aspirazione all'unità tra gli oppressi, che ha lavorato la logica perdente dei “fronti popolari”, portata avanti dall'URSS di Stalin e dal Comintern, fino a che gran parte della borghesia, preoccupata dalle esperienze di lotta e da alcune realizzazioni genuinamente classiste di contropotere, ha abbracciato la svolta golpista. Ad alimentare l'equivoco del “fronte popolare”, oltre alla subalternità a Mosca, sono stati anche i limiti sul piano classista di molti anarchici, legati ad una impostazione ideologica, che vede il suo riferimento nel “popolo”, ed il suo obiettivo, in economia, unicamente nella “autogestione” da parte dei produttori. Va, però, riconosciuto l'enorme contributo anarchico alle esperienze costruite, che spesso è costato loro una selettiva repressione, anche a cura degli stessi governi repubblicani.
Va infine notato come nel Febbraio '36 nessuna significativa forza classista organizzata (POUM compreso) si sia schierata al di fuori del Fronte popolare, non essendo, evidentemente, ancora maturata in Spagna una coscienza sulla natura di tale aggregazione. L'esperienza successiva, invece, sedimenterà almeno la necessità di un approccio che parta dall'indipendenza di classe.
Un'ultima considerazione va fatta, infine, sulla scarsa rilevanza che, fino al '36, veniva data da parte delle forze classiste alla questione dell'indipendenza del Marocco dalla Spagna, questione che, se agitata con forza, avrebbe potuto, come minimo, portare non pochi problemi a Franco ed alle destre, e, nel contempo, liberare la forza di un potenziale alleato contro la borghesia spagnola...

Alternativa di Classe

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Ultime notizie del dossier «La nostra storia»

Ultime notizie dell'autore «Circolo Alternativa di classe (SP)»

5858